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La diversità è un mito.
Distinguersi dagli altri, essere diversi, fare cose nuove, possibilmente
singolari, straordinarie, o semplicemente insolite, è desiderio frequente
di molte delle persone comuni, se non di tutti, cioè delle persone
ragionevoli ed anche di quelle che mandano, talora, la ragione a spasso per
i luoghi e per le vie le più impensate di questo mondo.
È questa una prerogativa degli uomini, ma più spesso delle donne. Lo si può
vedere nel campo della moda, che il più delle volte assume risvolti
cerebrali, puramente capricciosi, dissennati.
Eppure, fatte le debite considerazioni e le necessarie distinzioni, si deve
concludere che la diversità, la vantata distinzione, è soltanto un puro
miraggio. Siamo perciò tutti uguali, e così quello che fa uno fanno gli
altri, o almeno molti altri.
L'istinto dell'imitazione, o il bisogno, contagia, livella, accomuna la
generalità, anzi la totalità dei viventi.
Se si tratta di puro e semplice fatto istintivo, esso è difficilmente
incontenibile, insopprimibile; se si mira a contenerlo, dirottarlo,
soffocarlo, esso riemerge immutato, irresistibile e compie la sua opera, che
non è detto che sia sempre ed ogni volta malvagia, nefasta, sconsiderata.
Tutti vivono, respirano, si nutrono, dormono, giocano, si divertono in modi
e campi leciti e spesso illeciti, lavorano, si danno da fare, combinano
azioni buone e più spesso mali affari, godono infine dei guadagni, dei
successi ottenuti, ne ricevono, non sempre però, la giusta ricompensa per i
danni arrecati. |
Così agiscono, tutti ed allora distinguersi, segnalarsi
per le scelte fatte, per i modi operativi e per i risultati finali
raggiunti, non sarebbe affatto possibile.
È anche vero, d'altra parte, che se c'è chi costantemente si
adopera per riuscire in qualche suo intendo, prodigandosi con tutte le sue
forze senza, con questo, alla fine potervi riuscire, viceversa c'è chi non
lavora e non si adopera neppure in minima parte per conseguire uno
scopo, ma stranamente ed impensatamente vi riesce, e la cosa può apparire
ingiusta, addirittura disonesta ed offensiva.
A pensarci bene però c'è anche chi prega il buon Dio per ottenere la
salute di una persona cara e visita persino un qualche venerato santuario
o chiesa per invocare la pietà di questo o quel santo ritenuto
miracoloso, o della stessa madre di Dio, i cui templi sono più numerosi
ed affollati, senza per questo riuscire nel suo preciso e generoso
intento.
Al contrario, c'è chi non prega affatto e non vuole proprio saperne di
religione, di santi, di preti, il quale ultimo riesce ugualmente ad
ottenere la salute fisica del proprio caro, che in qualche caso lo ha
fatto pur vivere inquieto, in trepida ansia o in doloroso stato.
Facendo le medesime cose, si dovrebbero ottenere magari gli stessi
risultati o semmai risultati affini; tuttavia questo non sempre avviene e
permangono, così, le più strane conseguenze e distinzioni. |