La Fenice

 

 

POESIE INEDITE
di Murphy


Mi hai chiesto: “mi pensi?” 1991

Ogni giorno ti penso, ogni giorno ti sogno
Ogni giorno ti vedo nel mio cielo, nel mio mare,
nelle cose che mi circondano, sei sempre con me Principessa
Principessa di un regno dove tutto è dolce
Limpido e sincero, come i tuoi occhi;
due perle che mi hanno stregato, che hanno preso il mio cuore, la mia anima
per portarli nel tuo mondo, un mondo dove nascono i fiori anche d’inverno,
dove non serve capire il perché delle cose, ma si accettano
perché autentiche e spontanee.
Principessa di un regno dove viviamo noi, esseri troppo alieni,
per essere capiti da che non ha sentimenti, da chi ha il cuore
gonfio di rabbia e gli occhi che sfuggono, insinceri,
come a cercare rifugio, da una luce troppo forte
che potrebbe scoprire la loro pochezza.
Principessa tu sei entrata nella mia vita dolcemente,
come il volo di un gabbiano, come l’alba di un bel giorno,
ma mi hai travolto come mai un’onda del mio mare avrebbe fatto;
forse soffrirò, forse annegherò, ma non avrò rimpianti.
Meglio soffrire che starti lontano.

   

In un momento di tristezza

Nel mio silenzio,
tutte le parole del mondo.
Nel mio silenzio,
tutto quello che penso di te.
Nel mio silenzio,
l’urlo della rabbia.
Nel mio silenzio,
il dolore per aver scoperto ciò che sei.
Nel mio silenzio,
il terrore di una vita interrotta.
Nel mio silenzio,
la speranza di un altro sole.
Giorno dopo giorno le cose cambieranno,
il mio silenzio finirà,
il grigio ritornerà azzurro,
ritornerò a godere delle piccole cose che la vita ci offre
perché la vita è varia e ciò che oggi ci abbatte,
domani può darci una nuova vita,
ugualmente bella, ugualmente serena.
La vita è fatta di esperienza su esperienza,
e ogni giorno, si impara ad affrontarla meglio,
peccato che quando si è pronti,
ci si accorge,
che la nostra ormai,
è già finita.

   

Il faro

Lungo una striscia di pietre
Il mare, il cielo, la solitudine;
Dio se ne ho bisogno!
Solo in quei momenti il cuore trova pace.
Sto correndo verso il faro,
sento solo il rumore dei miei passi,
il mio respiro, l’acqua sui sassi
il grido di un gabbiano;
vedo una nave all’orizzonte: la mia anima che se ne va’
vorrei partire con lei, vorrei lasciare
ma non so cosa, non capisco!
Fiori di pesco galleggiano portati dalla corrente
Vanno verso isole lontane, verso tramonti esotici,
vorrei che anche i miei pensieri fossero fiori di pesco
per vederli finire lontano e dimenticarli.
Dovrei trovare chi mi ami per il gusto di amarmi
Chi mi stia vicino per parlarmi con gli occhi;
per dirmi che non possiamo star lontani
anche se le nostre strade sono diverse.
Questo è il mio sogno, una nuvola che vaga
Leggera nel cielo, che cambia le sue forme:
è lo spirito di un grande amore.

   

Senz’anima

Credi di avere amici intorno a te
Ridi, scherzi, stai bene in loro compagnia,
pensi, che sarà sempre così.
Al primo temporale però ti accorgi
Che intorno a te ci sono solo sassi:
sassi lisci e lavati e deserto e tristezza,
capisci che hai sbagliato,
che hai dato tutto per niente.
Ti prende l’angoscia,
credi, che tutto il mondo sia così:
prende tutto, perché non sa che cosa scegliere;
opportunista, indifferente, insensibile.
È il tramonto di un ideale,
le ombre che si allungano
prendono forme inconsuete,
vorresti spegnere il sole
per non vederle più,
vorresti non esistere più.
Dentro la gente c’è un grande vuoto
Che è soltanto paura d’amare,
la paura di essere deboli.
In questa società di infelici libertà,
si perdono i gesti più semplici,
i sentimenti più naturali,
le gioie più vere
uccisi da un mostro:
una tigre di carta
senz’anima ne’ cuore.

   

Pensiero

Quando sarò morto, rinascerò gabbiano
E finalmente potrò volare,
volare alto nel cielo col mio motore di piume
tanto alto da giungere dove il giorno e la notte
non esistono più, dove regna il silenzio
e la luce si fa’ bianca, insopportabile
poi scenderò, disegnerò grandi cerchi nel cielo,
sfiorerò le onde e vincerò le tempeste
con il mio coraggio, e con la forza delle mie ali,
non mangerò pesce, ma vivrò di cielo, di mare, di sole
e per casa un relitto, dormirò su una zampa,
parlerò con Dio e gli chiederò perché gli uomini
sono così stupidi, tanto da non saper volare,
di non accontentarsi mai, di odiarsi perché diversi.
Sì io rinascerò gabbiano, uno come tanti altri,
ma sarò libero, nel cuore, nella mente, nell’anima
il mio passato non cambierà più il mio futuro,
sarò un gabbiano nuovo ogni giorno,
libero da ogni ricatto, da ognbi condizionamento.
Vivrò in un eterno istante.

   

In un momento di tristezza

Campanili, case, calli campielli
Quanti posti mi ricordano lei
Quante passeggiate, quanti sguardi,
ti sento nell’aria o forse sei ancora in me.
La pioggia, una corsa, un portico, una sosta
Aspettando che torni il sereno,
quanto ti ho amato
eppure oggi ti ricordo appena,
immagine sbiadita,
solo la tua voce, a volte, si ricorda di me
parlo con indifferenza, ti tratto male,
ma ti vedo ancora riflessa sull’acqua
accanto a me
mi giro, ma non ci sei.
Tanta è la voglia di te ma non si può
Cambiare la storia scritta da chi
Non ha mai posto il suo cuore
Oltre le proprie insicurezze.

 

 

 
     
 
Per suggerimenti e critiche: pietrolucarelli@gmail.com
best solution 1024x768