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AUGURI DI BUON ANNO 2006
di Aldo Viviano

UNA CULLA E LE CULLE NEGATE
di Aldo Viviano

Buon 2006 - E così buon anno.
Ogni anno che finisce ci fa sentire poveri e al tempo stesso ricchi. Abbiamo con noi qualcosa di meno, ma qualche esperienza in più l'abbiamo pur acquisita.
Generazionalmente parlando: molte speranze e poche esperienze; molte esperienze e poche speranze. Comunque ci auguriamo un avvenire migliore del passato. Il problema rimane quello di tramutare in realtà le speranze. Sotto tale profilo il 2006 non si annuncia sfavorevole. Certo, permangono motivi di tensione e di ansia; però crediamo fermamente in nuove condizioni per un equilibrio di pace. Non abbiamo paura delle contraddizioni che lacerano il mondo dall'interno. Per fortuna non esistono più imperi monolitici. Per quanto riguarda il nostro Paese il 2006 sarà di estrema importanza, sia perché segue il precedente denso di avvenimenti ancora in fase di sviluppo, e che avranno ripercussioni sul futuro, sia perché i partiti politici affronteranno le elezioni generali su posizioni strategiche che non trovano riscontri nel passato.
Dipenderanno dall'esito non solo la formula governativa, ma anche l'avvenire dell'economia.
Le elezioni generali  coincideranno con il nuovo presidente della Repubblica o la riconferma dell'attuale.
La presenza della stampa libera e dell'opinione pubblica intelligente può rappresentare uno stimolo alla difesa ed al rafforzamento della democrazia senza aggettivi. Per  fortuna esistono in Italia forze positive di ordine morale e intellettuale, politico ed economico, libere, non conformiste, non livellante dalla dilagante mania per la tv usa e getta, il divismo a quattro centesimi di euro sostenuto da certo giornalismo mediatico fumettistico vero e proprio.
È dall'assistenza di queste  energie positive che noi lucani ci sentiamo difesi nelle doti permanenti che garantiscono la nostra continuità storica.
L'augurio sincero è che i concittadini lucani e non abbiano a rafforzarsi in dignità, personalità, tutela e dei diritti e dei doveri, e che la nostra tanto sospirata promozione sociale, oltrechè sul piano economico, avvenga e si estenda sul piano spirituale e religioso insieme.
Avere come punto di riferimento l'uomo è un presupposto di rilevante importanza. Prima l'uomo e la sua collocazione nell'habitat; poi la sua dimensione familiare, collettiva e sociale.
Il miracolo della vita che si rinnova è la più alta assicurazione della validità delle sue pressanti tesi, la soluzione autentica dell'assillante problema da risolvere per i borghi spopolati.

Don Aldo Viviano Parroco di Carbone

Una culla e le culle negate - Come corrono i giorni! Ruit hora; fugit irresponsabile temps! Ieri il tempo di primavera, ieri la bizzarra estate 2005, e già ci ritroviamo immersi nel clima natalizio.
È questa fuga delle ore, che pure lascia impietosa il segno, a riproporre l'immagine del vivere come quella di chi si svegli all'improvviso su un treno in corsa, immemore per qualche  istante da dove è partito o dov'è diretto, con  lo stesso inquietante bagaglio di domande: chi siamo, dove andiamo e perché? Lo conosciamo questo sgomento inespresso, pronto ad insinuarsi nel concreto appena ci accorgiamo di arrivare ad ogni appuntamento diversi, cresciuti o invecchiati. Nulla è più insidioso, di una culla: ti senti proiettato alla radice d'un mistero, della vita, della persona.
Sono duemila e più anni, ma non c'è differenza tra noi e quei pastori. L'evento che ha spezzato in due la storia, l'ha divisa nettamente in un prima ed in un dopo, resta ancora come una barriera di diamante che non si riesce a scalfire. La nostra condizione di adulti chiede una risposta pure dinanzi ad ogni bambino che arriva per accompagnare e proseguire il nostro viaggio.
Siamo all'altezza di tale compito? Ogni uomo che nasce è assicurazione di un futuro per la famiglia, la Chiesa, lo Stato, la comunità mondiale. Poco purtroppo è stato fatto per adeguare strutture e cultura alle esigenze dell'infanzia. Non si parlerà abbastanza della dignità del bambino, della sua difesa. Tutta la tenerezza emotiva che si prova dinanzi al neonato risulterà sterile se non è accompagnata da responsabilità e concessione dei diritti inalienabili. Cibo, ambiente, cure, educazione, sfiorano appena il problema. Il dinamismo convulso delle ore, la rincorsa al benessere, il voluto superamento di certe tradizionali figura familiari, se da un lato sembrano aver portato ad una migliore partecipazione della coppia al tema, finiscono poi, senza la garanzia di supporti esterni, col lasciarla sola nel risolvere i problemi. Il bambino deve dare volto ai sentimenti, non è un programmato per riempire vuoti. La gravidanza, il parto, la prima infanzia, trovano i necessari servizi di sostegno? Avete mai pensato, leggendo ricorrenti fatti di cronaca, quali penosi problemi solleva un nato handicappato? La stessa medicina che debella la mortalità infantile, sta imboccando strade genetiche dagli sviluppi imprevedibili.
Ora che stiamo abituandoci alla speranza del domani, che la voglia degli esperimenti arbitrari non porti a distruggere l'uomo nella sue dimensioni, per dare corpo a superficialità di laboratorio. Miglioriamo la stagione dell'infanzia, allontaniamo le paure. Ogni bambino ci appartiene. Diamogli l'amore, la protezione, la mano per fare di ogni giorno un percorso che sia conquista comune.

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