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EDITORIALE
DOVE SONO VERAMENTE GLI SPRECHI? NELLA POLITICA. 
di Pietro Giovanni Lucarelli

L'Italia sta vivendo un momento di riflessione e un principio di presa di coscienza.
Tutti sanno che nel bel paese vivono una vita agiata i più fortunati politici del Globo, infatti oltre ad essere i più numerosi sono anche i più pagati o almeno tra i più pagati dal popolo, e poi si fregiano del titolo di onorevoli come se servissero il popolo per onore.
Non solo sono infinitamente troppi rispetto al territorio ma si permettono anche di avere il vice e dei collaboratori all'infinito.
Basterebbe solo un deputato per provincia  e sarebbero104 e un senatore per Regione così sarebbero 20, per assumerne rispettivamente la presidenza, ed affiancati, come già sono, da un vice nei momenti di assenza dalla sede perché presenti in Parlamento.
Già una simile riduzione sanerebbe ogni debito pubblico, ma gli sprechi non sono solo questi nella nostra amata Italia.
La riduzione appena indicata nella legge che riduce il numero dei politici, se mai sarà attuata, è ben poca cosa.
Gli sprechi sono soprattutto i privilegi di cui godono i delegati del popolo: macchine blu, autisti, segretari e segreterie particolari che vivono sul lavoro dei pochi veri lavoratori i quali stentano ad arrivare alla fine del mese col grame guadagno ottenuto dalle nude braccia e col copioso sudore della fronte.
A questo vanno aggiunti altri impieghi passivi, che pesano sempre sui meno abbienti. Certo uno Stato ha bisogno di avere dei dirigenti prodighi per tenere alto il nome della Patria, della Nazione, sostituite da un semplice nome il "paese".
Voler continuare ad elencare gli sprechi non si finirebbe così facilmente, ma noi la chiudiamo qui con l'augurio che ogni italiano che si porti nella cabina elettorale per elargire la propria delega scelga bene il suo procuratore giacché questo vive agiatamente di quella delega.
Gli Enti locali cresciuti a dismisura e che sono ancora in crescita, troverebbero adeguata soluzione facendo una più omogenea aggregazione (vedi le Comunità

Montane nate per uno sviluppo maggiore dei territori di piccole aree geografiche), queste sovrapponendosi alle vecchie municipalità che non sono state abolite, ma che continuano a succhiare linfa dalla base senza una ricaduta per quest'ultima.
Dunque, la finanziaria 2006 poteva essere fatta a spese di questi signori che non producono lucro per i loro cittadini ma solo per loro stessi a spese dei primi.
Quando il pungolo della coscienza si farà sentire negli esseri che ci governano forse cesseranno gli sprechi e ritorneranno i valori che, un tempo ormai lontano, avevano fatto grande la bella Italia.
Non auspichiamo certamente il ritorno del passato, come pure non accettiamo che la discordia possa risolvere i problemi pubblici, ma può, a nostro avviso, solo aggravarli; a questa componente da una mano anche l'ingordigia, l'arrivismo, il non amore per il prossimo, la disaffezione per la vita, come i tanti assurdi assassini, il non credere in un Dio d'amore e di perdono unico, senza viverne le sue leggi fine in fondo.
Queste sono le idee che muovono il mondo e non le infinite leggi del parlamento che pochi conoscono ed ancor più sono non ascoltate, o meglio, non apprezzate dal popolo perché fatte ad personam e non per l'intera collettività.
Uscire da questo stato di cose è possibile: basti pensare a produrre sempre più ricchezze e distribuirle adeguatamente ed ugualmente fra tutti i cittadini, secondo il proprio impegno profuso nel lavoro e secondo il lavoro stesso prescelto, perché è giusto che si sappia: il lavoro non ci è dovuto da nessuno ma deve essere desiderato ed inventato secondo le proprie capacità mentali e manuali.
L'artista deve creare le sue opere, il bracciante deve curare il suo terreno, il muratore deve prestare la sua opera a spese del committente, così pure il falegname, il calzolaio, il sarto e via discorrendo.
Si potrebbe obbiettare che oggi per fare questi lavori ci sono le macchine, ma è pur vero che sono nate tante altre figure prima inesistenti.

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