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LE NUOVE POVERTA': QUALI FORME DI REAZIONE SPONTANEA?
La realtà di "Mondo di Comunità e Famiglia" di Bruno ed Enrica Volpi
di Antonella Pagano

Chi sono i beneficiari di questo modello?

Il modello che i coniugi Volpi hanno creato, come loro stessi affermano, si rivolge a "chi sta bene, chi sta male e chi crede di stare bene". Chi decide di abbracciare il modello se ne prende la responsabilità appieno e in prima persona. Una volta formate, le comunità di famiglie si costituiscono come entità propria, autonoma e formalizzata da un patto tra di loro, di cui Mondo di Comunità e Famiglia tutela la vita e l'andamento economico e giuridico.
I beneficiari del modello sono: a) la coppia; b) la coppia con i figli; c) la famiglia nei confronti delle altre famiglie; d) la comunità nei confronti delle altre comunità.
Nelle "comunità di famiglie", la famiglia e quindi la "coppia" e la "coppia con figli", trova grande beneficio perché ha la possibilità di rallentare il ritmo e di recuperare i rapporti. Ciò che emerge come forte contrasto con la realtà di oggi è che, in questa visione "alternativa" della vita, la famiglia vale per quello che è e non per quello che fa, non per i soldi che porta a casa ma per ciò che dimostra ogni giorno con gli altri e dentro le proprie mura. La famiglia, quindi, vale per il capitale umano che possiede e mette in gioco e non per un capitale monetario. Questa prospettiva sta alla base dei rapporti che, poi, la famiglia ha con le altre e nei confronti delle altre comunità di famiglie. Il lavoro stesso, quindi, assume un'importanza diversa nelle famiglie solidali: esso diventa un'espressione del singolo individuo che muta a seconda delle esigenze del vivere in comunità. Essendo la comunità di famiglie una "famiglia di famiglie" ha bisogno del tempo e delle risorse di tutti. Vi è chi lavora in modo "produttivo", portando a casa i soldi, e chi lavora in modo "creativo", ossia creando la famiglia. Sono entrambi considerati due lavori essenziali alla comunità. Alla famiglia, pertanto, si dice: "tu famiglia fai tutto ciò che sei capace di dare, prendi ciò che hai bisogno. Nessuno ti giudica".
Il mettersi assieme tra famiglie permette di procurarsi quanto serve lavorando la metà; ovviamente, si consuma di meno, ma non si peggiora di certo la qualità della vita, perché vivere insieme è vivere meglio. Pertanto, essendo la comunità che si occupa della famiglia, l'individuo è salvo. Se una famiglia ha difficoltà ad arrivare a fine mese non si deve preoccupare, perché c'è la comunità. Non essendoci individualismo, c'è condivisione. La famiglia, quindi, non si accanisce a recuperare i soldi per arrivare alla fine del mese, e si concentra su se stessa.
Sul versante del sostentamento, il modello prevede un "assegno in bianco" che viene dato ad ogni capo famiglia dal Presidente della comunità, al quale è affidata la cassa della comunità stessa. Ogni capofamiglia scrive la cifra di cui ha bisogno che, quindi, preleverà; cifra sconosciuta agli altri. Questo dimostra quanto "Mondo di Comunità e Famiglia" si regga sulla "fiducia" che si ha l'uno nell'altro. Inoltre, l'assegno in bianco libera l'altro da ogni responsabilità, perché è uno strumento di libertà che solleva la comunità da una probabile accusa di "sfruttamento" nei confronti di chi vi appartiene.
Il singolo individuo, quindi, che entra in MCF ha questo assioma da seguire: "fai ciò di cui sei capace e prendi ciò di cui ha bisogno"; la sicurezza di ognuno è "l'altro". La "fiducia", quindi, è il collante di MCF e penetra ogni aspetto: lavorativo, economico, organizzativo e di progettualità. Per questo, la comunità viene considerata una cordata, nel senso che chi vi appartiene si "mette in sicurezza con chi gli sta accanto".
Il modello è aperto, infine, a percorsi di "accoglienza" e di "affido". L'accoglienza è attuata dalle famiglie con una completa autonomia decisionale e responsabilità diretta verso le persone accolte; ma chi accoglie mediante l'affido ha, nel contempo, l'aiuto e l'appoggio morale e materiale della comunità, che consente di non essere soli ad affrontare le situazioni. La famiglia, in tal senso, rimane sovrana, ma non sola.

