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EDITORIALE
IL  PRESEPE  NELLA  TRADIZIONE  CRISTIANA
di Alberto Virgilio

La Natività
Natività

Il dibattito circa la opportunità di eliminare negli istituti scolastici alcuni simboli cristiani, come il presepe e altri riferimenti a Gesù, per non turbare eventualmente la sensibilità degli alunni di diverse fedi religiose, costituisce un ingiustificato eccesso di zelo, riconosciuto come tale anche dalle autorità islamiche.
E' superfluo ricordare che tra le suggestioni più dolci della fanciullezza i cristiani collocano sicuramente la rappresentazione plastica della nascita di Cristo nell'umile mangiatoia di Betlemme.
E' un'immagine che rimane impressa durevolmente nella mente fin dalla tenera età, la cui memoria si accentua in modo particolare nella ricorrenza del 25 dicembre di ogni anno, cioè in coincidenza con la festa del Natale.
La raffigurazione del Bambinello nella mangiatoia, riscaldato dall'alito del bue e dell'asino, con i pastori in atto di adorazione, risale a tempi molto remoti e rientra perciò tra le più gradite e sentite tradizioni del mondo cristiano.
Giova ricordare che la presenza dell'asino e del bue nella scena della natività del Salvatore deriva addirittura da un accenno che si rinviene nei profeti della Bibbia, nel libro di Isaia (Introduzione, I, 3) che afferma "cognovit bos possessorem suum et asinus praesepe domini sui", il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone.

Questi due animali sono entrati successivamente a far parte della simbologia della Natività a decorrere presumibilmente dal Trecento, cioè da quando tra le raffigurazioni sacre di quell'evento il presepe conquistò la massima fortuna nel gusto popolare.
Infatti, istintivamente il popolo ha sempre considerato la scena del presepe come idealizzazione e quasi una proiezione sul piano religioso della stessa famiglia, centro essenziale degli affetti umani.
Il presepe non é pertanto solo un simbolo di fede religiosa, ma assurge ad espressione di comunione d'amore nell'ambito delle singole comunità personali, con particolare tenerezza verso la fanciulla e speciale premura verso i poveri e gli umili, fra i quali aveva scelto di nascere il Redentore, affacciandosi al mondo non con la pompa del Re dei re, ma in una semplice stalla durante una fredda notte di dicembre.
Del senso e dello spirito di questa tradizione é saldamente permeata la coscienza religiosa e morale dei credenti di fede cristiana e anche dei laici, i quali vedono nella scenografia della Natività l'aspetto etico della civile convivenza nel segno dell'amore, della tolleranza, della solidarietà. e della pace.
A ciò va aggiunto che i fanciulli attendono sempre con gioia l'allestimento del presepe nella propria casa perché in esso rispecchiano la loro innocenza, il loro bisogno di tenerezza, la loro immaginazione.
Esistono quindi molteplici ragioni che impongono il rispetto delle tradizioni natalizie, senza indulgere a criteri di scelte diverse.
Nell'invocazione rivolta al Redentore i fanciulli, e non solo i fanciulli, pronunciano con dolcezza il nome di Gesù, considerandolo simbolo di bontà e di amore.
Se si vuole che il Natale, quale festa più grande e diffusa in tutto il mondo, conservi intatta la sua magica atmosfera, sembra doveroso e indispensabile (non soltanto sotto il profilo religioso) mantenerne integro l'insieme dei riti imposti dalla liturgia e dalla tradizione storicamente consolidata.
Senza questi accorgimenti il Natale perderebbe gran parte del suo fascino, degradando a semplice occasione di consumismo e di godimento materiale.

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