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IL VISITATORE DI MARTE
- Racconti favolistici interplanetari -
 di Pietro Giovanni Lucarelli

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subito scattano due fasce che lo stringono alla panca; una triste espressione cala sul volto del nostro uomo, ma ecco la voce che torna a farsi sentire, questa volta per rassicurare il trasportato, essa dice: non aver paura è solo per viaggiare sicuro e non farti cadere in qualche vuoto d’aria.
Subito dopo il disco si solleva e comincia a sorvolare la foresta, poi il panorama cambia e compare il promontorio da cui vide per la prima volta la foresta che stava sorvolando, in pochi secondi si trova di nuovo di fronte al centro scientifico. Questa volta però non vi è un comitato ad accoglierlo ma vi è un soggetto che ha dei comportamenti e modi quasi umani, la voce poi non è più umanoide ma simile alla sua, solo la sagoma è indefinita, si muove a mo’ di nuvola, ma si atteggia con classe e modi gentili quasi ad impersonare qualcuno di sua conoscenza. Non appena il soggetto è sul disco le cinture di sicurezza spariscono e le luci si spengono e Temar è libero di agire. Sarà per il comportamento di quel soggetto o per la voce calma e serena che emana tranquillità all’ascoltatore, infatti, realizza che, per la prima volta in quel luogo si sente tranquillo e pronto a far domande. Signore dice Temar, perché ho l’impressione di conoscerla anche se non distinguo il suo volto? Sarà a causa della voce che fuoriesce da me, che poi è presumibilmente quella di tuo padre visto che abbiamo solo invecchiato i toni della tua stessa voce, e che usiamo per comunicare con te. Il mio volto non puoi vederlo perché ne resteresti impressionato e non capiresti che da noi non devi temere alcun male, anzi teniamo molto alla tua salute perché da te ci aspettiamo una lunga e positiva collaborazione. Intanto nella piccola comunità che da ora chiameremo “dei terrestri”, ci si interroga e si fanno domande su cosa succede a Temar. Fobos si rivolge al soggetto che per ultimo si era prostrato davanti al visitatore: Tu che più di tutti hai dei ricordi sugli uomini e sui modi comportamentali dei nostri sorveglianti dimmi cosa possa avere quest’uomo per ricevere trattamenti particolare e che nessuno di noi ha mai ricevuto su questo pianeta. L’interrogato che da ora chiameremo Prono salvo un suo ripensamento nel volerci comunicare il proprio nome terrestre, risponde: è chiaro non hanno ancora capito quale quoziente intellettivo l’uomo ha, e per questo si comportano con cortesia e cautela. Prono che fino ad allora era considerato un essere dappoco, ora viene cercato ed interrogato dai suoi compagni, anche Deimos gli chiede: come fai a dire questo? Vedete me, tutti mi considerano un mollusco, eppure sono l’unico a ricordare il mio passato e come sono arrivato qui. Diteci, dunque, come siete arrivato qui: ero a pascolare le mie pecore quando una immensa sfera luminosa si è posata sul mio terreno a solo pochi centinaia di metri da me e dalle mie pecore, ne fui subito abbagliato ed attratto, tanto da portarmi vicino e toccare la sfera, avuto il contatto con essa mi sono trovato all’istante nell’interno di essa e solo poco dopo la sfera riparte staccandosi dalla terra e il tempo per me si ferma in quel momento, o meglio, io non riesco più a percepirlo e quantificarlo. Solo dopo aver posato i piedi su Marte sono riuscito a percepire nuovamente il tempo che passa; e di fatti ho pensato che quel lasso di tempo che ingloba tutto il viaggio dalla Terra a Marte si identifica con quello che chiamiamo un sospeso sospiro. Da qui mi sono sempre preoccupato nel trovare il modo di contare i giorni i mesi e gli anni, ma non sono riuscito a quantificare le ore perché non ho

