logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 6

Carnevale!
di Mary Falco

Nell'antica Grecia l'arrivo dell'autunno coincideva con la celebrazione dei misteri d'Eleusi  ed i mitici culti dionisiaci, con i quali veniva salutato il passaggio dalla stagione del raccolto al buio inverno. In questo periodo si privilegiava lo spazio chiuso della polis e del tempio, si indossavano maschere e si dava vita a rappresentazioni teatrali simboliche, ispirate ai misteri dell'oltretomba o alle grandi vicende mitiche degli eroi che per primi s'erano misurati con l'aldilà, come Dioniso, appunto, Ercole ed Orfeo.
Dall'altro capo del mondo allora conosciuto i Celti ed i Vichinghi, che d'altronde coi Greci commerciavano, condividevano questa visione del tempo, riservando il periodo che andava dal 1 novembre al 1 maggio alle riunioni tribali e domestiche ed al culto dell'oltretomba. Mancare alla riunione del 1 novembre, la famosa notte di Samain era, per un guerriero, la più grave mancanza che si potesse immaginare. Anche i riti nordici prevedevano l'uso della maschera e la celebrazione di sacrifici, ma lo spazio sociale e l'aspetto conviviale del tutto aveva per così dire la precedenza ed era veramente principe da poco quello che non poteva offrire ai suoi uomini una bella bevuta… ed un bel giro di fanciulle compiacenti per contrastare i rigor invernali.
Nei Saturnalia latini l'aspetto sacrale era quasi cancellato da quello conviviale e per la maggior parte della gente si trattava semplicemente d'un periodo in cui apparentemente tutto è concesso e si vive il mondo alla rovescia: è noto il detto "semel in anno licet insanire", una volta all'anno è lecito impazzire.
Con l'avvento del Cristianesimo la sacralità venne rivendicata dal Natale, fissato appunto il giorno del solstizio, ma tutto l'apparato licenzioso ed orgiastico, ben lungi dall'essere scoraggiato dai nuovi riti, prese invece un aspetto ancor più laico… ed ecco il carnevale! Il nome di carnevale deriva probabilmente dal latino "carnem levare" che si ritrova nel siciliano "carnilivari" o nello spagnolo "carnestolte" e significa rinunciare alla carne. Con questo forse si fa riferimento al fatto che nella successiva quaresima bisogna rinunciare alla carne appunto!
Una delle etimologie più diffuse della parola "Carnevale" è quella derivante dal latino carnis laxatio, evolutosi nell'italiano antico "Carnasciale", con il significato di "abbandono
della carne"; se sia da intendersi come un abbandono alla carne come alimento (prima della Quaresima dove la Chiesa predica astinenza e digiuno), o come lussuria, non è dato sapere con certezza. Sta di fatto che il periodo tra la fine del Natale e il Mercoledì delle Ceneri contempla nell'immaginario collettivo tutt'e due queste trasgressioni.
Si dice che il Carnevale abbia la sua origine a Venezia, facendone risalire la genesi al 1094, quando il Doge Vitale Faliero lo nominò per la prima volta in un documento ufficiale; certo la Repubblica, organizzata sul governo di un'oligarchia chiusa in se stessa, trovò utile dare l'illusione ai ceti più umili di diventare per un breve tempo dell'anno simili ai potenti, concedendo loro di poter sbeffeggiare pubblicamente i ricchi indossando una maschera sul volto. Un'ottima valvola di sfogo, lo si può intuire, contro le tensioni sociali, sull'esempio del "panem et circenses" latino. E non dimentichiamo che Venezia vantava la sua diretta continuità rispetto alla civiltà classica, poiché le invasioni barbariche non l'avevano mai toccata.
Il Senato della Repubblica Serenissima ufficializzò l'esistenza del Carnevale nel 1296, con un editto in cui dichiarava giornata festiva il giorno precedente la Quaresima. Da allora la festa si è andata dilatando. Normalmente l'inizio era fissato il 26 dicembre, con conclusione il giorno delle Ceneri. Spesso tuttavia venivano concesse licenze carnascialesche per l'utilizzo delle maschere fin dal primo ottobre, e feste e banchetti si celebravano anche durante la Quaresima. E persino durante la festa della Sensa (Ascensione del Signore), che durava 15 giorni, era consentito l'uso della maschera e del travestimento. Il Carnevale arrivò così a durare alcuni mesi.
Perché mascherarsi? La risposta antropologicamente corretta è: per sfuggire alle forze del male. Ancora adesso infatti la maschera comune rappresenta una sintesi grottesca del mondo demoniaco, così come lo vuole la fantasia popolare: volti deformi, teschi, mostri antichi… fino alla più tradizionale maschera nera, che è la negazione del volto.
Anticamente le maschere si usavano prevalentemente nei riti funebri con l'intento di confondere e possibilmente mettere in fuga gli spiriti.

Continua a pagina 19

pagina 5

sommario

pagina 7