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subito scattano due fasce che
lo stringono alla panca; una triste espressione cala sul volto del nostro
uomo, ma ecco la voce che torna a farsi sentire, questa volta per rassicurare
il trasportato, essa dice: non aver paura è solo per viaggiare sicuro
e non farti cadere in qualche vuoto d’aria.
Subito dopo il disco si solleva e comincia a sorvolare la foresta, poi
il panorama cambia e compare il promontorio da cui vide per la prima
volta la foresta che stava sorvolando, in pochi secondi si trova di
nuovo di fronte al centro scientifico. Questa volta però non vi è un
comitato ad accoglierlo ma vi è un soggetto che ha dei comportamenti
e modi quasi umani, la voce poi non è più umanoide ma simile alla sua,
solo la sagoma è indefinita, si muove a mo’ di nuvola, ma si atteggia
con classe e modi gentili quasi ad impersonare qualcuno di sua conoscenza.
Non appena il soggetto è sul disco le cinture di sicurezza spariscono
e le luci si spengono e Temar è libero di agire. Sarà per il comportamento
di quel soggetto o per la voce calma e serena che emana tranquillità
all’ascoltatore, infatti, realizza che, per la prima volta in quel luogo
si sente tranquillo e pronto a far domande. Signore dice Temar, perché
ho l’impressione di conoscerla anche se non distinguo il suo volto?
Sarà a causa della voce che fuoriesce da me, che poi è presumibilmente
quella di tuo padre visto che abbiamo solo invecchiato i toni della
tua stessa voce, e che usiamo per comunicare con te. Il mio volto non
puoi vederlo perché ne resteresti impressionato e non capiresti che
da noi non devi temere alcun male, anzi teniamo molto alla tua salute
perché da te ci aspettiamo una lunga e positiva collaborazione. Intanto
nella piccola comunità che da ora chiameremo “dei terrestri”, ci si
interroga e si fanno domande su cosa succede a Temar. Fobos si rivolge
al soggetto che per ultimo si era prostrato davanti al visitatore: Tu
che più di tutti hai dei ricordi sugli uomini e sui modi comportamentali
dei nostri sorveglianti dimmi cosa possa avere quest’uomo per ricevere
trattamenti particolare e che nessuno di noi ha mai ricevuto su questo
pianeta. L’interrogato che da ora chiameremo Prono salvo un suo ripensamento
nel volerci comunicare il proprio nome terrestre, risponde: è chiaro
non hanno ancora capito quale quoziente intellettivo l’uomo ha, e per
questo si comportano con cortesia e cautela. Prono che fino ad allora
era considerato un essere dappoco, ora viene cercato ed interrogato
dai suoi compagni, anche Deimos gli chiede: come fai a dire questo?
Vedete me, tutti mi considerano un mollusco, eppure sono l’unico a ricordare
il mio passato e come sono arrivato qui. Diteci, dunque, come siete
arrivato qui: ero a pascolare le mie pecore quando una immensa sfera
luminosa si è posata sul mio terreno a solo pochi centinaia di metri
da me e dalle mie pecore, ne fui subito abbagliato ed attratto, tanto
da portarmi vicino e toccare la sfera, avuto il contatto con essa mi
sono trovato all’istante nell’interno di essa e solo poco dopo la sfera
riparte staccandosi dalla terra e il tempo per me si ferma in quel momento,
o meglio, io non riesco più a percepirlo e quantificarlo. Solo dopo
aver posato i piedi su Marte sono riuscito a percepire nuovamente il
tempo che passa; e di fatti ho pensato che quel lasso di tempo che ingloba
tutto il viaggio dalla Terra a Marte si identifica con quello che chiamiamo
un sospeso sospiro. Da qui mi sono sempre preoccupato nel trovare il
modo di contare i giorni i mesi e gli anni, ma non sono riuscito a quantificare
le ore perché non ho
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trovato un valido riferimento ai battiti
del polso per stabilire il minuto terrestre, anche perché lo stesso
battito a volte è lungo e a volte breve e questo non lo capisco; ma
la luce che si alterna regolarmente, propria, questa mi dà i giorni
e quindi i mesi e gli anni.