trovato un valido riferimento ai battiti del polso per stabilire il minuto terrestre, anche perché lo stesso battito a volte è lungo e a volte breve e questo non lo capisco; ma la luce che si alterna regolarmente, propria, questa mi dà i giorni e quindi i mesi e gli anni.
Dunque, eri un pastore, dice Fobos, ma non ci dici il tuo nome; nessuno me lo ha chiesto e comunque quello che mi avete dato non è lontano dal vero: mi chiamo Felice Pronostico. Allora non sei solo un adoratore di Dio l’Onnipotente, ma anche un suo profeta visto che sei capace di pronosticare gli eventi, non ho detto questo, ma se lo dite voi … fate pure. Intanto gli scienziati attendono l’arrivo di Temar e si domandano se è il caso di rivelare i loro volti al terrestre, visto la sua inclinazione a fare nuove conoscenze e giocare così ad armi pari. Il più anziano fa osservare che è il caso di sperimentare quale resistenza mostra nel vedere alcuni immagini meno scabrose delle nostre. L’idea di mostrare delle immagini poco edificanti viene accolta da tutti e subito impartiscono l’ordine di far preparare delle scene di guerra tra creature marziane ed invasori, differenti dagli umani. È una scena di un miliardo di anni fa, e rappresenta una lotta tra un rettile con quattro zampe, due ali e una tozza coda nuda, cioè: corta, grossa e spoglia di ogni cosa conosciuta, come squami, penne, scaglie o dura pelle. Questo essere stordiva e più volte uccideva chi gli si avvicinava con l’alito, ossia col solo gas che gli fuoriusciva dalle narici e si infiammava al contatto con l’aria. Gli avversari, dunque stramazzavano al suolo se non completamente morti del tutto erano storditi e difficilmente idonei a riprendere la battaglia: solo alcuni piccolissimi insetti riuscivano a raggiungerlo e a infastidirlo, ma lui imperterrito continuava a distruggere tutto quello che gli si presentava davanti. Quando Temar entra nella sala ove era atteso dagli scienziati, si accorge che qualche cosa di insolito lo attendeva. Subito dice: Signori sono qui a vostra disposizione, ditemi quello che devo fare. Uno di loro gli si avvicina e dice: Noi saremmo pronti a farci vedere come realmente siamo ma temiamo che la nostra immagine possa turbarti e creare seri problemi alla tua salute mentale. Perciò prima di procedere vorremmo sentire da te quali sono i tuoi desideri e se sei pronto a conoscerci fino in fondo e poi potrai rispondere liberamente alle nostre domande; ora abbiamo pensato di farti vedere un documentario di una scena di guerra che si riferisce a un miliardo di anni fa; ma sappi che qui abbiamo conservato tutte le caratteristiche e la forza che vedrai nel documento, ma che non abbiamo alcuna intenzione di usare i nostri poteri su di te. Bene, dice Temar, mostratemi pure il vostro documentario; se non reggo la visione interrompete e torniamo a questo momento. Sulla parete compare un rettile nero come il fumo con una testa ogivale, ovvero allungata, e con occhi come carboni accesi, quattro zampe con grossissimi artigli, e quattro ali poderose dotate di una specie di membrana, che si muoveva sia strisciando sul suolo che volando o sulle quattro zampe e a volte anche su due zampe sia posteriori che anteriori; schiacciava con le zampe posteriori tutti quegli esseri più piccoli di lui mentre con quelle anteriori riusciva a straziare e squarciare tutto quello che si poneva davanti a lui e infine si illuminava.

Spettro illuminato
Spettro illuminato

Ecco, dice il soggetto a lui vicino, quel rettile non esiste più in simile forma ma conserva ancora la sua forza; le sue carni sono ormai trasparenti, si vedono solo le parti marcite con vermi che divorano quelle putrefatte; e una nuova carne che cresce, quindi vedrai in noi un simile processo.

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