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interno del Castello
Dopo un lungo assedio, il paese
fu raso completamente al suolo, compresa la torre difensiva eretta dai
Sanvitale che fu mozzata e fatta precipitare nell'Enza. Dopo alterne
vicende, Parma venne conquistata dai Visconti e quindi anche Montechiarugolo
entrò a far parte del Ducato Milanese.
Del disordine seguito alla morte di Gian Galeazzo nel 1402, approfittarono
i signorotti locali per riappropriarsi di antichi privilegi.
Montechiarugolo fu assalita a più riprese dai Rossi e dai Da Correggio,
fino a quando l'ordine non venne ristabilito dai Visconti per mezzo
del loro condottiero Guido Torelli, a cui nel 1406 venne concesso appunto
questo feudo.
Egli riedificò dunque il castello nelle sue forme attuali e dotò il
paese di una spessa cinta muraria, avvalendosi della collaborazione
di un architetto militare.
Nel 1428 Montechiarugolo fu costituito Contea autonoma, comprendente
Monticelli, Basilicanova, Martorano, Marano e Tortiano. Nella chiesa
parrocchiale di San Quintino è ancora visibile un'affresco del XV secolo,
rappresentante una Madonna della Misericordia, che apre il mantello
per proteggere quattro giovani nobili: si tratta di Francesco, Cristofero,
Barbara ed Ursina, che fece dipingere l'immagine nel 1483.
Non sono altro che i quattro figli di Marsilio Torelli, che ormai è
capo indiscusso del territorio. Non fu un periodo interamente pacifico:
Il 1 giugno 1500 il paese fu espugnato da un esercito francese e quindi
messo a sacco; sostenne inoltre numerosi combattimenti contro la Rocca
di Montecchio nel 1551-1552, nella guerra accesa dall'uccisione di Pier
Luigi Farnese (1547) per il dominio del Ducato di Parma. Tuttavia dopo
ogni avversità i Torelli riprendevano in mano il potere, dando a Montechiarugolo
un notevole incremento urbanistico e mercantile, che toccò il suo apice
sotto la signoria di Pomponio, che aveva studiato all'Università di
Padova e nel 1568, quando si era trovato improvvisamente, per la morte
dei fratelli, unico feudatario di Montechiarugolo, aveva trasformato
la nobil dimora nel proprio "confugium bonorum omnium ac litterarum
asylum".
Con lui il palazzo, pur conservando le sue mura spesse cinque metri
e le rare finestre, fu tuttavia sapientemente affrescato da un pittore
cinquecentesco sensibile al Correggio ed a Giulio Romano, mentre sulle
pareti secondarie si leggevano ancora disegni più antichi, coi simboli
dei Torelli, un falco ad ali spiegate, un leone rampante con una fiamma
a stella rossa, donato da Giovanna, regina di Napoli, il biscione dei
Visconti ed il cammello dei Borromeo, c'era infine una splendida biblioteca,
un alto cortile interno trasformato sapientemente in giardino ed un
prestigioso loggiato, da cui si potevano ammirare il torrente Enza e
gli Appennini coperti di neve. In questa prestigiosa cornice Pomponio
si poté dedicare alla stesura della commedia La Merope (1597), nonché
al celebre Trattato del debito del 1596) La pace tuttavia fu di breve
durata: dopo la sua morte, il figlio Pio si fece irretire dai Da Correggio,
che occupavano la vicina rocca di Rossena, nella congiura dei feudatari
contro i Farnese e ci rimise la testa il 18 maggio del 1612, mentre
il castello fu confiscato dalla Camera Ducale farnesiana.
Gli altri Torelli vissero da allora a tieri e a Reggio Emilia, tramandandosi
il nome fino al 1795; un altro ramo si spense a Modena nel 1840.
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la Loggia
Il titolo fu allora assunto
dal figlio dell'ultima Torelli, Laura, moglie del marchese Malaspina,
da allora denominato Malaspina-Torelli (1842) Per Montechiarugolo iniziò
così un periodo di decadenza.
Non è strano dunque che il governo di questa famiglia ed in particolare
quello illuminato di Pomponio, sia diventato il simbolo del benessere
e della tolleranza.
Un periodo felice dopo le incertezze del medioevo e l'abbandono dell'età
moderna, in cui gli Appennini non sono più un confine ed il paese è
uno fra i tanti.
Il 4 ottobre 1796 un fatto d'armi fra le milizie della Repubblica Reggiana,
assieme a soldati francesi, contro un manipolo di Austriaci, che qui
avevano trovato rifugio, ebbe un'enorme risonanza, in quanto fu la prima
battaglia tra un corpo militare italiano e un esercito straniero, che
preludeva alle future guerre per l'indipendenza.
Lo stesso Napoleone lodò l'impresa, commemorando i due volontari reggiani
che erano morti durante la battaglia come "i primi che avevano versato
il loro sangue per la libertà". Non è da escludere che il tricolore,
poco tempo dopo bandiera della Confederazione Cispadana (7/1/1797),
abbia ricevuto in tale occasione il battesimo del fuoco.
Nel 1806, in applicazione alla legge comunale francese, venne istituito
il Comune di Montechiarugolo. Il territorio del nuovo Comune fu determinato
entro quei confini amministrativi che lo distinguono tuttora, con le
frazioni di Montechiarugolo, Monticelli, Basilicanova, Basilicagoiano,
Tortiano, a cui venivano annessi Piazza, S. Ermanno, Pariano, mentre
se ne distaccavano Marano e Martorano.
Caduto Napoleone, il Congresso di Vienna assegnò a titolo vitalizio
a Maria Luigia d'Austria il Ducato di Parma, disponendo che alla sua
morte sarebbe ritornato ai Borboni. In quest'epoca torna nel territorio
un po' della serenità passata: il governo di Maria Luigia è pacato e
moderatamente illuminato … ma ahimè ormai la capitale è indiscutibilmente
Parma! L'11 e 12 marzo 1860 nella Villa Mariotti di Monticelli si svolsero
le elezioni per il Plebiscito di annessione al Regno d'Italia, per il
quale furono chiamati alle urne 1.121 elettori.
Il Comune di Montechiarugolo, così come appariva all'indomani dell'Unità
d'Italia, possedeva i caratteri tipici della campagna emiliana, con
le sue terre fertili e solcate da canali, ideali per la coltivazioni
di foraggere e frumento.
Le principali attività economiche erano dunque in prevalenza legate
all'agricoltura e alla trasformazione dei latticini: alla fine dell'Ottocento
i caseifici presenti erano già dieci. Fino ad allora non ben collegata
con i centri vicini, a cavallo tra '800 e '900 vengono realizzate due
opere grazie alle quali il Comune si trova la centro di un percorso
che avrebbe legato Parma e Reggio Emilia: il ponte tra Montechiarugolo
e Montecchio e la ferrovia Parma-Montecchio.
La popolazione, prettamente contadina, trascorre un'esistenza tipicamente
rurale, solcata da epidemie e scossa da moti contro leggi sentite come
inique, quale quella sul macinato.
Nel 1901 il paese è teatro di uno sciopero agrario che segnerà profondamente
le sue vicende. I "famigli da spesa", una particolare categoria di salariati
agricoli, incrociano le braccia per ottenere migliori condizioni lavorative,
sollevando una vasta eco non solo sulla stampa locale.
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