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LA DIVERSITÀ
di Michele Crispino

La diversità è un mito.
Distinguersi dagli altri, essere diversi, fare cose nuove, possibilmente singolari, straordinarie, o semplicemente insolite, è desiderio frequente di molte delle persone comuni, se non di tutti, cioè delle persone ragionevoli ed anche di quelle che mandano, talora, la ragione a spasso per i luoghi e per le vie le più impensate di questo mondo.
È questa una prerogativa degli uomini, ma più spesso delle donne. Lo si può vedere nel campo della moda, che il più delle volte assume risvolti cerebrali, puramente capricciosi, dissennati.
Eppure, fatte le debite considerazioni e le necessarie distinzioni, si deve concludere che la diversità, la vantata distinzione, è soltanto un puro miraggio. Siamo perciò tutti uguali, e così quello che fa uno fanno gli altri, o almeno molti altri.
L'istinto dell'imitazione, o il bisogno, contagia, livella, accomuna la generalità, anzi la totalità dei viventi.
Se si tratta di puro e semplice fatto istintivo, esso è difficilmente incontenibile, insopprimibile; se si mira a contenerlo, dirottarlo, soffocarlo, esso riemerge immutato, irresistibile e compie la sua opera, che non è detto che sia sempre ed ogni volta malvagia, nefasta, sconsiderata.
Tutti vivono, respirano, si nutrono, dormono, giocano, si divertono in modi e campi leciti e spesso illeciti, lavorano, si danno da fare, combinano azioni buone e più spesso mali affari, godono infine dei guadagni, dei successi ottenuti, ne ricevono, non sempre però, la giusta ricompensa per i danni arrecati.

Così agiscono, tutti ed allora distinguersi, segnalarsi per le scelte fatte, per i modi operativi e per i risultati finali raggiunti, non sarebbe affatto possibile.
È anche vero, d'altra parte, che se c'è chi  costantemente si adopera per riuscire in qualche suo intendo, prodigandosi con tutte le sue forze senza, con questo, alla fine potervi riuscire, viceversa c'è chi non lavora e non  si adopera neppure in minima parte per conseguire uno scopo, ma stranamente ed impensatamente vi riesce, e la cosa può apparire ingiusta, addirittura disonesta ed offensiva.
A pensarci bene però c'è anche chi prega il buon Dio per ottenere la salute di una persona cara e visita persino un qualche venerato santuario o chiesa per invocare la pietà di questo o quel santo ritenuto miracoloso, o della stessa madre di Dio, i cui templi sono più numerosi ed affollati, senza per questo riuscire nel suo preciso e generoso intento.
Al contrario, c'è chi non prega affatto e non vuole proprio saperne di religione, di santi, di preti, il quale ultimo riesce ugualmente ad ottenere la salute fisica del proprio caro, che in qualche caso lo ha fatto pur vivere inquieto, in trepida ansia o in doloroso stato.
Facendo le medesime cose, si dovrebbero ottenere magari gli stessi risultati o semmai risultati affini; tuttavia questo non sempre avviene e permangono, così, le più strane conseguenze e distinzioni.

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