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Natività
Il dibattito circa la opportunità
di eliminare negli istituti scolastici alcuni simboli cristiani, come
il presepe e altri riferimenti a Gesù, per non turbare eventualmente
la sensibilità degli alunni di diverse fedi religiose, costituisce un
ingiustificato eccesso di zelo, riconosciuto come tale anche dalle autorità
islamiche.
E' superfluo ricordare che tra le suggestioni più dolci della fanciullezza
i cristiani collocano sicuramente la rappresentazione plastica della
nascita di Cristo nell'umile mangiatoia di Betlemme.
E' un'immagine che rimane impressa durevolmente nella mente fin dalla
tenera età, la cui memoria si accentua in modo particolare nella ricorrenza
del 25 dicembre di ogni anno, cioè in coincidenza con la festa del Natale.
La raffigurazione del Bambinello nella mangiatoia, riscaldato dall'alito
del bue e dell'asino, con i pastori in atto di adorazione, risale a
tempi molto remoti e rientra perciò tra le più gradite e sentite tradizioni
del mondo cristiano.
Giova ricordare che la presenza dell'asino e del bue nella scena della
natività del Salvatore deriva addirittura da un accenno che si rinviene
nei profeti della Bibbia, nel libro di Isaia (Introduzione, I, 3)
che afferma "cognovit bos possessorem suum et asinus praesepe domini
sui", il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo
padrone.
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Questi due animali sono entrati successivamente
a far parte della simbologia della Natività a decorrere presumibilmente
dal Trecento, cioè da quando tra le raffigurazioni sacre di quell'evento
il presepe conquistò la massima fortuna nel gusto popolare.
Infatti, istintivamente il popolo ha sempre considerato la scena del
presepe come idealizzazione e quasi una proiezione sul piano religioso
della stessa famiglia, centro essenziale degli affetti umani.
Il presepe non é pertanto solo un simbolo di fede religiosa, ma assurge
ad espressione di comunione d'amore nell'ambito delle singole comunità
personali, con particolare tenerezza verso la fanciulla e speciale premura
verso i poveri e gli umili, fra i quali aveva scelto di nascere il Redentore,
affacciandosi al mondo non con la pompa del Re dei re, ma in una semplice
stalla durante una fredda notte di dicembre.
Del senso e dello spirito di questa tradizione é saldamente permeata
la coscienza religiosa e morale dei credenti di fede cristiana e anche
dei laici, i quali vedono nella scenografia della Natività l'aspetto
etico della civile convivenza nel segno dell'amore, della tolleranza,
della solidarietà. e della pace.
A ciò va aggiunto che i fanciulli attendono
sempre con gioia l'allestimento del presepe nella propria casa perché
in esso rispecchiano la loro innocenza, il loro bisogno di tenerezza,
la loro immaginazione.
Esistono quindi molteplici ragioni che impongono il rispetto
delle tradizioni natalizie, senza indulgere a criteri di scelte diverse.
Nell'invocazione rivolta al Redentore i fanciulli, e non solo i fanciulli,
pronunciano con dolcezza il nome di Gesù, considerandolo simbolo di
bontà e di amore.
Se si vuole che il Natale, quale festa più grande e diffusa in tutto
il mondo, conservi intatta la sua magica atmosfera, sembra doveroso
e indispensabile (non soltanto sotto il profilo religioso) mantenerne
integro l'insieme dei riti imposti dalla liturgia e dalla tradizione
storicamente consolidata.
Senza questi accorgimenti il Natale perderebbe gran parte del suo fascino,
degradando a semplice occasione di consumismo e di godimento materiale.
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