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MONTECHIARUGOLO: quando lungo gli Appennini correva
la frontiera Sul terrazzo fluviale di origine quaternaria su cui sorge
Montechiarugolo, in provincia di Parma, sono state ritrovate tracce
di insediamenti umani risalenti all'epoca preistorica, riconducibili
al periodo Paleolitico e Neolitico. L'età del Bronzo è caratterizzata
dalla diffusione delle "terremare", villaggi di capanne costruite su
palafitte, i cui resti abbondano soprattutto nell'attuale frazione di
Basilicanova.
È "un'invenzione" autoctona, riscontrata in gran parte della Pianura
Padana, soprattutto sotto al lago di Garda, che permetteva di vivere
accanto ai laghi ed ai fiumi, sfruttandone abbondantemente le risorse
idriche, ma senza temere le inondazioni. Il modello abitativo funziona
e piace anche ai vicini, tanto che alla fine della preistoria troviamo
in queste terre le tribù liguri di cultura villanoviana, della famiglia
celtica, che verranno cacciate dall'avvento dei Romani, i cui primi
insediamenti nella zona risalgono al 187 a.C. In molte zone dell'Emilia,
come Monterenzio (BO), il triplice avvicendamento etrusco, celtico e
poi romano è ricordato con la rievocazione di quelle che forse furono
battaglie locali … ma qui tutto tace. Forse la sovrapposizione dei diversi
gruppi avvenne in modo pacifico. È molto probabile che il primo nucleo
del paese di Montechiarugolo sia sorto in epoca alto-medioevale tra
il 900 e il 950, in seguito ai disboscamenti fatti eseguire nella zona
dai monaci agostiniani dell'Abbazia di S. Felicola. In quegli stessi
anni Atto Alberto, discendente da un nobile longobardo originario di
Lucca, Sigifredo, notava a sua volta i colli emiliani e li dotava di
una serie di fortificazioni, tra cui la famosissima Canossa, che darà
il nome alla casata. Apparentemente Montechiarugolo è escluso dalle
mire dei Canossa, che preferiscono fortificare la collina di fronte,
costruendo il castello di Montecchio. Attualmente però, vedendo i due
castelli quasi affiancati, sorvegliare dalle due opposte rive il fiume
Enza, accanto a cui in epoca romana era stata costruita la via Tabularia,
ancora percorsa nel Medioevo, è impossibile non considerarli parte integrante
d'un progetto di sorveglianza. Evidentemente Montechiarugolo non fu
mai ufficialmente un castello canossiano, solo perché era stato costruito
precedentemente dai monaci e si preferì lasciare al libero comune una
certa indipendenza, certi d'averlo alleato. Dopo aver fatto parte del
Contado Parmense in epoca franca, il territorio passò nel 962 sotto
l'autorità del Vescovo di Parma, fino alla costituzione del Comune nel
1106. Risalgono al 1184 le prime testimonianze del toponimo Monticulus
Rivulus, forma originaria dell'attuale Montechiarugolo. È d'altra parte
impossibile non notare aspetti comuni, relativi all'antropizzazione
e alla costruzione del contesto geoambientale tra Appennino e pianura
padana nell'XI e nel XII secolo in relazione con la formazione del "coacervo
dei domini Canossani", con particolare attenzione alla formazione del
paesaggio e alle sue componenti ideali, simboliche e di comunicazione.
Dal famoso castello di Canossa, che dal 1878 appartiene allo stato ed
è stato riconosciuto monumento nazionale, a quelli di Rossena, Sarzano,
Carpineti, Bianello (unico integro dei quattro che un tempo dominavano
il luogo) e finalmente Montecchio e Montechiarugolo, spira un'aria comune,
che poi è aria di frontiera.
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In questo contesto, infatti,
nasce e si sviluppa la dinastia dei Canossa, nell'epoca in cui i due
poteri universali si definiscono e si delimitano per contrapposizione,
dopo la breve parentesi di pace ed universalità garantita da Carlo Magno.
A nord, in Val Padana, i liberi comuni dovranno perennemente scontrarsi
col potere imperiale, come Milano, o appoggiarlo, come Verona e tutto
il Garda.
La più ardita città di Venezia s'offrirà addirittura come
territorio neutro di pace col Barbarossa.
Ma Venezia contava su Bisanzio
e più in generale sul potere che andava man mano acquistando come indiscussa
navigatrice del Mediterraneo. A sud l'unica alternativa al potere imperiale
è rappresentata dal Papa.
Ma i due poteri non sono così distinti come
alla storiografia moderna piace immaginare.
Il Papa non può permettersi
una politica di pura spiritualità, senza automaticamente diventare l'ombra
d'un potente, sia l'imperatore o il re di Francia e questi ultimi devono
rendere conto alla Chiesa della propria vita, pena la scomunica, che
era temuta non tanto per l'impossibilità effettiva d'accostarsi ai sacramenti
(la comunione frequente per tutti i laici è posteriore alla Controriforma)
quanto perché tutti i vassalli, compresi moglie e figli, venivano sciolti
dal vincolo d'obbedienza ed autorizzati a prendere le armi contro lo
scomunicato ed in favore della Chiesa minacciata.
Una delle più tenaci
bugie medioevali è quella della sottomissione della donna: nelle classi
inferiori non avevano diritti neppure i maschi, mentre le nobildonne
venivano spesso educate alla guerra ne' più ne' meno dei fratelli, perché
l'alta mortalità infantile rendeva i nobili gelosi della propria indipendenza
ed attenti a tutto ciò che potesse preservarla. Matilde di Canossa,
protagonista della fortunata mostra "Matilde di Canossa, il Papato,
l'Impero: Storia, arte, cultura alle origini del Romanico" tenutasi
a Mantova, dal 31 agosto 2008 al 11 gennaio 2009, ci aiuta a capire
questa realtà, perché viene ritratta nel suo mondo in trasformazione,
con riferimento ai vescovi e all'organizzazione delle diocesi, ai monasteri
benedettini (e vallombrosani), alle famiglie della feudalità laica,
alle città e ai loro ceti emergenti. L'incidenza delle scelte politiche
della comitissa operate rispetto ai monasteri, alle città, alle pievi,
alla crociata, nonché la lotta per le investiture (presentata con un
racconto multimediale che accenni ai passaggi e agli eventi principali)
costituiscono i punti nodali della storia.
In tutto questo periodo Montechiarugolo
resta un libero comune sotto la protezione del Vescovo di Parma, ma
nel 1255 forse in coincidenza dell'inasprirsi dei rapporti fra il Papa
e l'imperatore, il vescovo ritenne di non poter più garantire l'autonomia
al comune e lo concesse in feudo a Guido Anselmo Sanvitale, che fu il
primo Signore a governare queste terre e a cui va probabilmente attribuita
la costruzione delle prime opere difensive.
Montechiarugolo rimase feudo
della casata fino al 1313, quando Gioacchino Sanvitale si alleò con
l'Imperatore e Matteo Visconti contro Parma.
continua a
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