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 Rubrica "Una voce dall'America"
e-mail: rrowley@zianet.com
di
Robert Rowley

TWO FAMILIES: THOSE WHO DEPARD; THOSE WHO RWMAINED
Due famiglie: dedicato a chi è partito e a chi è rimasto
di Robert Rowley - traduzione di Nicoletta D'Alitto

(in lingua inglese)

Two Families:  Those Who Departed; Those Who Remained.
At times, when I think of Colobraro--the village where my maternal grandparents were born--I experience a feeling of sadness, a sense of
loss for something left behind.  This feeling stems, I believe, from the history of my mother's family, a story familiar to thousands of
Italian-American families whose ancestors departed their native Italy to make a new life for themselves in America in the late Nineteenth and early Twentieth Centuries.  These emigrants often left family members behind, promising to send for them as soon as they had earned enough money in the New World.  Frequently, the promise came true; but sometimes it did not.
Here is our story as I know it.  My grandfather, Giuseppe Alessandro Zito, left Colobraro in 1907 with his wife's half-sister, Annunziata
Vecchiotto, and her husband, Nicola Altieri.  They sailed from Naples aboard the ship Florida, arriving in New York City on November 11, 1907.  Eventually, they made their way to Youngstown, Ohio, where my
grandfather got a job at the Republic Rubber Company (rubber manufacturer).  He worked hard, but it was not until 1910 that he had
saved enough money to send for my grandmother, Rosaria Gialdino.
She sailed from Naples aboard the ship Mendoza in 1910 with her two-year-old son, Egidio Zito, both of them arriving in New York City on July 8, 1910.  She did not have enough money to take her daughter, Maria Luigia Zito, nor her eldest son, Giovanni Salvatore Zito, with her. 
They had to stay behind until they could be sent for.  In Colobraro, my grandmother had studied to be a tailor with master tailor, Egidio
Rondinelli, but in America she had to take work as a cook at the YWCA, the Young Women's Christian Association.
By 1915, my grandparents had saved enough to send for their children. 
Maria Luigia, who was eleven years old at the time, was accompanied by two members of the Altieri family to Naples.  They boarded the ship
Taormina there and sailed to America, arriving in New York on March 3, 1915.  But my grandparent's eldest son, Giovanni Salvatore, decided to remain in Colobraro, using the ticket money they had sent him to get married instead.  He and his wife eventually had seven or eight children.
My grandparents and their daughter, Maria Luigia, kept in communication with Giovanni Salvatore through the years.  In the early 1980s, two of his grandchildren--a brother and sister--visited Maria Luigia in Sharon,
Pennsylvania, where she was living with one of her daughters. The grandchildren had time enough only to visit with her, their grandfather's sister, who he remembered fondly from their life together in Italy.  Of course, he had never met his other six siblings (including my mother) all of whom were born in America. When Maria Luigia died in 1983 (her brother, Giovanni Salvatore, had died a few years earlier), all contact was lost between the two families.
I was living in Arizona when my two cousins from Colobraro came to see my Aunt Maria Luigia, and I did not learn of their visit until years later.
I was told by my mother, who had not met them, that the young man was a lawyer, and his sister a teacher.  We knew his name from a
postcard he had sent to my aunt, and a little over a year before we went to Italy I wrote to him, not knowing that he had died three years earlier.
Of all the letters I sent to possible relatives in Colobraro, only one replied; he was a third cousin whose great-grandfather was the brother
of my grandfather.  When we went to Colobraro, it was this third cousin and his family that we visited.  Only later--after we had returned to America--did we learn that some descendants of Giovanni Salvatore still lived in Colobraro. We had been told that anyone who would have known of us had moved away a long time ago, so we were heartbroken that we had not been able to meet with them.
Finding relatives in Italy had proven to be more difficult than I had imagined, especially in this age of internet technology.
Countless letters and email messages I sent were unanswered.  It makes me curious about the attitude of the families who remained in the homeland.  Are they suspicious of inquiries coming from America?  Do they harbor
resentment toward those family members who left for the United States?  Are they at all curious about what became of their loved ones?  Do they ever discuss their American families, or have they severed all ties with
them? My grandparents had escaped the extreme poverty of their lives in southern Italy, but at what price?  Contrary to what some people in the Old Country might have thought, my grandparents never became rich or affluent, although they sent money back to their son whenever they could afford to do so.  When times became hard for my grandparents, they
stopped sending money.  After they died, and my Aunt Maria Luigia died, communication stopped.  Over the years the families grew further and further apart until they had become strangers.
This is, no doubt, the origin and evolution of separate cultures and societies, but inherent in the process is a certain sadness and feeling
of loss for what came before.

