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"HO PAURA", 
è l'ultima silloge di Giovanni Rosiello da Matera.  
di Antonella Pagano

"Ho paura" - Questo il titolo dell'ultima silloge di Giovanni Rosiello.
Mentre Rosiello, da Matera, scriveva il suo: "Ho paura" ! – poesie -, Niccolò Ammaniti scriveva: "Io non ho paura" – romanzo -. Un poeta, un romanziere, due opposte affermazioni.
Vorrei dimostrare questa tesi apparentemente impossibile!- esordivo in quel di Roma nello storico "Lettere e Caffè" - in Trastevere dove presentavo l'ultima pubblicazione del poeta materano Giovanni Rosiello.
…ma ho bisogno di voi ! – continuavo -  se il critico ha bisogno d' un uditorio al quale dimostrare la propria tesi o, semplicemente, raccontare le emozioni raccolte tra le pagine e i versi dell'autore che va leggendo - questa è la condizione che più mi appartiene-, il Poeta abbisogna dei lettori cui raccontare, denunciare, donare, significare il proprio pensiero, le proprie emozioni, il mondo, l'universo del proprio vissuto rapportandosi col resto del mondo, con l'universo terracqueo e celeste.
In forza del fatto che credo che ogni Uomo sia un artista, lo sostengo da una vita, -  e che la vita è l'arte per eccellenza; e premesso che già da molti anni ho dichiarato che non sono un "Critico", -magari di questo mi piacerebbe discuterne insieme attorno ad una tavola imbandita di tutti i più bei sentimenti, dei sentimenti cattivi, delle emozioni, di quel non rinchiudersi  ma sapersi situare riverentemente nel silenzio dei propri pensatoi; del saper soffocare l'Urlo personale e rammentare l'Urlo di Edward Munch, rammentando la sua tavolozza e i tre colori che l'abitavano: il colore dell'Amore, il colore della Paura e quello della Morte; pensando alla difficilissima prigione che è la paura e al terribile figlio di colei: l'incubo,  quest'ultimo permanente rispetto a sua madre paura; pensando alla paura dell'abbandono affettivo- oggigiorno ed ogginotte molto vissuto, tortura che infliggiamo lasciandola persino passare per conquista di civiltà, ai figli dei mille separati, ai bambini con la valigia degli affidamenti congiunti, agli anziani che hanno avuto figli in un tempo così remoto che non ci son più –i figli- mentre di loro si occupano alieni chiamati: "badanti"; se pensando alla miseria materiale nei nignos de rua, alla miseria affettiva dei bambini con la valigia sino a quelle notizie terrificanti-sconquassanti-aberranti d'un evo che non so definire diversamente che: " alla ricerca dell'eleganza perduta", in salvifica fuga, prendo la strada verso la poesia. Così,  quegli "…occhi a mandorla della luna…" di una delle più belle poesie di Rosiello mi piacciono assai; "…la tua libertà gridavi" è l' anelito al valore della Libertà, della  libertà più autentica, quella che fa davvero libero l'Uomo.
E quello di "gente colorata" è l'altro quadretto acquerellato che mi piace; bello per noi ergastolani del terzo millennio, troppo spesso del colore della nostra auto, della nostra solitudine, del nostro cellulare, della nostra agenda elettronica, noi replicanti, parlanti in macchina – terrificantemente soli e colloquianti con un filo e una pulce nell'orecchio…
In quel"…tra la gente ballavi…", intravedo l'invito di Rosiello al "ballo" - metafora vitalistica per la quale poi – quel lui seduto (uno qualunque di noi - figli d'un Novecento e d'un terzo millennio nichilisti) – un lui inerte – indolente – volgarmente indifferente – è  per forza di logica  il controvolto , il controdestino, l' Antibene – non il Male-, ma quel che è contrario al Bene. Sicché  la dinamicità del Ballo si scontra con l'annichilente immobilismo dell'Antibene.
Sempre là, nella poesia, vi trovo la più bella dichiarazione d'amore e l'annuncio  all'uditorio di romani e di lucani a Roma – è nell'esclamazione di Rosiello: "Ho bisogno delle tue cose" !…è la voglia di vivere – è la bandiera, il vessillo del verso successivo :"……."ho imparato a camminare".
La paura antica, quella paura che non ha nulla a che vedere con la paura dell'uomo contemporaneo, di fatto era un monolite denso ed oscuro, annunciava il sacro, permetteva l'iniziazione alla vita e, mediante questa, l'arricchimento che ne viene alla persona dall'imparare e dal praticare il rispetto verso le

