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Perché una mostra come "Italics"
di Riccardo Moretti

 

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Interno luminoso

Successivamente la vita è ripresa, scorrendo come un calmo, lungo fiume ... almeno in apparenza. Le decadi, con i loro movimenti artistici, si susseguirono come se ognuna si affrettasse ad annullare le tracce della precedente, con un'insistenza a volte deleteria nel distruggere ogni illusione passata per costruire il nuovo dal nulla. La fine degli anni sessanta e l'agonia del sogno di "peace and love", gli anni settanta con le Brigate Rosse senza fiori nei cannoni e con l'ombra dei servizi segreti che facevano a gara nell'intrallazzare. È allora che esplode l'Arte povera, che fa arte come Monsieur Jourdain farebbe prosa, riciclando piante, minerali e vecchi rottami industriali picconati nella realtà per una creazione che si impone con forza. Seguono poi gli anni ottanta, gli yuppy e il loro edonismo reaganiano, una società che è sempre meno interessata all'arte e sempre più al dio denaro. Tempi duri per i pionieri che, con ostinazione, continuano nelle loro ricerche... Con l'avvento degli anni novanta, le correnti che dividono l'ambiente artistico muoiono per rinascere in altre tendenze, come le neoavanguardie. Gestazione dolorosa e spesso solitaria: la società si preoccupa maggiormente del mercato dell'arte, dove i prezzi arrivano alle stelle, piuttosto che di prestare orecchio ai vagiti degli artisti neonati. Fanno arte o comunicazione pubblicitaria? – ci si interroga in questi tempi in cui la pubblicità regna padrona indiscussa. Si apre poi il XXI secolo. Senza grande fasto, certamente. Ma con una nuova speranza? "Italics" attraversa tutte queste tappe esponendo un centinaio di artisti e oltre duecento opere. Nelle sale si succedono diversi grandi nomi del passato recente. Mario Merz, protagonista ineguagliabile dell'Arte povera, nato nel 1922, militante antifascista le cui composizioni mischiano sulla tela balle di fieno e tratti puri che emergono dell'intimo per riconciliare meglio l'Uomo con la Natura. Jannis Kounellis, nato nel 1936, greco naturalizzato italiano, che mette in scena cactus e pappagalli viventi.
Pino Pascali, molto dotato d'ingegno, nato nel 1935 e che sarà falcidiato nel pieno della gioventù da un incidente in motocicletta. Alighiero Boetti, nato nel 1940, esegue disegni a matita su oggetti di uso comune. Giberto Zorio, nato nel 1944, costruisce i suoi lavori come organismi viventi che interagiscono fisicamente e chimicamente con lo spettatore. Letizia Battaglia che fotografa l'indescrivibile, la sofferenza mortale inflitta dalla mafia e il corteo coraggioso di coloro che rialzano la testa.
Tutti questi eroi, del resto, hanno lasciato tracce della loro gioventù che vecchi documenti del 1968 restituiscono e hanno nutrito il terreno dei nuovi arrivati sulla scena contemporanea.
I lavori di artisti che appartengono alle ultime generazioni sono collocati, lungo il percorso, a fronte di lavori dalla maturità già storica, come le sculture dissacratorie di Maurizio Cattelan, le fotografie intimistiche di Luisa Lambri, le installazioni dinamiche di Patrick Tuttofuoco, le elaborazioni minuziose di Stefano Arienti, i disegni autoreferenziali di Vanessa Beecroft... Agli occhi dello spettatore di oggi è molto evidente l'abbondanza.

