Pagina 26

IL VISITATORE DI MARTE
- Racconti favolistici interplanetari -
 di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pag. 25

non gli costano alcuna fatica, cioè non serviva alcuna forza per sollevare il piede e stendere la gamba per formare il passo, cosa che sulla terra richiedeva fatica. Pensando a questo poi gli viene voglia di correre, e lo fa per un breve tratto, ma subito si ferma ed osserva, ragiona, pensa ai sui sorveglianti e crede di non far gesti simili, ma comportarsi normalmente e senza timori. Poi riprende il cammino e guardandosi intorno, si accorge che il suolo è soffice e lui non ha un peso sufficiente per imprimere le proprie orme sul suolo marziano, cammina ancora un po' e vede che la consistenza del suolo cambia, diventa dura e resistente, la superficie coperta dal suo sguardo si allarga e vede monti in movimento, che si ingrandiscono e si assottigliano continuamente. Temar pensa alla metamorfosi degli abitanti di Marte e alla loro capacità di assemblarsi o di scindersi l'un l'altro, e la sua mente corre alla montagna vivente. Si ferma e resta immobile per qualche tempo mentre riflette sul da farsi, poi riprende il cammino e si porta su di un piccolo promontorio, ivi giunto si accorge che i panorami sono infiniti e del tutto simili a quelli che si possono ammirare sulla terra. Infatti una intera e vasta vallata si apre al suo sguardo portando una infinità di nuovi elementi da analizzare. La prima riflessione è quella di attendere qualche istante e poi cominciare ad analizzare il suolo che declina dolcemente in una vasta pianura, ove si trovano dei manufatti simili ai moduli abitativi realizzati sulla terra per ospitare i terremotati, con la differenza che questi sono molto larghi, lunghissimi ed alti quasi il triplo di quelli terrestri. Sul tetto si nota da lontano il notevole deposito di polveri cosmiche, che riflettono la luce cocente del sole, ma durante la notte marziana scende quella brina che più di una volta ha sentito parlare il nostro visitatore e che ha letto nel romanzo "Il Granduca di Costa Fiorita". Dopo qualche istante di tale riflessione decide di portarsi in quella zona e vedere cosa sono in realtà. Malgrado la sua ferma volontà a non far notare ai sorveglianti la sua fretta di arrivare in quel posto, si accorge che i suoi passi sono veloci e che la distanza si riduce velocemente. Percorso un lungo tratto che lo separava da detti moduli che con l'avvicinarsi prendono sempre più le caratteristiche di quelli prodotti sulla terra e che si interrompono in un modo regolare quasi a voler formare un centro abitato terreno, quindi sono messi ordinatamente in fila con strade ben squadrate. Ma ai suoi piedi il suolo degrada e una fitta boscaglia lo separa da quell'insediamento; vi si addentra con l'intenzione di scoprire quale elemento l'accomuna ai boschi terrestri. Non trova alcuna corrispondenza con la vegetazione da lui conosciuta sulla terra, se si escludono le caratteristiche della vegetazione. In un primo momento quei vegetali gli apparvero alberi fossilizzai, per il loro prevalente color nero, ma giuntovi al loro interno si accorge che sono viventi, e qui il nostro Temar viene invaso da tantissimi pensieri: dapprima i pericoli tipici di una foresta, insidie di un luogo sconosciuto, aria più o meno carica di anidride carbonica, o più ricca o meno di ossigeno da respirare e quindi vivere in quell'luogo etc. Ricorda di aver letto da qualche parte che il peso su Marte è pari a un terzo di quello sulla terra, e quindi si spiega la leggerezza con cui muove i suoi passi senza fatica. Analizzati tutti questi pensieri, prende coraggio e spezza un ramoscello apparentemente fossile, perché senza alcuna foglia fatto di soli ramoscelli sottili e senza gemme. Dalla rottura fuoriesce un liquido nerastro denso e copioso, il che fa trasalire il nostro visitatore, Temar, dunque, pensa di aver fatto del male ad una persona vivente e si riferisce a quegli alberi della fantascienza i quali si comportano come l'uomo: mostrano i segni tipici e comportamentali dell'uomo e lo stesso liquido si avvicina di più al plasma che alla linfa degli alberi presenti sulla terra.

La Foresta Nera
Foresta Nera

Si ferma, si inginocchia, chiede scusa e perdono sia all'albero che al Signore, poi si alza, prende coraggio e riparte per raggiungere quegli uomini che appaiono tutti impegnati a portare a termine il loro compito o lavoro che sia.
Giunto relativamente vicino si accorge che quei moduli sono fatte di latta marezzata, proprio come quelli realizzati sulla terra, e un numero non precisato di uomini uscivano ed entravano come formiche da un formicaio.

