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Uno storico caso di
capovolgimento del vivere civile, pur credendo di rispettare le regole
comuni.
Tutto si ripete nella storia ma mai nello stesso modo e nello stesso
posto, vedi il racconto romanzato di Antonio Fogazzaro. Ne "Il Piccolo Mondo
Antico" pubblicato nel 1895, da Gallidi, Milano, il Fogazzaro descrive il problema del
momento (i contrasti generazionali sono riferiti al comportamento di due
nature ed educazioni diverse dalla nostra), in cui vive usando quello che gli accade intorno, soprattutto
indaga sullo psicologico ed attribuisce ai personaggi quella che poi fu
detta dissertazione psicologica sul problema filosofico del contrasto
tra fede e ragione. I personaggi sono ben caratterizzati nella loro
esasperazione.
Detti personaggi cadono tutti sotto il peso di quei desideri abissali
ai quali li induce una loro inquietudine di moderno attivismo, di un
travaglio complicato e non hanno i presupposti per navigare nel
profondo di essi.
Così oggi si muovono i tanti disperati che fuoriescono dalla madre
patria per trovare un attimo di accondiscendenza in quelle nazioni che più
tollerano l'arte di arrangiarsi a spese del prossimo e lasciano
sviluppare quasi liberamente la loro innata voglia di agire, senza essere
repressi come avviene nei loro paesi di origine che hanno delle leggi
più rigide.
Fogazzaro si serve di un’area circoscritta del Lago di Lugano e della
storia d’amore di due giovani innamorati, Lucia e Franco, per descrivere
il tempo che gli è toccato e come i giovani si muovano nel contrasto
delle classi, a lui ben conosciute, visto che si trattava di suo padre e
sua madre.
A conferma di quanto detto prima riportiamo alcune frasi scritte da lui nella
lettera del 10 settembre 1889: "Chi vive
per godere di questo mondo disprezzando l'altro; chi vive per
fare il bene in questo mondo non mirando all'altro; chi vive mirando
all'altro ma più con la fede, colla preghiera, che colle opere, chi vive
mirando all'altro attraverso questo, che mi pare la regola
migliore."
Oggi il piccolo mondo antico è l’Italia tutta, mentre il contorno è
l'Europa allargata: i figli di questa nobile ed antica terra hanno
saputo conservare ed estendere le loro regole di vita, e il modo di
vivere civile, a molti altri popoli che si richiamano agli stessi
principi: cioè l’osservanza della libertà nella più assoluta labilità dei
controlli, sia pure minimi, per menare una vita civile. È questa l'ultima
prerogativa che attira delinquenti non solo dalle nazioni appena
inserite nell’Unione Europea ove i governi hanno usato il pugno di ferro
per allinearsi alle leggi dell'unione e poterne far parte. Quei
cittadini che hanno nella loro indole la violenza hanno ingrossato
le file dei diseredati e schiavizzati popoli delle "carrette del mare",
che il più delle volte non raggiungevano la meta desiderata.
Tra questi vi sono gli "schiavizzati dei tempi nostri", sono loro i
primi a commettere gli atti più sconcertanti; poi nel cercare una
qualche via di uscita attirano i soggetti nostrani psicologicamente
deboli ed inclini a detti comportamenti. |
Quindi per avere in Italia una qualche referenza
giustificatrice nell'aggregazione a delinquere, si
servano appunto sia dei nostri che delle nuove
leve
di cittadini europei: siano essi rom o fuorusciti in genere.
Abbiamo così un risveglio e un ritorno dei corsi e ricorsi storici nel
nostro bel paese.
Ma l'Europa che ancora non riesce a legiferare adeguatamente
per imporre a tutti le sue volontà ne subisce le conseguenze: ci troviamo
così con i giornali e telegiornali pieni di notizie sconcertanti ed
aberranti per ogni creatura sana di mente.
Questo nostro discorrere vuole sollecitare gli europei a
insistere nella erudizione dei miseri che bussano alle sue porte e a questi
ultimi chiedere di farsi avanti nel denunciare i pochi che li pongono nelle
condizioni di essere additati come persone sgradevoli e quindi indesiderate.
Certo è che gli europei non sono di indole razzista, prova ne è la larga
tolleranza, ma il dolore atroce che ogni giorno i suoi cittadini subiscono
fa sì che anche i più disponibili si trovano col cuore indurito e pronti a
denigrare e ad accusare buoni e cattivi.
Passiamo così per popolo intollerante.
E chi prima vedeva nell'Europa, e principalmente nell'Italia, il paradiso sulla
terra, oggi si proietta verso opposti sentimenti: giudica coloro che li
accoglie, li veste, li nutre e li pongano in un nuovo stato di cose a loro
negato dagli stati di provenienza; così si trovano a non comprendere che il bene e
le comodità bisogna guadagnarseli ed attenderli.
Non è possibile giungere in un mondo evoluto per liberarsi da millenni di
sacrifici e di abusi subiti.
Con questo non vogliamo dire che gli extracomunitari si devono votare alla santa rassegnazione
ma che si devono impegnare nel lavoro e nel rispetto delle leggi che sono
proprie del paese che li ospita.
Forse solo con una disposizione del genere ci si può avvicinare all'idea
di essere cittadini del mondo ed abolire ogni frontiera.
Il rispetto che ogni singolo desidera è giusto pretenderlo solo se lui lo
mette per prima in pratica.
Questo, a nostro avviso, basterebbe per vivere tutti in pace su questa terra
di lacrime che gli uomini vogliono tale.
Si potrebbe avere veramente "L'Eden" ovunque se tutti ci mettessimo a
lavorare per produrre beni e distribuirceli secondo l'impegno, il tempo
impiegato, l'intelligenza usata, la disponibilità verso il fratello
cagionevole di salute o più sventurato dell'altro.
Insomma bisogna lavorare per il bene e giammai per il male. Deve primeggiare sempre
e comunque la volontà di essere sempre positivi nella vita e mai piangersi
addosso per un male accaduto, sia esso causato dalla negligenza che da
eventi soprannaturali.
Ricominciare sempre e con più tenacia per arrivare a vedere i propri
risultati di lavori eseguiti con scrupolosa abnegazione. Certamente, con
questi presupposti il buon Dio non mancherà di alleviare le nostre pene, che
ci procuriamo con la nostra malvagità e poca obbedienza alle Sue leggi, che
sono semplici e profonde allo stesso tempo. |