Dunque, eri un pastore, dice Fobos, ma non ci dici il tuo nome; nessuno
me lo ha chiesto e comunque quello che mi avete dato non è lontano dal
vero: mi chiamo Felice Pronostico. Allora non sei solo un adoratore
di Dio l’Onnipotente, ma anche un suo profeta visto che sei capace di
pronosticare gli eventi, non ho detto questo, ma se lo dite voi … fate
pure. Intanto gli scienziati attendono l’arrivo di Temar e si domandano
se è il caso di rivelare i loro volti al terrestre, visto la sua inclinazione
a fare nuove conoscenze e giocare così ad armi pari. Il più anziano
fa osservare che è il caso di sperimentare quale resistenza mostra nel
vedere alcuni immagini meno scabrose delle nostre. L’idea di mostrare
delle immagini poco edificanti viene accolta da tutti e subito impartiscono
l’ordine di far preparare delle scene di guerra tra creature marziane
ed invasori, differenti dagli umani. È una scena di un miliardo di anni
fa, e rappresenta una lotta tra un rettile con quattro zampe, due ali
e una tozza coda nuda, cioè: corta, grossa e spoglia di ogni cosa conosciuta,
come squami, penne, scaglie o dura pelle. Questo essere stordiva e più
volte uccideva chi gli si avvicinava con l’alito, ossia col solo gas
che gli fuoriusciva dalle narici e si infiammava al contatto con l’aria.
Gli avversari, dunque stramazzavano al suolo se non completamente morti
del tutto erano storditi e difficilmente idonei a riprendere la battaglia:
solo alcuni piccolissimi insetti riuscivano a raggiungerlo e a infastidirlo,
ma lui imperterrito continuava a distruggere tutto quello che gli si
presentava davanti. Quando Temar entra nella sala ove era atteso dagli
scienziati, si accorge che qualche cosa di insolito lo attendeva. Subito
dice: Signori sono qui a vostra disposizione, ditemi quello che devo
fare. Uno di loro gli si avvicina e dice: Noi saremmo pronti a farci
vedere come realmente siamo ma temiamo che la nostra immagine possa
turbarti e creare seri problemi alla tua salute mentale. Perciò prima
di procedere vorremmo sentire da te quali sono i tuoi desideri e se
sei pronto a conoscerci fino in fondo e poi potrai rispondere liberamente
alle nostre domande; ora abbiamo pensato di farti vedere un documentario
di una scena di guerra che si riferisce a un miliardo di anni fa; ma
sappi che qui abbiamo conservato tutte le caratteristiche e la forza
che vedrai nel documento, ma che non abbiamo alcuna intenzione di usare
i nostri poteri su di te. Bene, dice Temar, mostratemi pure il vostro
documentario; se non reggo la visione interrompete e torniamo a questo
momento. Sulla parete compare un rettile nero come il fumo con una testa
ogivale, ovvero allungata, e con occhi come carboni accesi, quattro
zampe con grossissimi artigli, e quattro ali poderose dotate di una
specie di membrana, che si muoveva sia strisciando sul suolo che volando
o sulle quattro zampe e a volte anche su due zampe sia posteriori che
anteriori; schiacciava con le zampe posteriori tutti quegli esseri più
piccoli di lui mentre con quelle anteriori riusciva a straziare e squarciare
tutto quello che si poneva davanti a lui e infine si illuminava.

Spettro illuminato
Ecco, dice il soggetto a lui vicino, quel rettile non esiste
più in simile forma ma conserva ancora la sua forza; le sue carni sono
ormai trasparenti, si vedono solo le parti marcite con vermi che divorano
quelle putrefatte; e una nuova carne che cresce, quindi vedrai in noi
un simile processo.
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