…da Ferrandina a
New York…
E' il 19 ottobre
2005 quando nella Chiesa di Santa Marta alla Piazza del Collegio
Romano il Centro Studi "Lucani nel Mondo"
insieme al Comune di Ferrandina si siedono "nel segno e nel
nome d'una donna salvata da un'altra donna nel 1895 e
d'un'altra donna ancora che nel 2005 racconta di loro: Idanna
Pucci da Firenze ma anche da New
York e da Bali -autrice del libro-:"La signora di Sing-Sing".
Idanna Pucci è la pronipote di Cora Slocomb di Brazzà che, nel 1895,
s'innamorerà del caso di Maria Barella, ventiduenne
immigrata italiana -da Ferrandina in provincia di Matera - che taglierà
la gola al conterraneo Domenico Cataldo dopo che lo stesso l'avrà
sedotta e abbandonata. Farà seguito un processo frettoloso, sommario
e una condanna alla sedia elettrica, pena mai prima comminata ad una
donna. La giovane signora Slocomb se ne appassionerà al punto che
vorrà occuparsene personalmente; far, infatti, riaprire il caso e
celebrare un nuovo processo, mobiliterà l'opinione pubblica, la
stampa, susciterà la curiosità e la partecipazione di tanti, dagli
immigrati del Lower ast Side agli influenti abitanti dei quartieri
alti di New York, sino ad arrivare in Europa.
La prima campagna contro la pena di morte al mondo comincia con lei.
A parlarne : Saverio D'Amelio il Sindaco di Ferrandina,
comune ad una ventina di chilometri da Matera, Nicola Buccico
-avvocato da Matera- componente il Consiglio Superiore della
Magistratura, Vincenzo Mastronardi Psichiatra forense, Idanna Pucci
autrice, Rocco Brancati di Rai Basilicata. L'architettura
dell'incontro è del prezioso Presidente del Centro Studi "Lucani
nel Mondo" Antonio Pilieri. Sarà proprio il Pilieri a proporre che
Ferrandina diventi: "Città per la vita, città contro la pena di
morte", anz, ne sia capitale per la tutela di questi valori. Il
Sindaco Saverio D'Amelio annuncia con fierezza che: per parlare al
mondo dei diritti dell'uomo da rivendicare e soprattutto da
tutelare, il prossimo 30 novembre Ferrandina s'illuminerà delle
luci di tutte le case di tutti i cittadini -"ferrandinesi"- e per
la circostanza invita ufficialmente Idanna Pucci, cittadina del mondo,
ad accompagnarsi a tutti loro.
L'Onorevole Rocco Curcio, Presidente della Commissione per gli
Italiani all'estero presso il Consiglio Regionale di Basilicata, ha
diottrie in più grazie alle numerosissime realtà associative lucane
nel mondo ed è per questo che crede molto nella potenza vivificante
del rapporto culturale, e all'interno delle stesse realtà
associative, e nel rapporto tra loro, e, ancora, nel rapportarsi ai
contesti nei quali le stesse vanno ad incastonarsi. Della sua recente
visita alle carceri potentine, ove è presente una sezione femminile,
il Curcio, riporta la considerazione che vi sono ospitate molte donne.
La Basilicata, di fatto, al contrario di altre realtà italiane,
informa ancora il Curcio, ha una realtà sociale sana, sicchè la
disponibilità dello spazio carcerario viene utilizzato dal resto del
territorio italiano; ma, aggiunge ancora l'Onorevole Curcio, le
recluse sono soprattutto extracomunitarie, dunque Marie Barbella di
questo tempo, nel senso che la scarsa conoscenza della lingua, la
lontananza dalla patria, la miseria umana e culturale, il loro essere
spesso fatte oggetto di traffici non licei e via dicendo, le rende
simili alla Maria Berbella che dalla Lucania giunse in America nel
1895.
Il dotto e illuminato intervento dell'Avv. Buccico, gran Cultore
delle cose patrie, fa ulteriormente luce sul caso Barbella. Il Buccico
ha guardato alla storia dalla prospettiva del quesito: "Se la
Barbella avesse commesso quell'omicidio in Italia, cosa sarebbe
successo ? ovvero come se la sarebbe cavata ?