A volte è necessario essere volenterosi per seguire il filo del tempo, districare la matassa delle dispute e le separazioni successive. Il tono virulento dei belligeranti non ha, tutto sommato, alcunché di sorprendente perché ognuno degli artisti rivendica con forza la propria interpretazione dell'epoca, e l'armonia, dato che è in piena gestazione, è necessariamente dissonante. Nel 1968, nel fermento del momento, non erano minori le contraddizioni nell'interpretazione della storia, in piena esplosione. Un esempio fra molti: mentre infuriavano gli scontri violenti tra studenti e forze di polizia, Pier Paolo Pasolini, cantore di tutte le lacerazioni, stupì la sua cerchia prendendo vigorosamente posizione a favore dei poliziotti, "figli del popolo senza diploma e senza difesa", contro gli studenti, "figli di papà" (cito: "Avete facce di figli di papà. Vi odio come odio i vostri papà".
L'esposizione, grazie ai buoni uffici del curatore Francesco Bonami (tredici anni al momento di questi fatti), gioca sulle contraddizioni e sui contrasti che hanno turbato senza tregua le generazioni dopo il 1968, nello spirito più puro di quel lontano mese di maggio, in cui si portò l'immaginazione al potere, in cui consumare fu considerato l'ultimo dei difetti, in cui si era in rottura con tutto o quasi. "Corri compagno, il vecchio mondo è dietro di te", cantavano i dimostranti del maggio del 1968. Spazzare quindi via la tradizione? No, piuttosto cucinarla alla salsa della rivoluzione, poi metabolizzarla in altro modo. Per decifrarla e apprezzarne tutti i sapori, era necessaria una guida che non ci conducesse alla cieca. Francesco Bonami, assistito dalla sua bussola personale che chiarisce "una serie di contrasti e simmetrie", ha voluto sottolineare "le tensioni tra dimensione politica e spazio privato che sono al centro della poetica di numerosi artisti italiani contemporanei". Cosa ricordare quindi di questo viaggio attraverso "Italics?" Forte di tutte queste reminiscenze culturali e storiche, l'esposizione dovrebbe aprire le porte alla nostra conoscenza e mettere in luce una ricchezza ancora troppo spesso sottovalutata. Alcune Cassandre affermano che l'Italia ha perso la sua vena creativa. Gli stessi abitanti del Bel Paese sembrano, a volte, pronti e svilire il valore dei propri artisti. Ma alcuni artisti grandiosi del passato, dei quali oggi l'Italia è così orgogliosa, non hanno forse dovuto lottare contro i contemporanei che li accusavano di avere perso la scintilla d'ingegno dei loro predecessori? Ebbero quindi bisogno di molta energia per riuscire a farsi interpreti del loro tempo. Gli artisti più giovani di "Italics½ hanno ancora bisogno dello stesso coraggio per vincere lo scetticismo circostante." Ringrazio innanzitutto la Città di Venezia per la splendida accoglienza che ha riservato alle iniziative e ai collaboratori di Gli artisti in mostra (cenni biografici) Carla Accardi Nata a Trapani nel 1924. Vive e lavora a Roma. Valerio Adami Nato nel 1935 a Bologna. Vive e lavora a Parigi. Getulio Alviani Nato nel 1939 a Udine. Vive e lavora a Milano. Pietro Annigoni Nato nel 1910 a Milano. Morto nel 1988 a Firenze. Giovanni Anselmo Nato nel 1934 a Borgofranco d'Ivrea (Torino). Vive e lavora a Torino. Alessandra Ariatti Nata nel 1967 a Reggio Emilia. Vive e lavora a Borzano di Albinea (Reggio Emilia). Stefano Arienti Nato nel 1961 ad Asola (Mantova). Vive e lavora a Milano. Micol Assaël Nata nel 1979 a Roma. Vive e lavora a Roma. Giorgio Avidgor Nato nel 1932. Vive e lavora a New York. Enrico Baj Nato nel 1924 a Milano. Morto nel 2003 a Vergiate (Varese). Nanni Balestrini Nato nel 1935 a Milano. Vive e lavora a Parigi e Roma. Rosa Barba Nata nel 1972 ad Agrigento. Vive e lavora a Colonia. Massimo Bartolini Nato nel 1962 a Cecina (Livorno). Vive e lavora a Cecina. Gianfranco Baruchello Nato nel 1924 a Livorno. Vive e lavora a Roma.

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