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LETTERA APERTA
di don Aldo Viviano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta del Parroco di Carbone, il quale sollecita gli organi competenti ad intervenire su un fatto sgradevole quanto inopportuno a vedersi in un centro storico CARBONE che tra l'altro mira ad accogliere un turismo culturale e soprattutto religioso visto l'autorevole struttura monumentale dell'antica Chiesa di San Luca Abate.
Ecco il testo: Gli Autori del Vangelo (Mt.21; Mc.11; Lc.19; Gv.2) riportano il seguente episodio di Gesù: " Entrò nel tempio e ne scacciò tutti quelli che vendevano e comperavano, rovesciò i tavoli dei cambiavalute e i seggi dei venditori di colombe, dicendo loro: sta scritto, la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne fate una spelonca di ladri".
Il primo suo ingresso nel tempio è impetuoso come l'ira di Jahveh. Entra nel tempio, vi trova gente che vende gli animali per i sacrifici: buoi, pecore, colombe. Ciò che l'indigna è lo spettacolo del mercato. È la sola volta che usa non la potenza delle parole, ma il gesto della forza: fatta una sferza di funi caccia tutti fuori dal tempio.
Il caso descritto nei quattro vangeli diventa emblematico d'una vicenda che da tempo si consuma nell'area del sacrato annesso al campanile della chiesa madre di S. Luca Abate in Carbone. Nell'angusto spazio di quattro metri quadri ricavato tempo addietro dalla chiusura di due colonne della navata occidentale della chiesa predetta, si svolge l'attività di beccheria da esercenti ai quali fu concessa per pietà del mio predecessore, perché il padre andò a piatire aiuto esterno per via della numerosa famiglia da mantenere.
Ora che il colonnato prospettico e laterale è stato abbattuto dalla competente Sovrintendenza ai Beni Artistici e Monumentali della Regione e la chiesa è stata restituita alla

primigenia identità dall'Ente tutorio artistico, la superfetazione degli anni Trenta del secolo scorso va rimossa al completo; e quindi, scomparso il colonnato stile Impero di quei tempi, deve cedere il posto all'integrità del ripristino architettonico.
La continuazione dell'attività profana al corpo edilizio sacro rappresenta uno sgorbio ed è una vera distonia.
Ieri, posta com'era racchiusa tra le ultime due colonne del fronte ovest, difatti era pur tollerata per gli accennati motivi di cui sopra. Oggi, eliminata la ingombrante ed inutile aggiunta di gusto d'epoca fascista, non più : rappresenta un pugno nell'occhio dell'arredo urbano dell'intera cittadinanza carbonese.
Non si può avere ad un tempo il tempio cristiano, ed incorporato all'esterno, quasi un'escrescenza, l'abitacolo pagano o quello da Gesù fustigato, come risulta dalle citazioni dei testi evangelici.
Non si può assistere alla celebrazione dei misteri cristiani dentro ed al traffico commerciale delle carni contiguo alla parete che divide l'interno dall'esterno.
Se già l'area che circonda la chiesa si chiama sagrato, immaginiamoci lo scempio atipico ed assurdo di un corpicino estraneo, vero cadaverino che "vive" quasi dei canti, degli inni, delle preghiere dei fedeli oranti.
Tutto questo l'ASL n.3 del Lagonegrese lo sa, e per la stessa decenza delle differenti situazioni non può permettere un abuso d'esercizio profano su terra sacra.
E tra persone di buon senso ci si dovrebbe intendere. Chi ha orecchi per intendere, intenda.
Cordiali Saluti e grazie per l'ospitalità.
Il Parroco di Carbone (Pz)
Don Aldo Viviano.

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