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LE NUOVE POVERTA': QUALI FORME DI REAZIONE SPONTANEA?
La realtà di "Mondo di Comunità e Famiglia" di Bruno ed Enrica Volpi
di Antonella Pagano

Di che tipo di povertà si può parlare al giorno d'oggi?

Attualmente, in Italia, non si può più solo parlare di povertà nel senso "tradizionale" del termine, quella povertà che ha il volto dei clochard, dei mendicanti, degli extracomunitari di ogni sesso ed età, dei nomadi, dei tossicodipendenti, degli anziani privi di pensione, malati e abbandonati a sé stessi. E' doveroso, oggi, parlare anche di "nuove povertà".
"I nuovi poveri", definiti pure "working poors" sono coloro che, pur avendo un'occupazione professionale, percepiscono redditi troppo bassi per poter vivere una vita dignitosa. Sono soggetti che, spesso, tendono a non mostrare il loro disagio, confinandolo solo alla sfera familiare, sfuggendo in tal modo alle rilevazioni ufficiali. Eppure, l'Istat sottolinea che, specifiche tipologie di famiglie e determinate categorie di individui, subiscono di più rispetto ad altri periodi di "povertà fluttuante", in cui a causa di una crisi di occupazione o di una diminuzione del reddito cadono in uno stato di disagio che si può protrarre anche per lunghi periodi.
I nuovi poveri sono un fenomeno sempre di più in crescita, sia nelle grandi città, che nei piccoli centri di provincia. Una nuova emergenza sociale.
C'è una presa di coscienza verso queste nuove forme di povertà? Quali azioni sul piano istituzionale sono state prese fino ad ora?
Di "nuove povertà" se ne sta sempre più parlando. Tv, Radio, Giornali, Riviste specializzate attente ai mutamenti sociali e all'ambito del non-profit stanno, di recente, parlando di chi vive ai margini della società italiana perché caduto nella rete di una "povertà incalzante". Eppure, il fenomeno resta ancora ad un livello conoscitivo, senza che sul fronte istituzionale si siano prese importanti decisioni, per non parlare del piano legislativo a parte il tema finanziaria.
E' giusto ricordare, comunque, che i "nuovi poveri" sono uno dei punti al centro del programma di interventi del Ministero della Solidarietà Sociale indirizzato alla persone ed ai gruppi maggiormente esposti al rischio di esclusione sociale. Il Ministero intende, a tal fine, approfondire la conoscenza sulle reali dimensioni della povertà e dell'esclusione sociale del paese, monitorando le condizioni di vita delle famiglie, ponendo in rilievo le cause ed i rischi della marginalizzazione nell'Italia di oggi. Allo stesso modo, di recente, il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, in una lettera a nove Ministri, ha posto all'attenzione sei emergenze che devono essere affrontate e risolte a breve e lungo termine, tra cui ha inserito "le fasce di estrema povertà".
E' possibile una "soluzione naturale" a questo fenomeno che tende ad allargarsi, che non sia legata unicamente a manovre finanziarie?
Parlare di "soluzione naturale" è possibile, tenendo conto che tutte le possibili soluzioni si devono sempre adattare al contesto sociale a cui si rivolgono e ai soggetti che ne sono coinvolti. Ma non è un'utopia pensare che, dove lo Stato non arriva, può arrivare l'uomo attraverso i suoi gesti di solidarietà e di condivisione. Già ora, la Caritas, come le tante comunità e associazioni presenti sul territorio a livello locale, offrono un pasto caldo a chi non se lo può permettere, ma questi tipi di intervento pur su ampi numeri restano sempre "nucleari", perché non risolvono il problema dell'esclusione sociale. In tal senso, sarebbe opportuno trovare delle soluzioni "alternative", che non facciano solo riferimento a manovre fiscali, ma che siano in grado di far leva sulle risorse del singolo individuo. L'individuo, infatti, assieme ai propri simili, può essere generatore di una forza "collettiva" potente, data proprio dal gruppo che è capace di creare e da cui si sente accolto. Ed è proprio l'accoglienza che lo libera dalla sensazione di frustrazione ed emarginazione, anche economica, oltre che morale.
Ci sono attualmente esempi ricollegabili a questo genere di "soluzioni naturali" o questa via resta un'utopia?
Ci sono persone in Italia che, già a partire dal 1978, per primi hanno affrontato il tema dell'emarginazione e dei disagi derivanti da una situazione di povertà quotidiana, puntando sulla forza del vivere assieme e dando vita a nuove forme di "aiuto-aiuto" e di "mutuo soccorso" che hanno preso il nome di "famiglie solidali". Essi sono Bruno ed Enrica Volpi che, insieme a Massimo e Danila Nicolai e ad un gruppo di Padri Gesuiti, hanno dato luce a "Comunità e Famiglia": un insieme di "condomini solidali", in cui le famiglie, pur abitando in propri spazi, condividono i momenti quotidiani e, talvolta, anche un impegno economico, perché uniti dai valori di condivisione, libertà ed accoglienza. Accoglienza che, negli anni, si è anche trasformata in esperienze di affido ed adozione per molti.