Fatti ulteriori passi in avanti, riconosce due persone delle cronache terrestri e la cagnetta Laika prima creatura terrestre ad essere stata lanciata nello spazio e che non vi ha fatto ritorno a terra. La sua mente vacilla, non sa cosa credere o pensare, infatti, dice a se stesso: Ricordati che la cagnetta era sola e non con Deimos e Fobos, questi i nomi delle persone da lui credute terrestri. Sulla terra questi personaggi erano creduti degli dei e non i satelliti di Marte.
 Temar si avvicina ancora un po' e chiama ad alta voce Professori Deimos e Fobos siete proprio voi? Questi si voltano e lo guardano con sorpresa, poi rispondono con una voce sola; chi sei, cosa vuoi; son Temar un terrestre come voi e cerco solo un contatto umano.
Deimos risponde per entrambi: noi di terrestre abbiamo solo qualche sprazzo di luce nella mente che ricorda una brevissima comparsa su quel pianeta e null'altro; ma tu perché ti trovi qui e come mai ti ricordi i nostri nomi? Temar risponde: "sono qui perché mi sono imbarcato di nascosto su una navicella spaziale proveniente da Marte ed ora sono qui sotto sorveglianza da parte di alcuni scienziati marziani. Sì, tutti siamo sorvegliati, ma noi non sappiamo come siamo arrivati in questo posto, tu ci puoi dire quello che ricordi di noi sulla terra.
Si certo, voi eravate gli unici che parlavano di Marte come se lo conoscessero da sempre, tanto che tutti citavano le vostre idee, e per questo eravate molto noti alle cronache terrestri, ma poi partita.

Laika
la cagnetta Laika

Dopo Laika che fu il primo essere vivente lanciato nello spazio il 3 novembre 1957 a bordo della capsula spaziale sovietica Sputnik 2 per raggiungere la Luna, di voi non se ne è parlato più. Laika era una cagnetta randagia trovata nei pressi di Mosca; il suo vero nome era Kudrjvka, mentre viene spesso chiamata anche Muttnik (da mutt che in inglese significa bastardino e dal nome della capsula Sputnik).
In quel periodo non si parlò d'altro e i vostri nomi furono dimenticati, tanto che in tanti pensarono che insieme a Laika c'eravate anche voi ma le fonti ufficiali dicevano di no. Vi confesso che un attimo fa anch'io ho pensato che con Laika ceravate per davvero. Noi non sappiamo confermartelo, disse Fobos, ma se lo dici tu … Vieni, dunque, con noi e raccontaci di altri eventi o se riconosci altri terrestri.
Temar li segue ed entra in un modulo ove riconosce le sigle che ogni base di lancio di vettori spaziali adopera per segnare i loro manufatti da lanciare nello spazio.
Infatti, trova sigle americane, Russe, ed europee: sono proprio quelle create per realizzare le cosiddette stazioni spaziali. Poi diverse persone si avvicinano e lo osservano come se volessero chissà quale spiegazione; uno però lo fissa con insistenza ed infine gli chiede perché indossa abiti terrestri: Perché sono gli unici che ho, e qui non ho trovato altro vestiario.
Un'altra persona gli si avvicina con la testa in giù ed assume la posizione prona appena davanti a lui e di getto dice: "Signore anche lei si nutre di quel liquido che esce dagli alberi e beve la pioggia di Marte? Temar non fa in tempo ad emettere una sola parola di risposta che la voce gli ordina di tornare al centro scientifico per essere sentito nuovamente dagli scienziati. Temar, riesce solo velocemente a passare lo sguardo sui volti degli astanti per leggere su quei sguardi una qualche reazione.
Con sua grande sorpresa vede che solo alcuni hanno trasalito al comando di recarsi nel centro scientifico, la maggior parte di loro non se ne sono neppure accorti; non appena lo sguardo di Temar si posa sulla porta la voce incalza e dice: su, non faccia aspettare gli scienziati.
Ubbidisce senza esitare ed esce da quel modulo; e proprio davanti alla porta trova un disco luminoso e spesso, con una scala di 5 gradini, al centro di esso vi sono tre file di panche per sedere, la voce lo invita a salire e a sedere, l'uomo si accomoda e

continua a pag. 27

pagina 25 sommario pagina 27