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Dopo duemilaquattro anni dalla discesa sulla terra
del Redentore l'atmosfera del Natale si rinnova con la consueta suggestione,
nonostante l'inquietudine in cui si trova il mondo, sia con riguardo
allo scacchiere internazionale sia con riferimento alla nazione italiana.
I contrasti e i dissidi che caratterizzano in senso negativo l'epoca
attuale sembrano infatti affievolirsi in una fase di sospensione per
corrispondere all'urgenza dei sentimenti di fratellanza e di amore che
sale con irresistibile umiltà dalla grotta di Betlemme: Gloria in
excelsis Deo et paxin terra hominibus bonae voluntatis!
Questo ammonimento non é sempre raccolto dai responsabili del destino
dei popoli, ma insiste puntualmente sulle loro coscienze, nell'interesse
dell'intera umanità.
Sul piano della indagine storica va ricordato che Gesù Cristo visse
all'epoca in cui la Palestina era soggetta al dominio di Roma, anche
se la data del 25 dicembre come suo genetliaco non risulta fa fonti
sicuramente attendibili.
Una delle interpretazioni più accreditate fa coincidere la nascita di
Gesù con il Dies Natalis Invicti, cioé con la festa del sole
trionfante sulle tenebre celebrata dai pagani il 25 dicembre, giorno
corrispondente anche al compimento dei nove mesi dall'annunciazione,
che si faceva risalire al 25 marzo.
L'accostamento Cristo-Sole rientrava peraltro nello schema del pensiero
dei primi cristiani, i quali solevano raffigurare il Redentore come
Lumen gentium e il Natale come festa di luce. Nel clima dell'ediolatria
familiare al mondo antico , il Cronografo Romano del 354 pose in particolare
risalto il collegamento tra la nascita di Gesù e la festa del sole.
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Nel significato religioso la nascita del Redentore
rappresentò un avvenimento irripetibile e sconvolgente.
La stessa singolarità dell'Incarnazione, razionalmente inspiegabile,
apparve e fu accettata come frutto di un misterioso disegno divino perché
Christus homo Dei mixtus quale Figlio di Dio era nato dal Padre
senza bisogno di madre e quale Figlio dell'uomo era stato generato dalla
madre senza la partecipazione di un padre (come si legge in S.Agostino,
Sermo 187, I ; in Natali Domini, 4) La forza purificante del
Natale trova dunque la prima radice nel sostrato religioso dell'Avvento,
della passione e della morte del Cristo, che nel loro insieme costituiscono
il fulcro della fede professata dai cristiani, per i quali l'apparizione
di Gesù non é considerata alla stregua di un semplice mito storico ma
una folgorante realtà umana e divina.
Anche per il mondo laico il Natale rappresenta una festa di gioia per
l'incomparabile bellezza del messaggio cristiano anche sul piano etico.
La Chiesa, con la forza della fede e della sua millenaria tradizione
, continua a celebrare gli stessi riti, ai quali i credenti assistono
con intatto stupore, mentre i non credenti celebrano anch'essi la ricorrenza,
rassegnati ad accogliere l'esortazione di Dante nella Divina Commedia
(Purg.III, 37-39: State contenti, umana gente, al quia; / Chè, se
potuto aveste veder tutto, / Mestier non era partorir Maria)
Il Natale é quindi fonte di preghiera ma anche di esaltazione dello
spirito, nel segno dell'amore, della fratellanza e della bontà: una
ricorrenza che unisce le famiglie nel calore degli affetti, con l'ardente
auspicio che il clima di comunione sentimentale e di pace che la festività
esprime si propaghi a tutti i popoli della terra.
In questo senso il Natale si presenta oggi anche come festa della speranza.
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