Il responso è che sarebbe stata condannata a due anni di carcere. Nel
1895 in Italia non v'era la pena di morte - abolita con l'avvento
del Codice Zanardelli, il bresciano di ferro tra l'altro molto
vicino alla Basilicata; era ancora in vigore, invece, la causa
d'onore per fatto proprio, per l'offesa ricevuta, per false
promesse e seduzione; quest'ultima
attenuante speciale sarà abolita solo nel 1981. Nell'Italia di quel
tempo purtroppo registrava pessime condizioni in fatto di
emancipazione femminile; il voto era ancora censuario per gli uomini
mentre le donne non potevano ancora esercitarlo questo diritto; anzi occorreranno
ancora tanti anni prima di guadagnarselo. Sarebbe stato opportuno
leggere la scheda con la quale è stata registrata la povera Maria a
Sing Sing, carcere sino ad allora solo ed esclusivamente maschile. Da
quel documento è facile rilevare quanto fosse improntata all'
ortodossa osservanza delle teorie lombrosiane, cultura che era
riuscita ad incunearsi ampiamente e profondamente in quella autoctona.
Le ultime considerazioni del Buccico consentono di valutare come molto
meno gravi le condizioni di arretratezza civile italiana, mentre più
eclatanti appaiono le contraddizioni americane. Rammenterà la
Sentenza Mortara che nel 1906 consentirà a 19 operaie marchigiane di
votare ( la Montessori era marchigiana);
considererà, dinanzi alla storia generale e alla storia del
diritto italiano in particolare, che la pena di morte è stata sempre
fuori dai filoni giuridici importanti della nostra nazione, ovvero
esercitata nel caso di delitti politici, quindi concluderà annotando
la sostanziale estraneità della pena capitale dal contesto italiano.
Vincenzo Mastronardi è Psichiatra forense di origine lucana, tra i
massimi esperti in serial killer italiani, accademico, è docente al
Master in Scienze criminologiche de' La Sapienza.
"Bandi per carnefici" la definizione delle tracce e dei
disegni che il Lombroso compone di coloro che secondo la sua
osservazione posseggono tipologie fisiognomiche da efferati assassini.
Darà lettura di alcuni passi della teoria lombrosiana dai quali cogliere il raccapriccio e la meraviglia in
negativo che ne viene dalle considerazioni dell'uditorio. Sosterrà
della malcapitata Maria Barella che, causa la mancata conoscenza della
lingua, la donna s'era resa colpevole di non sapersi adattare al
contesto ragione per la quale andava punita. Fra l'altro, il
contesto nel quale la Barbella emigrò era molto condizionato ancorché
oltremodo contraddittorio; la coesistenza di tutto questo con
l'esercito delle suffragette e con il clima di condanna dei processi
sommari né è prova vieppiù che eclatante; è, altresì, discutibile
come si sia passati dalla condanna alla sedia elettrica
all'assoluzione nel processo fatto riaprire dalla Slocomb, ovvero vi
sono spazi temporali e procedure che andrebbero approfonditi;
così come è opportuno considerare che Cora Slocomb di Brazzà
dovette assumere due tra i migliori avvocati di New York, avvocati
direi: "armati della norma"; e, infine, direi che in fondo,
c'era da aspettarselo che prima o poi una donna saggia prendesse la
decisione di agire. E così di fatto è stato grazie a Cora Slocomb di
Brazzà. Questa storia è interessante su più fronti, sono
interessanti le tre figure femminili; approfondirò il libro e
soprattutto intervisterò la Signora Pucci , Laurea alla Columbia
University di New York, in missione ONU a Timor Est e in Birmania per
l'Open Institute della Soros Foundation, Premio Novecento a Pisa,
pronipote di Cora Slocomb andata in moglie al Conte di Brazzà
e per questo emigrata dall'America
e venuta a vivere in Italia ove fondò persino la prima cooperativa di
merlettaie. Credo sia il caso di saperne di più pertanto rinvio
all'intervista della Pucci.
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L'Associazione
culturale "Matera poesia 1995" per celebrare il decennale della
propria costituzione ha organizzato l'iniziativa : "Tre giorni
di…versi", tre giorni all'insegna della poesia e dei poeti. In
prima serata Giovanni Caserta, studioso di rango, attento alla cultura
e alla letteratura lucana che ha sempre analizzato all'interno e
dall'interno della cultura nazionale, medaglia d'oro ai benemeriti
della scuola, della cultura e
dell'arte con decreto del Presidente della Repubblica, autore della
Storia della letteratura lucana e di innumerevoli opere di pregio, è
stato presente con: "Laura Battista-Sèguito dei Canti-" per le
Edizioni Giannatelli di Matera.
Quindi, in seconda e terza serata un
importante, significativo nonché gioioso happening cui hanno
partecipato oltre che molti poeti lucani, anche di altre regioni
limitrofe.
