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DINO BERARDINO D'ANGELLA
TERRA TERRA: LA QUESTIONE NEL METAPONTINO ATTRAVERSO I SECOLI
recensione di Aldo Viviano

Dino Berardino D'Angella – TERRA TERRA: LA QUESTIONE NEL METAPONTINO ATTRAVERSO I SECOLI – pagg. 283 cm 17 x 24 – Editrice Centro Studi Gymnasium, Pisticci (MT) lug. 2008 euro 14,00.
L'opera dello studioso lucano che ha al suo attivo numerose pubblicazioni di ordine storiografico locale e regionale, si dispiega in ben undici corposi capitoli con ampie bibliografie di fonti, ricerche, studi, saggi ed appendici singole di documentazioni e testimonianze d'epoca.
Campo di osservazione diretta sono Municipi dell'hinterland jonico lucano, le vicende parallele che li hanno visti territori di conquiste nelle diverse epoche, gli abitanti di quella generosa plaga materana attenta al fenomeno sociale di classe intenta alla custodia e lavorazione del suolo in condizioni di minorità, subalternità, si direbbe di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, alla ricerca della piccola economia in ragione di servizio più che di possesso.
Questo l'autore lo sottende, per cui non ne parla esplicitamente, evitando forse di cadere in un certo manierismo di denuncia tuttora aperta alla critica meridionale. Il titolo però fa intuire la passione per il lavoro, il grave interrogativo della proprietà agricola di stampo feudale fino agli anni Cinquanta del novecento, quando nel sottotitolo riporta il termine "la questione".
Noi aggiungiamo: non ancora risolta, tanto che si sottrae al giudizio della storia, non ritenendo ancora maturi i tempi per un'interpretazione concorde dell'incidenza dei

responsabili locali sull'evolversi dei tempi sia in ordine alle soggezioni, sia in riferimento ai diretti interessati del lavoro, causa forse la mancata istruzione popolare.
Il nostro ceto contadino ha dimorato sino agli anni della Riforma Agraria ne secondo dopoguerra all'ombra dei baroni della terra, del latifondo, della mezzadria ed infine della parcellizzata ripartizione dei campi.
D'altro canto però non è emersa alcuna rivendicazione valida ai fini di un riscatto sia pure graduale, perché troppo forti divenivano i vincoli di dipendenza, al punto tale che padronato e famulato coesistevano in simbiosi di consona intesa.
A volte la evidente complicità di relazione era propiziata da compromessi morali di natura tipicamente voluttuaria.
Certo, la serietà dell'indagine storica sorvola su particolari neppure segnati dalla penna degli autori.
Sta di fatto comunque che le stesse istituzioni, deboli negli uomini rappresentativi, coincidevano quasi con il partenariato sociale di comodo; e questo assicurato il ventre o la corta avventura familiare, accettava la pace della campagna come rifugio di lavoro e soddisfazione del quotidiano. Tante notizie vengono fuori dall'opera diligente del D'Angella, ma dietro tutte queste c'è un ampio retroterra antropologico-psicologico da non trascurare, per cui oggi il ritardo della coscienza civica si riappropria dei diritti imprescindibili.

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