|
Chi sono i
beneficiari di questo modello?
Il modello che i coniugi Volpi hanno creato, come loro stessi
affermano, si rivolge a "chi sta bene, chi sta male e chi crede
di stare bene".
Chi decide di abbracciare il modello se ne prende la responsabilità
appieno e in prima persona. Una volta formate, le comunità di
famiglie si costituiscono come entità propria, autonoma e
formalizzata da un patto tra di loro, di cui Mondo di Comunità e
Famiglia tutela la vita e l'andamento economico e giuridico.
I beneficiari del modello sono: a) la coppia; b) la coppia
con i figli; c) la famiglia nei confronti delle altre famiglie; d)
la comunità nei confronti delle altre comunità.
Nelle "comunità di famiglie", la famiglia e quindi la "coppia" e la
"coppia con figli", trova grande beneficio perché ha la possibilità
di rallentare il ritmo e di recuperare i rapporti. Ciò che emerge
come forte contrasto con la realtà di oggi è che, in questa visione
"alternativa" della vita, la famiglia vale per quello che è e non
per quello che fa, non per i soldi che porta a casa ma per ciò che
dimostra ogni giorno con gli altri e dentro le proprie mura. La
famiglia, quindi, vale per il capitale umano che possiede e mette in
gioco e non per un capitale monetario. Questa prospettiva sta
alla base dei rapporti che, poi, la famiglia ha con le altre e nei
confronti delle altre comunità di famiglie. Il lavoro stesso,
quindi, assume un'importanza diversa nelle famiglie solidali: esso
diventa un'espressione del singolo individuo che muta a seconda
delle esigenze del vivere in comunità. Essendo la comunità di
famiglie una "famiglia di famiglie" ha bisogno del tempo e delle
risorse di tutti. Vi è chi lavora in modo "produttivo", portando a
casa i soldi, e chi lavora in modo "creativo", ossia creando la
famiglia. Sono entrambi considerati due lavori essenziali alla
comunità. Alla famiglia, pertanto, si dice: "tu famiglia fai
tutto ciò che sei capace di dare, prendi ciò che hai bisogno.
Nessuno ti giudica".
Il mettersi assieme tra famiglie permette di procurarsi quanto
serve lavorando la metà; ovviamente, si consuma di meno, ma non si
peggiora di certo la qualità della vita, perché vivere insieme è
vivere meglio. Pertanto, essendo la comunità che si occupa della
famiglia, l'individuo è salvo. Se una famiglia ha difficoltà ad
arrivare a fine mese non si deve preoccupare, perché c'è la
comunità. Non essendoci individualismo, c'è condivisione. La
famiglia, quindi, non si accanisce a recuperare i soldi per arrivare
alla fine del mese, e si concentra su se stessa.
Sul versante del sostentamento, il modello prevede un "assegno in
bianco" che viene dato ad ogni capo famiglia dal Presidente della
comunità, al quale è affidata la cassa della comunità stessa. Ogni
capofamiglia scrive la cifra di cui ha bisogno che, quindi,
preleverà; cifra sconosciuta agli altri. Questo dimostra quanto
"Mondo di Comunità e Famiglia" si regga sulla "fiducia" che si ha
l'uno nell'altro. Inoltre, l'assegno in bianco libera l'altro da
ogni responsabilità, perché è uno strumento di libertà che solleva
la comunità da una probabile accusa di "sfruttamento" nei confronti
di chi vi appartiene.
Il singolo individuo, quindi, che entra in MCF ha questo assioma da seguire: "fai
ciò di cui sei capace e prendi ciò di cui ha bisogno"; la
sicurezza di ognuno è "l'altro". La "fiducia", quindi, è il collante
di MCF e penetra ogni aspetto: lavorativo, economico, organizzativo
e di progettualità. Per questo, la comunità viene considerata una
cordata, nel senso che chi vi appartiene si "mette in sicurezza con
chi gli sta accanto".
Il modello è aperto, infine, a percorsi di
"accoglienza" e di "affido". L'accoglienza è attuata dalle famiglie
con una completa autonomia decisionale e responsabilità diretta
verso le persone accolte; ma chi accoglie mediante l'affido ha, nel
contempo, l'aiuto e l'appoggio morale e materiale della comunità,
che consente di non essere soli ad affrontare le situazioni. La
famiglia, in tal senso, rimane sovrana, ma non sola. |
Quale ricaduta sociale ha un modello di questo genere sulla comunità e sui singoli?
