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per la Festa delle Marie e che durante tale ricorrenza
era tale l'eccitazione dei veneziani e dei tanti foresti accorsi per
l'occasione che la Repubblica era costretta a prevedere straordinarie
misure di sicurezza.
Ci furono però anche anni in cui la festa decadde in farsa, con le Marie
sostituite da dodici fantocci di legno sui quali il popolino esercitava
il tiro a bersaglio. Da questo gioco nacque il detto "Maria de tola"
(Maria di legno) per indicare una donna fredda e impettita. Una interpretazione
etimologica farebbe derivare da questi fantocci anche il termine "marionetta"
L' antica festa è stata reintrodotta in tempi recenti e si celebra in
due distinte occasioni. Una durante il Carnevale con la parata di dodici
fanciulle veneziane, tra cui viene eletta la più bella. L'altra in giugno
quando, durante la festa di S.Pietro di Castello, si organizza la regata
femminile su mascarete detta appunto delle Marie, cui partecipano
giovani regatanti alle prime esperienze sui remi.
E se un matrimonio collettivo può essere spunto di una festa, quale
non è la nostra meraviglia scoprendo che lo stesso destino tocca… ad
una bolla papale e precisamente quella del 22 febbraio
1155, con cui papa Adriano IV concesse al Patriarca di Grado la giurisdizione
di tutta la Dalmazia, Zara compresa. Ulrico, patriarca d'Aquileia se
n'ebbe a male e nel 1162, mentre Venezia era in guerra con Padova, occupò
Grado e costrinse il patriarca alla fuga. Ma costui era un veneziano:
Enrico Dandolo, che riparò precipitosamente a Venezia, chiedendo aiuto
al doge, Vitale Michiel. Subito si armano dei vascelli, si riduce al
nulla l'opposizione e si porta in catene a Venezia il patriarca Ulrico
e dodici canonici. Il Papa impone di liberarli, lasciando Venezia libera
di stabilire un riscatto… che viene fissato a un toro e dodici maiali
da offrire al popolo per il festeggiamenti del giovedì grasso!
Nel 1491 invece l'inverno è impietoso ed il Canal Grande è completamente
gelato. Per festeggiare la Regina Cornaro che da Asolo scende a Venezia
per il carnevale non si trova niente di meglio che apprestare una giostra
a cavallo sul canale ghiacciato!
Un paio d'anni dopo, sempre per Carnevale, giungono a Venezia Ludovico
il Moro e Beatrice d'Este. Per festeggiarli a dovere s'istituisce una
vera e propria compagnia incaricata d'organizzare le feste: quella "dei
Potenti".
Nel XV e XVI secolo organizzare le feste diventa un vero e proprio mestiere,
che da lavoro ad una cinquantina di compagnie diverse. La più famosa
è la "compagnia della calza" così chiamata dalle calze
aderenti in uso all'epoca. I componenti si distinguevano per i vivaci
colori: la calza destra era scarlatta, la sinistra rosaccia e verde
chiaro. Nel 1533 s'istituisce anche la "compagnia dei cortesi" che approntarono
il "teatro del mondo" una costruzione galleggiante di
gusto umanistico, che ospitava rappresentazioni e feste danzanti.
Nel XVI secolo nasce la stagione teatrale così come l'intendiamo oggi,
da ottobre a marzo, con le rappresentazioni più belle riservate appunto
al periodo che va dalle feste di Natale alla Quaresima. Se tutte le
dimore nobili possiedono un teatrino di marionette, per rappresentare
le commedie più famose, molti nobili aprono anche teatri veri e propri,
che diventano un affare molto vantaggioso, ospitando concerti, balletti
e commedie.
Fino a tutto il '700 Venezia resta una città allegra e gaudente e non
c'era periodo dell'anno in cui non ci fossero spettacoli e feste, ma
l'esplosione avveniva e coincideva col periodo di Carnevale, assai più
lungo dei dieci giorni attuali.
Incominciava nella prima decade d'ottobre, s'interrompeva per l'Avvento
e Natale e poi riprendeva fino al martedì precedente alle Ceneri. Il
Governo lo disciplinava con una speciale magistratura: le Rason Vecchie,
diretta dal "Savio Cassier" che dava in appalto agli impresari-macchinisti
teatrali gli apparati effimeri che sorgevano nella piazza e piazzetta
di San Marco, in Bacino e nei vari campi.
La vera protagonista era la gente: patrizi, mercanti, popolani e, dal
cinquecento in poi, viaggiatori d'ogni parte d'Europa che frequentavano
con entusiasmo teatri, botteghe da caffè e ridotti da gioco, immortalati
con diversi accenti da Goldoni e Gozzi.
La festa del giovedì grasso culminava nella piazzetta di San Marco con
le "Forze d'Ercole" una piramide umana che vedeva affiancati
Castellani e Nicolotti (due componenti popolari fortemente antagoniste)
la moresca o danza di spade, fuochi artificiali, taglio
della testa al toro (quello famoso regalato da Ulrico), volo dell'Angelo,
realizzato da un uomo che si gettava (ovviamente legato con una corda)
dal campanile di San Marco. Viene così tramandata l'immagine di una
città dove nei palazzi si tengono feste ricchissime, si balla e si gioca
d'azzardo, e la nobiltà sfoggia costosissimi costumi prodotti per la
ricorrenza, nelle piazze si esibiscono giocolieri e saltimbanchi, ammaestratori
d'animali esotici, o acrobati che creavano delle altissime colonne umane.
Si mangiano le "fritole" famose frittelle con mele, canditi o pinoli,
ripiene di crema o zabaione a seconda dei capricci della moda, vendute
in chioschi per calli e campielli.
