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da pag. 20
Rappresenta appunto l'immagine
del Cuore del Salvatore sormontato da una croce, dalla sommità del quale
sembrano scaturire delle fiamme: tre chiodi circondano la piaga centrale,
che lascia sfuggire gocce di sangue ed acqua; in mezzo alla piaga è
scritta la parola "Charitas". Una larga corona di spine circonda il
Cuore, ed i nomi della Santa Famiglia sono scritti tutt'intorno: in
alto a sinistra Gesù, in mezzo Maria, a destra Giuseppe, in basso a
sinistra Anna e a destra Gioacchino. L'originale è attualmente conservato
nel convento della visitazione di Torino, a cui il monastero di Paray
lo cedette il 2 ottobre 1738.
È stata più volte riprodotta ed è oggi una delle più diffuse. Alla morte
della Santa i quadri ad olio cominciano a moltiplicarsi: pastelli, veline,
disegni a penna circolano instancabilmente da un monastero all'altro.
A fine secolo la devozione è nota in tutto il paese e si cominciano
ad inviare le stampe alle Missioni. Non è escluso che questa nuova immagine
di Cristo fosse utilizzata dai Gesuiti per l'evangelizzazione di quelle
popolazioni a cui maggiormente ripugnava l'uso della croce tradizionale.
Dal 1685 al 1765 il Sacro Cuore è rappresentato in questo modo: un cuore
più o meno stilizzato, legato alle persone della Santissima Trinità,
secondo un'ottica che sarà riproposta in seguito da Pio XII. Il cardinale
Prospero Lambertini non si trova d'accordo con tale rappresentazione:
la stranezza di proporre il cuore come sede degli affetti proprio nel
momento in cui la scienza sta dimostrando il contrario, il timore che
la nuova devozione aprisse la strada ad altre parti del corpo del Salvatore
(mani, naso, ecc.) gli fa rifiutare, nel 1729 il permesso d'introdurre
la Festa del Sacro Cuore con messa e riti propri.
Nel 1740 quando diventerà papa col nome di Benedetto XIV, conserverà
sostanzialmente lo stesso atteggiamento: sì alle confraternite private
dedicate al Sacro Cuore ed anche alle indulgenze richieste, no alla
festa ufficiale. La svolta iconografica è prodotta in Italia con il
quadro dipinto da Pompeo Girolamo Batoni per la chiesa del Gesù a Roma,
come ufficiale espressione iconografica del culto compiuto da Clemente
XIII e subito riprodotto dagli incisori Gesualdo Francesco Ferri e Giovanni
Antonio Faldoni per diffonderlo. Questo Gesù a mezzo busto col cuore
in mano, che guarda teneramente, è molto più comprensibile del cuoricino
schizzato a penna dalle suore, nonché più rassicurante di quello che
agonizza sulla croce! Ma è ortodosso? Effettivamente di fronte a quest'immagine
così eloquente il rischio che la devozione si trasformi in una forma
d'idolatria, staccandosi dalla pratica comunemente intesa, si fa palpabile.
Garantisce la sua moralità il gesuita Domenico Maria Saverio Calvi,
direttore del noviziato di Sant'Andrea, nonché facoltoso nobile bolognese,
che a sua volta ha avuto una visione soprannaturale, col mandato di
diffondere la devozione in tutto il mondo. Da quel momento dedica tutte
le sue risorse alla propaganda del Sacro Cuore, che s'estende dal pontificato
di Clemente XIII a quello di Pio VI.
Dopo la soppressione della compagnia dei Gesuiti, si ritirò a Bologna,
come prete secolare, continuando indisturbato la sua attività di propaganda.
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Ma torniamo e Pompeo, che non
fu solo un pittore religioso I protagonisti del Grand Tour e il fascino
di Roma è il titolo della quarta sezione che presenterà esclusivamente
i grandi ritratti della maturità, indissolubilmente legati all'esaltante
esperienza del Grand Tour, di cui divennero l'espressione più emblematica,
mentre la rappresentazione delle antichità classiche rilanciava il mito
e la centralità di Roma nel percorso dell'arte occidentale.
La quinta sezione, Dal ritratto di stato all'apoteosi degli eroi, seguirà
l'affermazione, accanto alle consuete immagini dei grandi viaggiatori,
di una nuova tipologia, quella del ritratto di Stato.
Si tratta, a partire da quello dell'Imperatore Giuseppe II, della rappresentazione
più convincente, e in certa misura esemplare, di quei monarchi riformatori
che hanno fatto la storia dell'Europa illuminata.
I dipinti storici e allegorici, destinati a Caterina II di Russia o
a Ferdinando IV di Borbone, testimoniano invece un'inesauribile forza
inventiva nella rielaborazione del genere storico impegnato nella celebrazione
degli eroi.
La sesta, e ultima sezione, presenterà una selezione di disegni, in
parte ricollegati ai dipinti presentati nelle sale precedenti, essenziali
per comprendere il procedimento operativo di Batoni e confermare la
sua eccellenza in questo esercizio ancora privilegiato dall'estetica
neoclassica. Per saperne di più: Sito internet: www.pompeobatoni.it
Prenotazioni: Tel. 199 199 111 dall'estero +39 2 43353522 servizi@civita.it
Orari: dal martedì alla domenica, dalle ore 10,00 alle ore 19,00; La
mostra sarà chiusa il 25 dicembre e il 1°gennaio e il lunedì di ogni
settimana ad eccezione dell'8, del 22 e del 29 dicembre 2008 e del 5
gennaio 2009.
Biglietti: intero euro 10,00; ridotto euro 8,00 (minori di 18 o maggiori
di 65 anni, gruppi (minimo 15 unità), universitari con tesserino, possessori
di appositi coupons o convenzioni) ridotto scuole euro 4,00 gratuito
minori di 6 anni, diversamente abili e accompagnatore, due insegnanti
per classe, guide turistiche nell'esercizio della propria attività e
giornalisti con tesserino. Prenotazioni: Obbligatoria per gruppi e scuole.
individuale euro 1,00 gruppi euro 20,00 scuole euro 10,00 Visite guidate
(massimo 25 alunni) scuole euro 60,00 scuole percorso tematico euro
80,00 gruppi euro 100,00 (radioguida inclusa) visite in lingua euro 125,00
(radioguida inclusa) Radioguide euro 30,00 L'uso delle radioguide è obbligatorio
anche per i gruppi con guida propria.
Organizzazione: Civita
Catalogo: Silvana editoriale
Ufficio stampa: CLP
Relazioni Pubbliche:
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