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L'Italia sta vivendo un momento di riflessione e un
principio di presa di coscienza.
Tutti sanno che nel bel paese vivono una vita agiata i più fortunati
politici del Globo, infatti oltre ad essere i più numerosi sono anche i
più pagati o almeno tra i più pagati dal popolo, e poi si fregiano del
titolo di onorevoli come se servissero il popolo per onore.
Non solo sono infinitamente troppi rispetto al territorio ma si permettono
anche di avere il vice e dei collaboratori all'infinito.
Basterebbe solo un deputato per provincia e sarebbero104 e un
senatore per Regione così sarebbero 20, per assumerne rispettivamente la
presidenza, ed affiancati, come già sono, da un vice nei momenti di assenza
dalla sede perché presenti in Parlamento.
Già una simile riduzione sanerebbe ogni debito pubblico, ma gli sprechi
non sono solo questi nella nostra amata Italia.
La riduzione appena indicata nella legge che riduce il numero dei politici,
se mai sarà attuata, è ben poca cosa.
Gli sprechi sono soprattutto i privilegi di cui godono i delegati del popolo:
macchine blu, autisti, segretari e segreterie particolari che vivono sul
lavoro dei pochi veri lavoratori i quali stentano ad arrivare alla fine del
mese col grame guadagno ottenuto dalle nude braccia e col copioso sudore della
fronte.
A questo vanno aggiunti altri impieghi passivi, che pesano sempre sui meno
abbienti. Certo uno Stato ha bisogno di avere dei dirigenti prodighi per
tenere alto il nome della Patria, della Nazione, sostituite
da un semplice nome il "paese".
Voler continuare ad elencare gli sprechi non si finirebbe così
facilmente, ma noi la chiudiamo qui con l'augurio che ogni italiano che si
porti nella cabina elettorale per elargire la propria delega scelga bene
il suo procuratore giacché questo vive agiatamente di quella delega.
Gli Enti locali cresciuti a dismisura e che sono ancora in crescita,
troverebbero adeguata soluzione facendo una più omogenea
aggregazione (vedi le Comunità |
Montane nate per uno sviluppo maggiore dei territori di piccole
aree geografiche), queste sovrapponendosi alle vecchie municipalità che non sono
state abolite, ma che continuano a succhiare linfa dalla base senza una ricaduta
per quest'ultima.
Dunque, la finanziaria 2006 poteva essere fatta a spese di
questi signori che non producono lucro per i loro cittadini ma solo per loro
stessi a spese dei primi.
Quando il pungolo della coscienza si farà sentire negli esseri che ci
governano forse cesseranno gli sprechi e ritorneranno i valori che, un tempo
ormai lontano, avevano fatto grande la bella Italia.
Non auspichiamo certamente il ritorno del passato, come pure non accettiamo
che la discordia possa risolvere i problemi pubblici, ma può, a
nostro avviso, solo aggravarli; a questa componente da una mano anche
l'ingordigia, l'arrivismo, il non amore per il prossimo, la disaffezione per
la vita, come i tanti assurdi assassini, il non credere in un Dio d'amore e di perdono unico,
senza viverne le sue leggi fine in fondo.
Queste sono le idee che muovono il mondo e non le infinite leggi del
parlamento che pochi
conoscono ed ancor più sono non ascoltate, o meglio, non apprezzate dal popolo perché fatte ad
personam e non per l'intera collettività.
Uscire da questo stato di cose è possibile: basti pensare a produrre sempre
più ricchezze e distribuirle adeguatamente ed ugualmente fra tutti i
cittadini, secondo il proprio impegno profuso nel lavoro e secondo il lavoro
stesso prescelto, perché è giusto che si sappia: il
lavoro non ci è dovuto da nessuno ma deve essere desiderato ed inventato
secondo le proprie capacità mentali e manuali.
L'artista deve creare le
sue opere, il bracciante deve curare il suo terreno, il muratore deve
prestare la sua opera a spese del committente, così pure il falegname, il
calzolaio, il sarto e via discorrendo.
Si potrebbe obbiettare che oggi per fare questi lavori ci sono le macchine, ma
è pur vero che sono nate tante altre figure prima inesistenti. |