Quale ricaduta sociale ha un modello di questo genere sulla comunità e sui singoli?

Il punto della ricaduta sociale è estremamente importante per capire l'utilità di questo modello. Essa consiste, principalmente, nel benessere che genera e che permane nella coppia, nella famiglia, nel vivere assieme e nell'organizzare un nuovo modello economico. Da qui, la capacità di saper incidere sui disagi dei singoli soggetti che incontrano la comunità o che vivono nella comunità, anche per brevi periodi; pertanto, di saper agire sulla prevenzione dei disagi individuali come collettivi, proprio puntando sulle relazioni. L'utilità sociale non è solo diretta, ma soprattutto, è indiretta e continuativa nel tempo.
Per chi aderisce al modello, allora, non si tratta solo di fuggire da un isolamento fisico che nasce in una società che corre veloce, ma significa anche ricrearsi sul piano relazionale ed umano, morale, grazie al dialogo e all'incontro con l'altro. E' facile comprendere, allora, come il modello di "Comunità e Famiglia" sia stato un antidoto, come gli stessi fondatori confermano, per moltissime persone contro forme di depressione, tentavi di suicidio e livelli di marginalità, a cui possono seguire forme individuali e collettive di devianza di cui è spesso causa proprio la povertà e, nello specifico, "le nuove povertà" di oggi.

Queste comunità di famiglie si possono visitare, sono aperte all'esterno?

Certamente. Esse possono essere visitate da chi lo richiede, e gli stessi locali di loro proprietà vengono affittati per feste di compleanno, battesimi, giornate di ritiro di gruppi di vario genere.
La dott.ssa Nicoletta Bressan, sociologa ed interessata al modello di Mondo di Comunità e Famiglia, ha visitato la comunità dove risiedono i coniugi Volpi, che si trova a Berzano di Tortona in Piemonte, dal 23 al 24 Giugno. L'obbiettivo: studiare da vicino il modello, capire e addentrarsi nelle sue fessure, conoscendone da vicino i protagonisti.
La dott.ssa Bressan si è trattenuta con i coniugi Volpi e gli altri membri della comunità di Berzano un giorno e mezzo ed è stata un'esperienza molto toccante. Il fondatore del modello, Bruno assieme alla moglie Enrica, ha spiegato alla dott.ssa Bressan qual è stato il percorso grazie al quale sono giunti a creare un modello come MCF, le tante difficoltà vissute, le tappe che hanno caratterizzato la loro storia personale e come generatori di un'esperienza intensa. Nelle loro parole, la dott.ssa Bressan, ha potuto trovare l'entusiasmo per un'impresa nella quale è ancora fortemente presente la voglia di continuare; e così, nelle parole di chi vive con i coniugi Volpi (attualmente 3 adulti con problemi relazionali), come degli altri membri della comunità, è determinante la volontà di affrontare qualsiasi intemperie pur di irrobustire la comunità e le comunità. Il senso di appartenenza, di amore, di coinvolgimento per questa esperienza di vita in comune è elevatissimo: chi ne fa parte lo vede come un bene voluto e, per questo, da difendere e da espandere.
Poter, allora, scrivere di Bruno ed Ernica Volpi, ma anche di chi li segue da anni, significa dare a queste persone che per trent'anni hanno reso realtà l'amore per il prossimo, una riconoscenza non silenziosa. Essi, e coloro che hanno costruito con loro, hanno trovato con nel modello di "Comunità e Famiglia" una soluzione "naturale", una "reazione spontanea" quanto efficace, agli effetti della povertà e, da qui, della marginalità del singolo e dei gruppi.
Il loro modello fa riflettere e dovrebbe essere maggiormente noto a tutti, più di quello che già è ad un settore di tecnici, nelle sue articolazioni e nei suoi fatti che si mostra più che positivi, visto quanto le "nuove povertà" siano sin da ora in Italia un vero e proprio allarme sociale.

Da riflessioni della Dottoressa Nicoletta Bressan

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