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Rubrica "Una voce dall'America"
e-mail: rrowley@zianet.com
di Robert Rowley

Promesse dell'anno nuovo senza posta pubblicitaria
traduzione del prof. Gianni Latronico

(in lingua inglese)

Papering Over the Promise of a New Year.

I do not know for certain, but I imagine that the residents of a small village like Colobraro do not receive a lot of junk mail in their mailboxes. In America, even in small towns, citizens are constantly barraged with junk mail, especially during the holiday season. Each day, after the mail is delivered, Americans go out to their mailboxes to retrieve an amazing amount of wasted paper, most of it in the form of advertisements or catalogs whose sole purpose is to convince citizens to spend money on products that most of them do not need. Personally, I am not only insulted by the sheer volume of junk mail I receive, but I am concerned about what it portends for the future of the Earth.

Junk mail is symbolic of everything wrong with a society based on consumerism. The paper it is printed on is a product of trees harvested to make pulp. These trees are a part of the Earth's respiratory system, breathing in the carbon dioxide waste that most living organisms produce and exhaling the precious oxygen that these organisms require for life. Harvesting trees for paper products means fewer trees to produce oxygen and consume carbon dioxide. Carbon dioxide is one of the emissions that help to create global warming. So junk mail - created to foster heightened consumerism in citizens - is directly responsible for making a world that may soon be uninhabitable by those citizens.

Disposing of junk mail is another serious problem. Although many communities have the ability to recycle junk mail, nearly 6 million tons of advertisements and catalogs end up in landfills in the United States each year. Annually, nearly 100 million trees are used for the junk mail sent to each house in the country. Less than half of that mail is ever opened, and only 20 percent is recycled. And Americans pay almost $400 million dollars yearly to dispose of unrecycled junk mail.

One would think that this kind of colossal waste would prompt the United States government to enforce strict laws concerning the creation of junk mail, but a laissez-faire capitalistic system leaves the solution in the hands of individual citizens. Supposedly, if a person does not want to receive junk mail, he or she can opt out by signing their names to a “No Junk Mail” list. But the U.S. government does not require direct marketers (the creators of junk mail) to even consult the list.

It is other, different kinds of lists, that contribute directly to the overwhelming problem of unwanted mail. When a person orders a product from a catalog—especially if the purchase is made online—the name and address of the buyer is recorded on a list. These lists of names are often sold to other direct marketers, who then send unsolicited advertisements and catalogs to unsuspecting individuals. The number of times these lists are sold to marketers is geometrically proportional to the amount of unwanted junk mail a person receives because each company that purchases a list of names often sells the list to other marketers who sell the list, and so on, creating a seemingly endless cycle. And junk mail is not solely an American problem, but one that plagues countries all over the world.
If no regulatory agencies step in to end this problem of junk mail, it will not stop; and that is why I am pessimistic about stemming the tide of paper waste in the new year. Everybody talks about doing something for the environment, but little ever seems to get accomplished, especially if significant change comes at the expense of business profit.

(in lingua italiana)

Promesse dell'anno nuovo senza posta pubblicitaria.
Non so di sicuro, ma immagino che gli abitanti di un piccolo paese come Colobraro non ricevono un sacco di posta pubblicitaria, nelle loro cassette postali. In America, anche nei piccoli centri urbani, i cittadini sono continuamente sommersi da una raffica di posta pubblicitaria, specialmente durante il periodo delle feste. Ogni giorno, alla consegna della posta, gli Americani escono, per ritirare dalle loro cassette postali una quantità sorprendente di carta sprecata, la maggior parte sotto forma di pubblicità o di cataloghi, il cui unico scopo è quello di convincere i cittadini a spendere soldi per i prodotti, di cui quasi nessuno di loro ha bisogno. Personalmente, non sono soltanto infastidito dal voluminoso ingombro di posta pubblicitaria che ricevo, ma sono preoccupato su cosa ciò fa presagire per il futuro della terra.

La posta pubblicitaria è il simbolo di tutto il male della società basata su consumismo. La carta, su cui è stampata, è un prodotto degli alberi recisi per ricavarne la polpa. Questi fanno parte dell'apparato respiratorio della terra, basato sul loro consumo dell'anidride carbonica che quasi tutti gli organismi viventi producono e sull'emanazione del prezioso ossigeno che questi stessi organismi richiedono per vivere. Abbattere gli alberi, per i prodotti cartacei, significa disporre di meno alberi, per produrre ossigeno ed assorbire anidride carbonica. L'anidride carbonica è una delle emissioni, che contribuiscono a generare il surriscaldamento globale. Così la posta pubblicitaria - attuata per promuovere un intenso consumismo per i cittadini - è direttamente responsabile nel rendere il mondo presto inabitabile dai cittadini stessi.

Smaltire la posta pubblicitaria è un altro serio problema. Anche se molte comunità hanno la capacità di riciclare la posta rifiutata, quasi 6 milioni di tonnellate di pubblicità e cataloghi ogni anno finiscono interrati in discariche, negli Stati Uniti. Annualmente, quasi 100 milioni di alberi vengono abbattuti per la posta pubblicitaria, consegnata in ogni casa, nell'intera nazione. Meno della metà di quella posta viene aperta e soltanto il 20% viene riciclato. E gli Americani pagano quasi $400 milioni di dollari all'anno, per disfarsi di posta rifiutata, non riciclata.

Si potrebbe pensare che questo genere di spreco colossale induca il governo degli Stati Uniti a promulgare leggi rigorose riguardo alla produzione di posta pubblicitaria, ma un sistema capitalistico di eccessivo permissivismo lascia la soluzione nelle mani dei singoli cittadini. Presumibilmente, se una persona non desidera ricevere la posta pubblicitaria, può optare per apporre la propria firma ad una lista di gente contraria alla pubblicità. Ma il governo degli Stati Uniti non richiede ai venditori diretti (fautori della posta pubblicitaria) neppure di consultare tale lista.

Sono altri generi differenti di liste, che contribuiscono direttamente al problema opprimente della posta indesiderata. Quando una persona ordina un prodotto da un catalogo - particolarmente se l'acquisto è fatto online - il nome e l'indirizzo del compratore viene registrato su una lista. Queste liste di nomi sono vendute spesso ad altri venditori diretti, che a loro volta mandano pubblicità e cataloghi non richiesti ad ignari destinatari. Il numero di volte che queste liste vengono cedute ai venditori è geometricamente proporzionale alla quantità di posta indesiderata che una persona riceve, perché ogni azienda che compra una lista di nomi vende spesso la lista ad altre aziende, che vendono la lista e così via, generando un ciclo all'infinito. E la posta rifiutata non è soltanto un problema americano, ma affligge i paesi di tutto il mondo. Se nessuna agenzia regolatrice interviene per far cessare il problema della posta pubblicitaria, questo non si arresterà mai; ed ecco perché sono pessimista sulla possibilità di bloccare la marea di carta straccia nell'anno nuovo. Ognuno parla di fare qualcosa per l'ambiente, ma sembra di fare sempre così poco, particolarmente se un cambiamento significativo va a scapito del profitto di affari. By Robert

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