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Testo della Lapide:
MICHELE ARCANGELO TRIPANI
FU ANASTASIO
LEGALE PATRIOTA
AVVOCATO
ZELANTE SOLERTE INDEFESSO
CHE
APPENA QUARANTENNE
ORBATO DELLA VISTA DA MORBO INCURABILE
NON NEGAVA DIFESA E CONSIGLI
ALLA NUMEROSA CLIENTELA
VISSE ANNI 61 MESI 4 GIORNI 23
NEL DI 5 FEBBRAIO 1872
DI DOLORE AFFRANTO
PER LA MORTE DELLA SUA AMATISSIMA GENITRICE
FELICIA PIZZO
GENTILDONNA PIA INTEMERATA
NON LE SOPRAVVISSE CHE POCHE ORE
PASQUALE
FIGLIO E FRATELLO INCONSOLABILE
SULLA TOMBA CHE AMBO LE SALME RACCHIUDE
QUESTA LAPIDA
Michele Arcangelo Tripani, ritorna alla memoria dei colobraresi con
l'istituzione della sezione del Partito Repubblicano Italiano, organizzata
da Pietro Giovanni Lucarelli, che poi viene eletto Segretario politico
della stessa dai tesserati.
Ad inaugurare la sezione il 14 settembre del 1991 è il segretario regionale,
Luigi Urso e quello provinciale Vincenzo Rinaldi. La sezione viene dedicata
a Michele Arcangelo Tripani di cui ricorre il 30 ottobre, il centenario
della nascita. Per l'occasione è stata ricostruita la sua biografia,
noi la riportiamo così come Michele Crispino la scrisse, e come venne
pubblicata dalla Voce Repubblicana il giorno 11 settembre 1991.
Di Michele Arcangelo Tripani, non si hanno molte notizie.
Era nato in Colobraro il 30 ottobre 1810, dai genitori Anastasio Tripani
e da Felicia Pizzo. La sua famiglia era una delle più note famiglie
signorili del paese, che vanta una vocazione legale, se si annovera
tra i suoi più noti esponenti un giureconsulto del '600, quel Luca Tripani
onore e vanto del paese e consigliere della Real Corte di Napoli.
Di quest'ultimo possediamo una importante opera scritta, dal titolo
Idea Civilis Potestats, opera che certamente oggi ha fatto il
suo tempo ma che si pone giustamente tra i testi più noti di argomento
politico e mirale del secolo XVII.
Ma tornando a Michele Arcangelo Tripani, gli dobbiamo soprattutto riconoscere
il merito e l'intuito di aver bene appreso i principi che nei primi
decenni del secolo scorso ispirarono il programma e l'azione manzoniana.
Era esattamente l'anno 1830 quando Giuseppe Mazzini promosse la Giovane
Italia e l'anno successivo la Giovane Europa, e Michele Arcangelo Tripani
fu un seguace della Giovane Italia, come si apprende da un preciso documento
scritto.
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Per la sua appartenenza alla società
mazziniana fu pubblicamente processato; dagli atti del processo apprendiamo
che se la cavò con molto onore.
L'accusatore, che aveva ordito contro di lui una serie di falsità e
di calunnie, fu smascherato e processato come autentico diffamatore.
Infatti dagli atti contenuti nel "Processo ai liberali di Bollita" (antica
denominazione del comune di Novasiri) si ricava che Michele Arcangelo
Tripani, sospettato di appartenere alla Giovane Italia, era stato chiamato
davanti alle autorità per averne conferma.
Anche nel paese di Colobraro le autorità di polizia indagarono su di
lui, senza però giungere ad alcun risultato. Abbiamo al riguardo il particolare
che a condurre le indagini venne in Colobraro il regio giudice del circondario
di Rotondella, signor Fouchier; con la scusa di osservare il registro
dello stato civile, ma che alla presenza di tutti i galantuomini del
paese incominciò ad urlare delle espressioni oltraggianti contro la
persona del re (agiva con una tattica astuta per cogliere elementi a
suo favore), dicendo che non era di parola, che cercava di eliminare
la costituzione ed altro; don Michele Tripani intervenne per dire che
non conveniva a lui magistrato tenere tale linguaggio per venire a conoscenza
del sentimento che dominava nella popolazione del paese, del resto molto
legata alla persona del re.
Da quest'ultimo particolare può forse sorgere il dubbio che in lui non
fosse ancora bene acquisito il concetto del repubblicanesimo mazziniano,
del resto non del tutto prevalente rispetto agli altri programmi: quel
che invece appare certo è che gli ideali di una società italiana da
rinnovare profondamente nel suo tessuto morale e politico erano fatti
propri dal giovane Michele.
In paese ricoprì la carica di tesoriere comunale per alcuni anni intorno
alla metà del secolo, come pure che fu capo delle guardie del comune.
Dovrebbe essere suo inoltre un saggio filosofico morale, scritto qualche
decennio prima della sua morte e quando la cecità favorì in lui lo stimolo
ad attività intellettuali.
Nella parte preliminare del saggio vengono svolte alcune nozioni di
filosofia, ed anzitutto approfondita la definizione del concetto stesso
di filosofia, che secondo lui è scienza che insegna agli uomini a conoscere
se stessi ed i propri doveri, onde raggiungere la felicità che è supremo
scopo dei loro desideri.
L'opera è ripartita in vari titoli: l'uomo saggio, dei mali fisici e
loro rimedi, dei mali morali, dei piaceri, dell'origine delle passioni.
La famiglia Tripani del resto ha tutto un ruolo ed una presenza attiva
nei fatti del nostro Risorgimento e negli eventi che portarono all'Unità
d'Italia.
Ad esempio, un Pasquale Tripani, fratello di Michele Arcangelo, dirige
la pattuglia dei colobraresi che fecero una "spedizione" nella vicina
Valsinni per orientare i valsinnesi durante il plebiscito per l'annessione
al Regno d'Italia, sotto la monarchia sabauda.
E fu ugualmente un Tripani, l'arciprete di Colobraro don Ottaviano,
che per le sue idee antiborboniche verrà negli stessi anni dell'Unità
italiana "attrassato" (così si legge nei documenti), cioè ammonito e
diffidato dal vescovo di Tursi.
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