|
E il novellar m'è dolce
se dal mare di tristezza che due donne "matres dolorose" possono
ispirare, possa originare la Bellezza della dignità più autentica.
Qualche tempo fa m' è capitato tra le mani
la "Das Marienliben" di Rilke presentata da Davide Maria Turoldo,
poeta, missionario e servo di Maria; ne ho tratto una tale suggestione che
di tanto in tanto mi ritorna in mente, m'insegna e mi scalda.
Di Padre Turoldo mi ha impressionato particolarmente l'intuizione
poetico-teologica del parallelismo tra la vita di Maria di Nazareth e la
vita di Ettj Hillesum (eletta a Maria terrena e letta nell'epistolario
scritto durante la permanenza nei campi di concentramento) - altro
chiarissimo esempio di esistenza spesa nella testimonianza del più bello
dei comandamenti: l'Amore. Ettj, giovane ebrea olandese, ha voluto
condividere la sorte infausta toccata al suo popolo seguendolo, per propria
libera scelta, nei lager prima di Zesterbork, poi di Auschwitz. In
quell'inferno terreno portò con sé solo la Bibbia e le lettere di
Sant'Agostino. Furono i due tesori che le consentirono di percorrere un
gran tratto del cammino di perfettibilità. Di quei prigionieri che lei, in
un momento di sconforto, definirà: "figli
illegittimi di Dio e del filo spinato" condividerà ogni attimo:
respirerà con loro e soffrirà con e per loro - confortata unicamente dalla
lettura di Sant'Agostino del quale si ripeterà costantemente:"…è così appassionato. Si abbandona così completamente nelle sue
lettere d'amore a Dio…". Intanto che leggevo, le liriche di Rilke
sembravano stemperarsi nelle prose della Hillesum, crocefissione ed
olocausto correvano paralleli sul filo del : " ora giaci – attraverso il
mio grembo, non ti posso più partorire". Dunque l'elevazione della
condizione umana è possibile –mi dico-, sia pure transitando per il
dolore. Un sibilo ! Un sibilo è quello emesso da Rilke allorchè pare
anelare a Colui che è Essenza di tutto, che è armonia assoluta. Il tramite
sono le lettere di Ettj all'amica cui ha dato il nome di Maria. E poi quel
foglietto ! Mi pare quasi di vederlo, quasi di poterlo afferrare quel
bigliettino che Ettj lancerà dal treno in fuga sanguinolenta verso
Auschwitz; vi aveva scritto:"Il Signore è il mio rifugio"-
l'invocazione col la quale Ettj manifestava la speranza che la stessa
invocazione potesse moltiplicarsi e potesse anche urlare, alle orecchie che
non vogliono udire, le parole di Luca:"chi vuol salvare la propria vita,
la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà". Le due
mater dolorose sono oggi due fari luminosissimi; nessun odio deturpa il loro
essere donna; non odia l'una i carnefici del frutto del grembo crocefisso,
non odia l'altra i carnefici di tante guerre.Tempo fa una donna di
tant'anni mi disse:…l'arte ? E sfiorare l'ineffabile".
La vita è l'arte per eccellenza. Aveva ragione, musica, poesia, pittura,
prosa, danza non sono altro che forme attraverso cui l'uomo rappresenta
l'ineffabile.
|
Passeggiavo per le contrade ferrandinesi
in quel maggio di qualche anno fa con il mio amico poeta Franco TILENA,
cercavo il caprifoglio - per godere dell'estasi d'un fiore leggiadro dal
profumo che è estasi pura-, allorché nel nostro bel parlare si fece
riferimento alla Madonna di Matera. Tornando dalla bella passeggiata
campestre che s'era rivelata anche una splendida lezione di botanica,
Franco conosce il nome di ciascun fiore e foglia e pianta di quella contrada
e forse più, rientrammo nella
sua casa delle meraviglie ove finì di stupirmi con la visione di una
miriade di rari documenti che conserva gelosamente e si vanno accumulando da
generazioni.
Tra tutta una serie di faldoni processuali, curioso vi scoprii pure gli atti
relativi ai processi di alcune brigantesse
lucane, tirò fuori un foglio perfettamente ingiallito da mastro tempo sul
quale, oltre alla 'greca' stupenda che delizia il foglio e lo sguardo,
vi è riportato, d'autore ignoto, un Inno alla Vergine della Bruna –
Protettrice di Matera - che mi piace donare ai lettori de' L'Attualità,
e ai Lucani, a questi ultimi con accorato riguardo.
Pel giorno della Festa
della SS. a
Vergine della Bruna
Protettrice di Matera
I N N O
Coro
Ricinta di stelle – del a Regina,
Coverta d'un bruno – L'immagin divina
Fra raggi addoppiati – Di vivida luce,
Le sorti conduce – Di nostra
Città.
Solo
Leviamo all'Eterno – Per tanto favore
Un cantico nuovo – Di gioia e d'Amore,
La Vergine Sua Figlia – Di Lui Genitrice
Ne diè protettrice – Patrona ci diè.
Sulle genti della Terra
Il Signor lo sguardo tiene,
Qual vapor che ingombra e serra
Di Sion le piagge amene,
Tutto quel che il dono rende,
Dell'immagine di Lui
Di Sua grazia Egli comprende
Ei circonda di pietà.
Tutti
Del sommo Fattore – la potenza,
L'Amore primiero, - La somma Sapienza.
E lei che di pace – Fu a noi messaggiera
Di cui la preghiera – Ci guida nel Ciel.
La Madonna della Bruna è Patrona di Matera. Baluardo significante molto
dell'indole e della cultura del materano; è protagonista di una delle
feste tradizionali e folkloristiche più belle di questa grande e ricca
nazione ialiana. Importante forma di culto mariano, perde nella notte dei
tempi la sua costituzione e cresce al punto da poter credere,
verosimilmente, che costituirà per molto tempo ancora un punto di
riferimento luminoso per i lucani, per gli italiani e per i credenti. Averlo
ritrovato e posto all'attenzione, un inno di tant'anni fa, è stato
emozionante e spero lo sia per coloro che si affidano alle braccia
rassicuranti della Madre delle madri, della donna per eccellenza, della
'ricinta di stelle'. |