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IL VISITATORE DI MARTE |
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continua da pag. 25 non gli costano alcuna fatica, cioè non serviva alcuna forza per sollevare il piede e stendere la gamba per formare il passo, cosa che sulla terra richiedeva fatica. Pensando a questo poi gli viene voglia di correre, e lo fa per un breve tratto, ma subito si ferma ed osserva, ragiona, pensa ai sui sorveglianti e crede di non far gesti simili, ma comportarsi normalmente e senza timori. Poi riprende il cammino e guardandosi intorno, si accorge che il suolo è soffice e lui non ha un peso sufficiente per imprimere le proprie orme sul suolo marziano, cammina ancora un po' e vede che la consistenza del suolo cambia, diventa dura e resistente, la superficie coperta dal suo sguardo si allarga e vede monti in movimento, che si ingrandiscono e si assottigliano continuamente. Temar pensa alla metamorfosi degli abitanti di Marte e alla loro capacità di assemblarsi o di scindersi l'un l'altro, e la sua mente corre alla montagna vivente. Si ferma e resta immobile per qualche tempo mentre riflette sul da farsi, poi riprende il cammino e si porta su di un piccolo promontorio, ivi giunto si accorge che i panorami sono infiniti e del tutto simili a quelli che si possono ammirare sulla terra. Infatti una intera e vasta vallata si apre al suo sguardo portando una infinità di nuovi elementi da analizzare. La prima riflessione è quella di attendere qualche istante e poi cominciare ad analizzare il suolo che declina dolcemente in una vasta pianura, ove si trovano dei manufatti simili ai moduli abitativi realizzati sulla terra per ospitare i terremotati, con la differenza che questi sono molto larghi, lunghissimi ed alti quasi il triplo di quelli terrestri. Sul tetto si nota da lontano il notevole deposito di polveri cosmiche, che riflettono la luce cocente del sole, ma durante la notte marziana scende quella brina che più di una volta ha sentito parlare il nostro visitatore e che ha letto nel romanzo "Il Granduca di Costa Fiorita". Dopo qualche istante di tale riflessione decide di portarsi in quella zona e vedere cosa sono in realtà. Malgrado la sua ferma volontà a non far notare ai sorveglianti la sua fretta di arrivare in quel posto, si accorge che i suoi passi sono veloci e che la distanza si riduce velocemente. Percorso un lungo tratto che lo separava da detti moduli che con l'avvicinarsi prendono sempre più le caratteristiche di quelli prodotti sulla terra e che si interrompono in un modo regolare quasi a voler formare un centro abitato terreno, quindi sono messi ordinatamente in fila con strade ben squadrate. Ma ai suoi piedi il suolo degrada e una fitta boscaglia lo separa da quell'insediamento; vi si addentra con l'intenzione di scoprire quale elemento l'accomuna ai boschi terrestri. Non trova alcuna corrispondenza con la vegetazione da lui conosciuta sulla terra, se si escludono le caratteristiche della vegetazione. In un primo momento quei vegetali gli apparvero alberi fossilizzai, per il loro prevalente color nero, ma giuntovi al loro interno si accorge che sono viventi, e qui il nostro Temar viene invaso da tantissimi pensieri: dapprima i pericoli tipici di una foresta, insidie di un luogo sconosciuto, aria più o meno carica di anidride carbonica, o più ricca o meno di ossigeno da respirare e quindi vivere in quell'luogo etc. Ricorda di aver letto da qualche parte che il peso su Marte è pari a un terzo di quello sulla terra, e quindi si spiega la leggerezza con cui muove i suoi passi senza fatica. Analizzati tutti questi pensieri, prende coraggio e spezza un ramoscello apparentemente fossile, perché senza alcuna foglia fatto di soli ramoscelli sottili e senza gemme. Dalla rottura fuoriesce un liquido nerastro denso e copioso, il che fa trasalire il nostro visitatore, Temar, dunque, pensa di aver fatto del male ad una persona vivente e si riferisce a quegli alberi della fantascienza i quali si comportano come l'uomo: mostrano i segni tipici e comportamentali dell'uomo e lo stesso liquido si avvicina di più al plasma che alla linfa degli alberi presenti sulla terra.
Si ferma,
si inginocchia, chiede scusa e perdono sia all'albero che al Signore,
poi si alza, prende coraggio e riparte per raggiungere quegli uomini
che appaiono tutti impegnati a portare a termine il loro compito o lavoro
che sia. |
Fatti ulteriori passi in avanti, riconosce due
persone delle cronache terrestri e la cagnetta Laika prima creatura
terrestre ad essere stata lanciata nello spazio e che non vi ha fatto
ritorno a terra. La sua mente vacilla, non sa cosa credere o pensare,
infatti, dice a se stesso: Ricordati che la cagnetta era sola e non
con Deimos e Fobos, questi i nomi delle persone da lui credute terrestri.
Sulla terra questi personaggi erano creduti degli dei e non i satelliti
di Marte.
Dopo Laika che fu il primo essere vivente lanciato
nello spazio il 3 novembre 1957 a bordo della capsula spaziale sovietica
Sputnik 2 per raggiungere la Luna, di voi non se ne è parlato più. Laika era una cagnetta randagia
trovata nei pressi di Mosca; il suo vero nome era Kudrjvka, mentre viene
spesso chiamata anche Muttnik (da mutt che in inglese significa bastardino
e dal nome della capsula Sputnik). continua a pag. 27 |
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