(in lingua italiana)

Due famiglie: dedicato a chi è partito e a chi è rimasto.
Talvolta quando penso a Colobraro, il paesino dove sono nati i miei nonni materni, provo tristezza, la sensazione di aver perso qualcosa lasciato alle spalle. Penso che questo sentimento abbia origine dalla storia della famiglia di mia madre, simile a quella di migliaia di famiglie italo-americane, i cui antenati lasciarono la loro Italia natia per costruirsi una nuova vita in America alla fine del diciannovesimo secolo e all'inizio del ventesimo. Questi emigranti spesso lasciavano in Italia membri della propria famiglia promettendo loro di farli venire nel Nuovo Mondo, non appena avessero guadagnato abbastanza soldi per il biglietto. Spesso la promessa si avverava, talvolta no. Ecco la storia della mia famiglia così come la conosco. Mio nonno, Giuseppe Alessandro Zito, partì da Colobraro nel 1907 con Annunziata Vecchiotto, sorellastra di mia nonna, e suo marito Nicola Altieri. Essi partirono da da Napoli a bordo della nave Florida e arrivarono a New York l'11 novembre 1907. Infine raggiunsero Youngstown (Ohio) dove mio nonno ottenne un lavoro presso la Republic Rubber Company (azienda produttrice di gomma). Lavorò duramente, ma soltanto nel 1910 aveva risparmiato abbastanza denaro per poter far venire in America mia nonna, Rosaria Gialdino. Lei partì da Napoli a bordo della nave Mendoza nel 1910 con il suo bambino di due anni, Egidio Zito; entrambi arrivarono a New York City l'8 luglio 1910. Mia nonna non aveva abbastanza soldi per portare con sé la figlia Maria Luigia e il figlio maggiore Giovanni Salvatore, i quali dovettero rimanere in Italia finché non fu possibile ai loro genitori farli venire in America. A Colobraro mia nonna aveva appreso il mestiere di sarta con il maestro sarto Egidio Rondinelli, ma in America dovette lavorare come cuoca presso la YWCA (Associazione Cristiana delle Giovani Donne). Entro il 1915 i miei nonni avevano messo da parte abbastanza denaro per far partire i loro figli rimasti in Italia. Maria Luigia , che all'epoca aveva undici anni, fu accompagnata da due membri della famiglia Altieri. Essi salirono a bordo della nave Taormina che salpò per l'America; arrivarono a New York il 3 marzo 1915. Il figlio maggiore dei miei nonni, Giovanni Salvatore, decise di restare a Colobraro e di utilizzare i soldi del biglietto per sposarsi. Lui e sua moglie ebbero sette o otto figli I miei nonni e la loro figlia Maria Luigia hanno mantenuto negli anni la comunicazione con Giovanni Salvatore. Nei primi anni 80' due suoi nipoti, fratello e sorella, sono andati a trovare Maria Luigia a Sharon, Pennsylvania, dove lei viveva con una delle sue figlie. I nipoti hanno avuto tempo solo per fare visita lei, la sorella del loro nonno, che la ricordava affettuosamente per gli anni trascorsi insieme in Italia. Naturalmente lui non aveva mai incontrato gli altri sei fratelli (mia madre inclusa) tutti nati in America. Quando Maria Luigia è morta nel 1983 (suo fratello Giovanni Salvatore era già morto alcuni anni prima), i contatti tra le due famiglie sono stati interrotti. Io abitavo in Arizona quando i miei due cugini di Colobraro sono venuti a trovare mia zia Maria Luigia e ho saputo della loro visita solo alcuni anni dopo. Mia mamma, che non li aveva incontrati, mi ha detto che il giovane era un avvocato e sua sorella un'insegnante. Abbiamo saputo il suo nome da una cartolina che aveva inviato a mia zia; poco più di un anno prima che noi venissimo in Italia gli ho scritto, non sapendo che lui era morto tre anni prima. Di tutte le lettere inviate a possibili parenti a Colobraro, solo una ha ricevuto risposta: si trattava di un cugino di terzo grado il cui bisnonno era il fratello di mio nonno. Quando siamo andati a Colobraro, abbiamo fatto visita a questo cugino di terzo grado e alla sua famiglia. Solo in seguito, dopo il nostro ritorno in America, abbiamo saputo che alcuni discendenti di Giovanni Salvatore vivevano ancora a Colobraro. Ci era stato detto che chi sapeva di noi si era trasferito molto tempo fa, quindi il non averli incontrati ci ha rattristati molto. Il trovare parenti in Italia si è rivelato più difficile di quanto avessi immaginato, soprattutto se si considera che viviamo nell'era di Internet. Innumerevoli lettere e messaggi e-mail da me spediti non hanno ricevuto risposta. Sono curioso di conoscere il modo di pensare delle delle famiglie che sono rimaste nella loro terra d'origine. Sono queste sospettose delle richieste provenienti dall'America? Provano risentimento verso quei familiari che sono partiti per gli Stati Uniti? Sono curiose di sapere cosa ne è stato dei loro cari? Parlano mai delle loro famiglie americane, o hanno troncato tutti i rapporti con esse? I miei nonni erano fuggiti dall'estrema povertà delle loro vite nell'Italia meridionale, ma a quale prezzo? Contrariamente a ciò che alcune persone nel paese d'origine potrebbero aver pensato, i miei nonni non diventarono mai ricchi o benestanti, sebbene mandassero denaro al proprio figlio quando erano nelle condizioni di farlo. Quando le loro difficoltà aumentarono, non mandarono più soldi. Dopo la loro morte e quella di mia zia Maria Luigia, la comunicazione si è interrotta. Col passare degli anni le famiglie si sono allontanate sempre di più fino a diventare estranei. Questo fenomeno rientra, senza dubbio, nell'origine ed evoluzione di culture e società separate, ma in esso vi è una certa tristezza e una sensazione di perdita per ciò che appartiene al passato.

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