Il punto della ricaduta sociale è estremamente importante per capire
l'utilità di questo modello. Essa consiste, principalmente, nel
benessere che genera e che permane nella coppia, nella famiglia, nel
vivere assieme e nell'organizzare un nuovo modello economico. Da
qui, la capacità di saper incidere sui disagi dei singoli soggetti
che incontrano la comunità o che vivono nella
comunità, anche per brevi periodi; pertanto, di saper agire sulla
prevenzione dei disagi individuali come collettivi, proprio puntando
sulle relazioni. L'utilità sociale non è solo diretta, ma
soprattutto, è indiretta e continuativa nel tempo.
Per chi aderisce al modello, allora, non si tratta solo di fuggire
da un isolamento fisico che nasce in una società che corre veloce,
ma significa anche ricrearsi sul piano relazionale ed umano, morale,
grazie al dialogo e all'incontro con l'altro. E' facile comprendere,
allora, come il modello di "Comunità e Famiglia" sia stato un
antidoto, come gli stessi fondatori confermano, per moltissime
persone contro forme di depressione, tentavi di suicidio e livelli
di marginalità, a cui possono seguire forme individuali e collettive
di devianza di cui è spesso causa proprio la povertà e, nello
specifico, "le nuove povertà" di oggi.
Queste comunità di famiglie si possono visitare, sono aperte all'esterno?
Certamente. Esse possono essere visitate da chi lo richiede, e gli
stessi locali di loro proprietà vengono affittati per feste di
compleanno, battesimi, giornate di ritiro di gruppi di vario genere.
La dott.ssa Nicoletta Bressan, sociologa ed interessata al modello
di Mondo di Comunità e Famiglia, ha visitato la comunità dove
risiedono i coniugi Volpi, che si trova a Berzano di Tortona in
Piemonte, dal 23 al 24 Giugno. L'obbiettivo: studiare da vicino il
modello, capire e addentrarsi nelle sue fessure, conoscendone da
vicino i protagonisti.
La dott.ssa Bressan si è trattenuta con i coniugi Volpi e gli altri
membri della comunità di Berzano un giorno e mezzo ed è stata
un'esperienza molto toccante. Il fondatore del modello, Bruno
assieme alla moglie Enrica, ha spiegato alla dott.ssa Bressan qual è
stato il percorso grazie al quale sono giunti a creare un modello
come MCF, le tante difficoltà vissute, le tappe che hanno
caratterizzato la loro storia personale e come generatori di
un'esperienza intensa. Nelle loro parole, la dott.ssa Bressan, ha
potuto trovare l'entusiasmo per un'impresa nella quale è ancora
fortemente presente la voglia di continuare; e così, nelle parole di
chi vive con i coniugi Volpi (attualmente 3 adulti con problemi
relazionali), come degli altri membri della comunità, è determinante
la volontà di affrontare qualsiasi intemperie pur di irrobustire la
comunità e le comunità. Il senso di appartenenza, di amore, di
coinvolgimento per questa esperienza di vita in comune è
elevatissimo: chi ne fa parte lo vede come un bene voluto e, per
questo, da difendere e da espandere.
Poter, allora, scrivere di Bruno ed Ernica Volpi, ma anche di chi li
segue da anni, significa dare a queste persone che per trent'anni
hanno reso realtà l'amore per il prossimo, una riconoscenza non
silenziosa. Essi, e coloro che hanno costruito con loro, hanno
trovato con nel modello di "Comunità e Famiglia" una soluzione
"naturale", una "reazione spontanea" quanto efficace, agli effetti
della povertà e, da qui, della marginalità del singolo e dei gruppi.
Il loro modello fa riflettere e dovrebbe essere maggiormente noto a
tutti, più di quello che già è ad un settore di tecnici, nelle sue
articolazioni e nei suoi fatti che si mostra più che positivi, visto
quanto le "nuove povertà" siano sin da ora in Italia un vero e
proprio allarme sociale.
Da riflessioni della Dottoressa Nicoletta Bressan |