forze naturali e verso il pianeta che l'ospita. Parallelamente a quello c'era anche un altro qualcosa: il timor di Dio - che razionalizzava, ordinava, dava senso al timor panico, al panico del mondo.
Oggi, sebbene ci possa sembrare di esercitare un esteso potere, pressoché su tutto, quando non su tutti, non so se si tratti di  razionalismo onnipotente o delirio, la paura non è sparita, si è polverizzata, è difficile da definire, da combattere, è talmente micro che la respiriamo e i media sono i primi untori di questi contagi da paura. Dunque: evanescente eppure pressante paura. Paura con data di scadenza …come tutti i prodotti alimentari…tanto, subito dopo quello che ci ha spaventato oggi, è già pronto qualcos'altro. L'ansia collettiva sarà fagocitata, spostata da un virus a un attentato, da una cellula staminale a un non senso ora storico ora scientifico ora letterario. Allora, mi sento di dire, Io Poeta continuerò a "desiderare le tue cose" - è Amore -, "a incontrare i miei figli", i figli degli uomini di tutto il mondo, uomini di domani essi, ad incontrare mia madre fisica che m'ha partorito amandomi, e metaforica terra che m'ha ospitato, e… continuerò ad incontrare Dio perchè non resti –cassando semplicemente ma irrimediabilmente e pericolosamente una d - un povero delirante io. Io Poeta continuerò a dire ho paura mentre continuerò a credere nell'etica del fare perché ogni bella parola possa farsi bell'azione, ad amare la mia terra come l'ama Rosiello, pur nella consapevolezza, a volte malinconica a volte lacerante, che la mia terra non m'è sempre benigna , e continuerò a credere in quell'isola ove addormentarmi senza incubi e con il profumo d'una natura –tutta intera-benedicente.
-Perché ha scelto questo titolo?- "La paura è legata al timore di retrocedere dopo avere conquistato delle mete. Parlo in termini generali, atteso che la società si va facendo sempre più confusa e priva di valori. Potrei anche riferirti di qualcuno che ha intravisto il legame con la nostra terra di Basilicata inscritto nel titolo; perché, la Lucania è terra molto ospitale, è terra molto fragile, ha una borghesia con la caratteristica di essere falsa e falsi intellettuali che intendono spadroneggiare. Uomini vuoti, incapaci di spadroneggiare ma capacissimi di conferire fragilità alla terra, insomma in grado di squilibrare il gioco delle parti sociali.". –Perché Giovanni Rosiello fa il poeta?- "Pensa di dare con i versi ed i pensieri il proprio contributo, sai la denuncia sociale è importante. Quanto poi all'essere Poeta, ebbene lo lascio decidere ai critici, ai media". –Com'è fare il poeta in Basilicata ?- "E' straordinario in quanto lo si fa percependo ancora la bellezza del quotidiano, il calore della gente, il baluardo dei valori, un baluardo contro la fragilità della società contemporanea che ha smarrito la solidarietà, la disponibilità, l'accoglienza, la collaboratività a vantaggio del cinismo suicida". –Gode di privilegi in Basilicata il Rosiello Poeta ?- " Si se dovessi pensare ai tanti spettacoli che mi offrono le bellezze naturali e tutto quanto mi circonda, d'altro canto però avverto la carenza di rapporti, di confronti, la fatica che si deve fare per assegnare credibilità a quelli che sono i messaggi inscritti nei versi. Pensa, Antonella, il mio libro edito dalla Casa Editrice Altrimedia, nonostante sia stato oggetto di tutta una serie di strategie di marketing, non è andato oltre il circuito di distribuzione regionale". –Dunque è più fortunato il poeta che vive in un'altra regione- "Certamente si, dispone di tutti gli strumenti atti a veicolare i prodotti culturali, dispone delle esperienze di cui sono portatori gli altri poeti e di una editoria con canali distributivi efficaci sull'intero territorio nazionale. Quest'ultima opportunità è estremamente importante atteso che oggi non è in crisi la poesia; la verità è che mancano i lettori; logica conseguenza ? la carenza di attenzione alla poesia." - Giovanni - papà - come parla di poesia ai figli? "portandoli spesso in libreria e in tutte quelle manifestazioni nella quali possono auto-educarsi a recepire il messaggio d'un libro. Uso anche il gioco; l'apprendimento è più efficace se passa attraverso il gioco".  

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