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NATALE 2007 TRA TIMORI E SPERANZE
di Alberto Virgilio

La ricorrenza del Natale di quest’anno trova il mondo in una situazione particolarmente difficoltosa sotto molteplici aspetti.
I contrasti, i dissidi, gli atti di violenza di ogni genere, che caratterizzano in senso negativo l’epoca attuale in tutti i settori della civile convivenza, attenuano il senso di serenità nell’anima popolare e finiscono per incidere notevolmente sul clima gioioso della più grande festa del Cristianesimo, la quale ha sempre suscitato sentimenti di amore e di fratellanza, nello spirito di solidarietà umana e sociale espresso dal motto della tradizione religiosa: “gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!”
Questa esortazione é stata sempre di stimolo per i responsabili del destino dei popoli , esercitando una spinta psicologica sulle loro coscienze, nell’interesse dell’intera umanità.
Nell’anno che sta per concludersi sembra assolutamente necessario che l’auspicio del mondo cristiano eserciti il suo fascino anche nella coscienza collettiva, in modo concreto e volto ad eliminare o ridurre i timori che smorzano le aspettative per il futuro prossimo e meno prossimo.
Il senso autentico del Natale, al di là del significato religioso, consiste proprio in una sorta di introspezione nell’anima di ognuno e di tutti, al fine di dare la prevalenza al bene comune rispetto agli interessi personali, in una concezione di fratellanza e di reciproco rispetto fra tutti i popoli.
Soltanto in tale ottica il Natale realizza la sua funzione catartica, ancorata a una millenaria tradizione, per cui è utile ricordare gli aspetti salienti di questa ricorrenza.Sul piano della indagine storica va infatti considerato che Gesù Cristo visse all’epoca in cui la Palestina era soggetta al dominio di Roma, anche se la data del 25 dicembre come suo genetliaco non risulta da fonti sicuramente attendibili.
Una delle interpretazioni più accreditate fa coincidere la nascita di Gesù con il Dies Natalis Invicti, cioé con la festa del sole trionfante sulle tenebre celebrata dai pagani il 25 dicembre, giorno corrispondente anche al compimento dei nove mesi dall’Annunciazione, che si faceva risalire al 25 marzo.
L’accostamento Cristo-Sole rientrava peraltro nello schema del pensiero dei primi cristiani, i quali solevano raffigurare il Redentore come Lumen gentium e il Natale come festa di luce.

Nel clima dell’eliolatria, familiare al mondo antico, il Cronografo Romano del 354 pose in particolare risalto il collegamento tra la nascita di Gesù e la festa del sole.
Nel significato religioso la nascita del Redentore rappresentò un avvenimento irripetibile e sconvolgente.
La stessa singolarità dell’Incarnazione, razionalmente inspiegabile, apparve e fu accettata come frutto di un misterioso disegno divino perché Christus homo Dei mixtus quale Figlio di Dio era nato dal Padre senza bisogno di madre e quale Figlio dell’uomo era stato generato dalla madre senza la partecipazione di un padre (come si legge in S.Agostino, Sermo 187, I; in Natali Domini, 4).
La forza purificante del Natale trova dunque la prima radice nel sostrato religioso dell’Avvento, seguìto poi dalla passione e dalla morte del Cristo, che nel loro insieme costituiscono il fulcro della fede professata dai cristiani, per i quali l’apparizione di Gesù non é considerata alla stregua di un semplice mito astorico ma una folgorante realtà umana e divina.
Per il mondo laico il Natale rappresenta ugualmente una festa di gioia per l’incomparabile bellezza del messaggio cristiano anche sul piano esclusivamente morale.
La Chiesa, con la forza della fede e della sua millenaria tradizione, continua a celebrare gli stessi riti, ai quali i credenti assistono con intatto stupore, mentre i non credenti celebrano anch’essi la ricorrenza ravvisando in essa un invito di carattere etico verso la sollecitudine umana e la solidarietà sociale.
Il Natale é quindi fonte di preghiera ma anche di esaltazione dello spirito, nel segno dell’amore, della fratellanza e della bontà: una ricorrenza che unisce le famiglie nel calore degli affetti, con l’ardente auspicio che il clima di comunione sentimentale e di pace che la festività esprime si propaghi a tutti i popoli della terra.
Per tutte queste ragioni il Natale si presenta oggi più che in passato come una fonte di speranza in un mondo migliore, nel quale prevalgano i valori universali mediante il trionfo del bene sul male.
Formulare l’auspicio in tale prospettiva è senz’altro il modo migliore per celebrare e godere nell’intimo della propria coscienza la tradizionale annuale ricorrenza.

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