Il Caserta ho avuto il piacere di presentarlo personalmente con :
… mi piace questa Basilicata ove Poesia e "sogni di gloria
divengono unica e fuorviante ragione di vita"; mi piace questa
Basilicata terra "derelitta per secoli d'ignominioso servaggio"
che fa germogliare intelletti e menti chiare; mi piace questa
Basilicata ove il "rozzo" inchiostro fa superar persino la
Gasparina Stampa veneziana; mi piace questa Lucania ove "le
tirannidi", ora barbare, ora borboniche, "spingevano ad educar
speranze ai nobili altari delle lettere e dei diritti civili"; mi
piace questa Lucania ove "figlie, madri e sorelle pur se infelici,
in parole ed opere, son chiare amanti e praticanti ogni virtù";
ove "madri sono nongià di schiavi, ma donne forti e madri
generose di figli liberi"; terra ov'io ardita-mente torno,
solidale a quelle donne ardite; mi piace questa Lucania ov'io esule
torno ad abbeverarmi, a nutrirmi, a mangiar l'aria che spira densa e
leggera e bere i musicalissimi silenzi.
Nel cimitero di Tricarico, durante lavori di sistemazione, andò
distrutta la tomba di Laura Battista; dunque di lei non v'è alcun
resto mortale, invece, tra i fondi della Biblioteca Provinciale "T.
Stigliani" di Matera, giaceva -come illibato- un quaderno
manoscritto da Laura, contenente poesie scritte tra il 1882 e il 1883.
A centoventi anni dalla morte, il Caserta ricostruisce la figura di
questa donna, madre e lavoratrice che, nella seconda metà dell'
Ottocento, proprio quando cominciava il lungo e tortuoso cammino
dell'emancipazione femminile, si vide costretta, causa l'indigenza
e a dispetto della debole e cagionevole costituzione, ad emigrare in
quel di Camerino per insegnare nelle scuole pubbliche.
Laura, come Giosuè Carducci, Aleardo Aleardi, Domenico Mauro e
tanti altri, ebbe da suo padre una rigorosa e educazione civile
e politica talchè, pur essendo donna, esempio raro nella
letteratura meridionale, e pur essendo segnata da gravi malattie e
affanni privati, accompagnò, da pasionaria, le vicende dell'Italia
preunitaria e delle battaglie postunitarie.
La voce più lucana e più urlante dell'Ottocento, perciò la
pubblicazione impreziosisce e arricchisce significativamente il quadro
politico, civile e culturale della Lucania – Basilicata e
aggiunge anche nota di nuovo.
Di se stessa Laura dirà :
Il mio ritratto Neri ho gli occhi
e vivaci; ampia la fronte, pallido il visao, e la persona
breve.
Sì l'amìstà che l'ira in me son pronte Pari all'impulso che il mio cor riceve.
L'odio e l'amor, qual da inesausta fonte
Sgorgano ancora dal mio petto: e neve
Sarà un giorno sul crin; ma pur le impronte
Del prisco incendio cancellar non deve.
Odio i vili, i malvagi, gli oppressori: amo ogni cosa che sia grande e
bella, dal sole ai bimbi, dalle stelle ai fiori… Ed ogni alma
dolente è a me sorella, che nel lungo sentier de miei dolori
sol questo appresi, a non fidar che in quella ! Con lucida,
accuratissima e sensibile analisi, il Caserta ha scrutato ogni
segmento della scrittura di Laura Battista; ne ha analizzato la vita
di donna, di madre, di moglie, di lavoratrice e perciò uno
scandagliare anche sociologico che ci ha restituito un ritratto della
persona vieppiù vivificato dal ritratto della famiglia d'origine,
di quella di sposa e di quella sociale ottocentesca.
Non ebbe l'amore, Laura Battista, visse in condizioni economiche di
frugalità, della poesia si consolò; coltissima, per niente bigotta,
fu fermamente convinta del principio secondo il quale il ruolo degli
intellettuali è quello di aprire la strada alle masse mediante
l'esempio. Ecco a tal proposito: "Ah,
non sapete cosa valga l'esempio ! Un solo, un solo parli con
l'opra splendida, e l'intero popolo saprà scuotersi…Sol uno
spenda la vita intrepido pel suo magnanimo principio e a mille a mille
l'ammireranno e gli saran seguaci… Retorica d'altri tempi ?
Forse è giusto che ciascuno legga gli ottanta canti ritrovati in quel
quaderno che dopo 120 anni ha cambiato fogli ma non essenza grazie
all'opera di un grand'Uomo della terra lucana, Giovanni Caserta.
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