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Perché una mostra come "Italics" |
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ITALICS Arte italiana fra tradizione e rivoluzione,1968-2008
Palazzo Grassi, 27 settembre 2008 – 22 marzo 2009 La mostra è organizzata
in collaborazione con il Museum of Contemporary Art, Chicago Perché
una mostra come "Italics" oggi? Si chiede il Curatore della mostra:
Francesco Bonami, ma solo per spiegarci che l'idea alla base di "Italics"
è scaturita da un lato dal bisogno di celebrare 40 anni di complessità
e contraddizioni nel panorama artistico dell'arte italiana, dall'altro
dalla necessità di riflettere sul perché una realtà così ricca sia stata
spesso sommersa dalle maree del mondo dell'arte contemporanea internazionale.
Quali sono le ragioni per cui l'arte italiana è rimasta circoscritta,
tanto da essere avvolta dal mistero per i curatori dei musei e i critici
che operano al di fuori del paese? Recentemente il New York Times ha
pubblicato un ampio articolo di Michael Kimmelman sulla scena artistica
italiana in cui sono sottolineate chiaramente sia le opportunità mancate
che l'inesauribile vitalità del mondo dell'arte italiana e del suo disomogeneo
sistema di musei. Il fatto stesso che una mostra di questa entità, con
106 artisti in mostra e oltre 250 opere non sia presentata da un'istituzione
pubblica italiana, ma da una nuova realtà privata come Palazzo Grassi
a Venezia, e successivamente al Museum of Contemporary di Chicago, che
ha sostenuto il progetto fin dagli inizi, la dice lunga sul malfunzionamento
del contesto in cui gli artisti italiani hanno dovuto, negli ultimi
40 anni, lavorare, sviluppare e maturare i loro linguaggi creativi personali
ed esclusivi. Perché il 1968? Per diverse ragioni. Il 1968 è il primo
anno della storia moderna ad assistere, sotto diverse forme e aspetti,
a un fenomeno sociale e politico su scala globale. In tutto il mondo,
dalla Francia all'Italia, alla Cina, al Messico e al Giappone, le società
civili e le loro nuove generazioni di cittadini avvertono il bisogno
di una trasformazione radicale delle istanze che regolano le loro vite,
dalle università, alle fabbriche e alle strutture politiche. Il 1968
è l'anno con cui termina la sua indagine"Italian Metamorphosis", altra
mostra di riferimento allestita al Guggenheim Museum di New York nel
1995, curata da Germano Celant. "Italics" raccoglie simbolicamente il
testimone da quella mostra per continuare la storia da un diverso punto
di vista, meno lineare e organizzato, più come un rizoma da cui sono
nate molte radici diverse, cresciute in molte direzioni diverse. Il
1968 è anche l'inizio di un nuovo capitolo della cultura e della storia
italiana, la fine del boom economico e l'avvento di un periodo fatto
di molte contraddizioni la più evidente quella fra tradizione e rivoluzione.
L'arte italiana è sempre stata trainata da queste due forze, una incatenata
al passato e l'altra ansiosa di proiettarsi nel futuro. Da Ghiberti
e Brunelleschi, al futurismo, a De Chirico, agli artisti dell'Arte Povera,
a una figura come Guttuso, fino a Cattelan e Vezzoli questa tensione
fra conservazione e trasformazione è sempre esistita. Il 1968 ha evidenziato
il peso della tradizione che stava frenando la trasformazione della
cultura italiana, ma non è riuscito a trovare il modo di spogliarsi
per sempre del passato. "Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione,
1968-2008" è un viaggio attraverso 40 anni turbolenti, alla ricerca
di una risposta nelle opere di grandi maestri, nuovi nomi, artisti dimenticati,
sconosciuti o altri trascurati. "Italics" vuole essere un viaggio aperto,
un'occasione non tanto di trovare una risposta, quanto forse di sollevare
ancor più domande e dubbi. Non è una panoramica tesa a stabilire una
netta divisione tra chi è compreso e chi è escluso, ma piuttosto un'esplorazione
del perché l'Italia sia sempre stata, per molti anni, una realtà sospesa
sulla soglia di un mondo più vasto. |
La domanda
finale di "Italics" è perché gli artisti italiani si siano spesso smarriti
senza ottenere quel doveroso riconoscimento mondiale che la mostra spera
di poter finalmente offrire. Il successo di "Italics" dipenderà dalla
sua capacità di aprire il campo a molte possibile risposte e molte altre
possibili domande. Per François Pinault, il Presidente di Palazzo Grassi,
il viaggio nell'arte contemporanea, dopo il successo di "Sequence I"
(3 maggio 11 novembre 2007), prosegue ora in Italia e pensa che questa
tappa sia destinata a fare epoca, proprio per aver affidato a Francesco
Bonami il compito di presentare la sua visione del panorama artistico
italiano degli ultimi quarant'anni. continua a pag 14 |