Il modello dei coniugi Volpi è un modello articolato?
Sicuramente. E' un modello articolato e auto-generativo, in quanto la linfa vitale è data da ogni singolo membro che ne entra a far parte.
Nel corso di questi 30 anni, il modello dei coniugi Volpi è diventato un vero e proprio "mondo", tanto da chiamarsi appunto "Mondo di Comunità e Famiglia" (MCF). Un "Mondo" che si è sviluppato su varie dimensioni: "le comunità territoriali" e "le comunità residenziali", seguite a quella originaria di Villappizzone, moltiplicandosi; "i gruppi di condivisione"; "le associazioni di volontariato regionali (ACF)" e la "cordata sociale del lavoro", tutte espressioni di un modello di vita che si è evoluto nel tempo e che ha visto l'adesione continua di famiglie, nonché l'accoglienza per lunghi e/o brevi periodi, di decine e decine di persone. La nascita, poi, della Fondazione "I care" (Mi prendo cura), ha reso questo modello di "Comunità e Famiglia" capace di potersi misurare su un altro piano: quello dei "lavori solidali", ossia l'acquisizione e la ristrutturazione di edifici ai fini della realizzazione di ulteriori e validi progetti (es: l'accoglienza di malati psichici, progetto della Caritas Ambrosiana). Attualmente, "Mondo di Comunità e Famiglia" conta circa 10 "nodi" su tutto il territorio nazionale (20 regioni e 5 province), dove il modello delle "famiglie solidali" risulta vincente, tanto da essere stato adottato anche in certe comunità estere in Spagna, Francia e Germania. Attualmente, più di 100 famiglie ne fanno parte per un totale di più di 500 persone, appartenenti a classi sociali differenti e di provenienza etnica differente.
Quali sono i valori di base di MCF?
"Mondo di Comunità e Famiglia" è la dimostrazione di come l'attuazione di valori antichi alla pratica di vita quotidiana possa migliorare la vita del singolo e della singola famiglia. Le comunità, infatti, di Villappizzone, di Basiano, di Berzano di Tortona fondate dai coniugi Volpi, assieme a tutte le altre, spezzano l'isolamento ed eliminano la solitudine a cui la società di oggi condanna i gruppi familiari. In esse, si sviluppa la condivisione, che non è solo sul piano materiale, ma di ricostruzione di quel capitale sociale che le famiglie tradizionali possedevano fino all'esplosione della famiglia nucleare e che, nella società postmoderna, hanno smarrito.
L'elemento centrale del modello è un concetto che, rispetto al contesto sociale attuale, sembra antico quanto controcorrente. Esso, infatti, è dato dall'"autopromozione della persona e, quindi, della famiglia con le sue risorse e fragilità, nella convinzione che essa sarà utile a se stessa e alla società nella misura in cui potrà sviluppare appieno i propri "talenti": "io garantisco a te la possibilità di esprimere tutte le tue possibilità, tu lo garantisci a me. Insieme possiamo". Il dovere di ognuno è di vivere al meglio le proprie possibilità; e una diversa qualità della vita porta a liberare energie e potenzialità, proprio perché l'individuo è accettato per ciò che è e messo nella condizione di vivere secondo i suoi ritmi. E ciò che scaturisce dalla convivenza è speso per il bene di tutti e genera bene.
L'unione tra famiglie aiuta a creare le condizioni perché ogni famiglia sia se stessa. La famiglia, infatti, in comunità con le altre esprime potenzialità inaspettate avendo la possibilità di autopromuoversi. Il grande tesoro che ogni famiglia riscopre è lo stare assieme, il condividere e l'accogliere, l'essere accolti e l'aprirsi agli altri; ed è un piacere che con gli anni cresce e si fortifica, non è solo immediato. Le comunità di famiglie sono consapevoli che "l'alternativa" non è vivere un'altra realtà, ma vivere in "un altro modo" ciò che gli altri vivono.
I valori che le famiglie solidali con-divivono sono, quindi, l'auto aiuto e il mutuo soccorso, la piena fiducia, la disponibilità reciproca, la sobrietà e la condivisione nell'uso di beni e risorse, la sovranità e autosufficienza e l'apertura verso l'esterno. Le comunità di famiglie accolgono questi valori e ciò permette di offrire ad altre persone, in cerca di "senso" e/o in difficoltà" il calore di un contesto vero, in cui crescere e ritrovare fiducia e dignità.
In particolare, sono 3 i pilastri su cui si regge MCF: a) l'APERTURA (religiosa, ideologica, razziale ed economica); b) l'ACCOGLIENZA (conseguenza inevitabile dell'apertura); c) la CONDIVISIONE (di vita, di beni, la cassa comune, ecc). E i mattoni di questi pilastri sono: a) la TOLLERANZA nonostante la diversità; b) la SOVRANITA' FAMILIARE (autosufficienza economica e decisionale); c) l'AUTOGESTIONE (l'assegno in bianco dato ad ogni capofamiglia e indicatore della piena fiducia alla base dei rapporti).

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