In piazza la popolazione assisteva alle feste ufficiali, soprattutto
a quelle del giovedì grasso e cioè le Forze d'Ercole e il Volo del Turco,
un acrobata che scendeva su una fune dal campanile di San Marco.
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Col tempo questa esibizione si tramuterà nel il "Volo
della colombina", una riproduzione in legno del volatile da
cui si fanno cadere fiori sulla gente. Con la crisi e la decadenza della
Repubblica pian piano il Carnevale perde smalto ed allegria, fino ad
essere praticamente abrogato dal Settecento in poi. L'Austria infatti
temeva gli assembramenti popolari ed il teatro, antica gloria veneziana,
si trasferì nell'Ottocento a Parigi, che divenne la capitale dell'operetta
e del can can… ma questa è un'altra storia.
Ci vorranno le intuizioni e la creatività della Biennale Teatro e del
Comune di Venezia, sul finire degli anni Settanta, perché Venezia torni
ad essere il centro della festa di popolo, una festa che trova riscontro
e attenzione ormai in tutto il mondo. Dall'anno della sua "rinascita"
moderna, il Carnevale di Venezia si è dato un "titolo", uno slogan,
quasi a segnare con un tocco di razionalità e "ordine" un tempo che
tradizionalmente dovrebbe invece essere dedicato all'improvvisazione
e alla spontaneità.
Solo poche linee direttrici, beninteso: si iniziò nel 1980 con il "Carnevale
del Teatro", inventato dalla Biennale diretta da Maurizio Scaparro.
Fu l'anno dello splendido Teatro del mondo di Aldo Rossi, una costruzione
in legno galleggiante ormeggiata davanti alla Punta della Salute.
Più paradossale, quasi provocatorio, invece, il tema lanciato nel 1981:
"Carnevale della Ragione". Una follia nella follia, si potrebbe dire.
Il 1982 porta invece una geniale iniziativa: il gemellaggio con Napoli,
Pulcinella che incontra Arlecchino. L'invasione di maschere bianche,
in quei giorni, è contagiosa, e investe anche la terraferma.
Seguono altri temi a forte suggestione culturale e internazionale, tra
cui "Venezia e gli stranieri" (1984), "Parigi a Venezia" (1985), "Maschere
d'Europa e dell'Oriente" (1988).
Verso la fine degli anni '80 c'è una svolta più spettacolare, con il
Carnevale della "Fantasia" (1989) quello dell'"Oriente" e delle "cineserie"
(1994).
L'ultimo Carnevale del millennio, quello del 1999, è invece di carattere
quasi storico: "999 anni di feste e Carnevali a Venezia".
Il 2000 è invece ispirato alle Città invisibili di Italo Calvino, in
cui Marco Polo racconta all'imperatore della Cina le tante città incontrate
nel suo viaggio. Venezia le riassume tutte: la Città della memoria,
la Città continua, la Città del desiderio...
Dopo quella del 2001, dedicata a "Viaggi e viaggiatori", il 2003 celebra
Federico Fellini, nel decennale della morte.
Infine, si arriva al 2004 sotto il titolo "Oriental Express - Viaggio
in maschera sulla Via della Seta", per andare a ritrovare le antiche
radici dello splendore veneziano, da Marco Polo in poi.
Qualche anticipazione sul 2005?
29/30 Gennaio:
Piazza San Marco
Sfilata delle maschere veneziane
Sfilata di maschere veneziane, con i tradizionali costumi settecenteschi
che aprirà i festeggiamenti in città
29 Gennaio e 8 Febbraio:
Piazza San Marco
Festa delle Marie
Una delle più celebri e amate ricorrenze veneziane. La manifestazione
rievoca il rapimento di un gruppo di giovani spose. Le sette Marie prescelte,
rappresentanti i sestieri di Venezia e la terraferma, indosseranno preziosi
abiti d'epoca e sfileranno accompagnate dal tradizionale Corteo Storico.
29/30 Gennaio:
Corteo-Storico
Ad introdurre il tradizionale "Volo dell'Angelo" il Gran Corteo Storico
condotto dal Doge e dalla sua corte sfilerà in Piazza San Marco per
poi collocarsi, creando una pittoresca cornice con tutti gruppi storici,
sotto il loggiato di Palazzo Ducale.
30 Gennaio:
Piazza San Marco
Il Volo dell'Angelo
Riprendendo fedelmente la tradizione della Serenissima Repubblica, con
il volo spettacolare di una ragazza dal campanile di San Marco alla
loggia di Palazzo Ducale, viene messo in scena l'antico rito di omaggiare
di uno scettro il Doge.
30 Gennaio:
Canal Grande
Corteo Acqueo
Sfilata di barche storiche e di imbarcazioni tipiche veneziane che,
partendo dal bacino di San Marco attraverserà il Canal Grande per poi
terminare nel Rio di Cannaregio, dove sarà accolto dai festeggiamenti
del Sestriere. Le imbarcazioni ospiteranno a bordo pittoresche maschere
veneziane.
30 Gennaio:
Cannaregio
Festa Venexiana
Lungo le fondamenta del Rio di Cannaregio, nel cuore di uno dei Sestrieri
al di fuori dei tradizionali circuiti turistici, sarà possibile assaporare
i prodotti tipici veneziani attraverso percorsi gastronomici offerti
dai ristoratori locali.
5/6
Febbraio:
Cichetando per calli e campielli
Un percorso alternativo rispetto ai tradizionali tragitti del Carnevale,
lungo il quale sarà possibile conoscere le Province del Veneto, attraverso
i prodotti gastronomici ed artigianali, le maschere, i giochi e gli
spettacoli.
Per saperne di più:
http://www.carnevale.venezia.it
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