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IL VISITATORE DI MARTE
- Racconti favolistici interplanetari -
 di Pietro Giovanni Lucarelli

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Non curarti di quello che hai pensato di noi, non ci siamo offesi perché siamo inscalfibili e quindi inattaccabili dalla invettiva umana, ma siamo soggetti solo al tempo marziano che se pur non porta alla morte, ci trasforma nel corpo come hai visto nel nostro documentario: da qui la necessità di avere nuovi soggetti di buona presenza per rigenerare i nostri vecchi marziani. Per quanto riguarda il tuo desiderio di tornare sulla terra, è realizzabile ma non subito.
Devi aspettare la prossima missione terrestre per usufruire dei nostri mezzi d'invasione pacifica; tu sarai la prova vivente delle nostre buone intenzioni verso i terrestri, sempre che tu sei disposto a venirci in contro per risolvere i nostri problemi: come abbiamo fatto con te faremo anche con tutti colori che vorranno venire spontaneamente su Marte.
Metteremo volentieri i nostri mezzi a disposizione, sia per una breve che lunga permanenza qui da noi, a tutti coloro che voglio farci visita. Temar, come farò a vivere fino alla prossima missione se non ho alimenti? I vostri vegetali non credo che siano commestibili. Sì, è vero, i nostri vegetali non sono commestibili prima di essere trattati, ma sono utilissimi, essi sono simili alla vostra ginestra, infatti da i loro semi opportunamente trattati ricaviamo quello che voi chiamate pane; tu avrai l'onore di alimentarti con le verdure originarie della terra che noi riproduciamo sul nostro pianeta. Ora sarai bendato e portato nei depositi e quindi in una delle nostre città. Passarono solo dieci minuti prima che gli togliessero la benda dagli occhi; di fatti aveva contato mentalmente fino a 600 dal momento che fu sollevato e poi messo a sedere su di un mezzo di trasporto e poi rimesso in piedi; ma se è vero che per fare trascorrere un minuto bisogna contare fino a 60, va da sé che per contare fino a 600 passino 10 minuti. Ma vediamo ora cosa scopre il nostro Temar: aperto gli occhi si accorge che si trova in un ambiente sotterraneo, ma che è illuminato a giorno e che la temperatura è gradevole, e la pressione atmosferica esercitata sul suo corpo è uguale a quella terrestre e la stessa aria è uguale a quella esterna di Marte; detto ambiente è vastissimo vi si muovono una moltitudine di figure umane ed umanoide assolvendo alle stesse mansioni come vecchi amici, apparentemente liberi gli uni dagli altri; tutti intenti a sistemare degli oggetti su un rialzo a mo' di muro o se volete di gradone ricavato dalla roccia e coperto da un lunghissimo panno, forse ricavato dalle fibre della loro ginestra.
A questo punto Temar chiede cosa deve pensare di tutto questo ai suoi accompagnatori. Uno di loro si fa avanti e dice: io sono il più anziano di tutti loro, e che ancora riesco a muovermi e parlare, sono quello che da voi umani della terra chiamate grande vecchio: anche noi ci riteniamo uomini per il fatto che possiamo ragione e che non facciamo del male volutamente ad altri esseri pensanti, a differenza di voi non conosciamo la morte, ma solo la vecchiaia che ci toglie le forze e che non ci permette di lavorare attivamente e persino di muoverci, ci costringe a diventare delle Crisalide come dite voi sulla terra, noi invece li chiamiamo spose o sposi, cioè esseri, messi a riposo e pronti a ricevere un nuovo corpo, da qui la necessità di avere tante copie di umani per dare nuovo corpo come il tuo, tanto per stare in tema di copiatura. Scusate, io lì chiamerei larve e non crisalidi, le Crisalide, o spose, un corpo integro ed evolutivo già ce l'hanno, mentre quello che voi chiamate spose non è altro che una larva mascherata con panni per non essere riconosciute. No, non è così, i nostri vecchi non più autosufficienti vengono preparati per essere inserite in corpi riceventi. In questo modo possiamo avere degli innesti e quindi nuove generazioni di esseri ibridi, privilegiando uomini portatori di indole buone, calmi, placidi e riflessivi, per questo motivo radiografiamo quegli uomini che a nostro avviso non hanno geni violenti, tu sei di questi e quindi ti accontentiamo ed ascoltiamo.

Ora ecco del cibo per te, mangia a volontà e poi parliamo del futuro, tuo e nostro. Proprio in quel momento due esseri spingono un carrello a forma di tavolo quadrato con rotelle, coperto da un panno con disegni irregolari, di vari colori; come il bianco,il nero, il rosso, il blu, il grigio, il bruno e l'azzurro. Giunti a un passo da lui si fermano, tolgono il panno e quattro piatti ben preparati e fumanti più un cestino di pane sono pronti per essere mangiati, mentre lo stomaco di Temar reclama, e la voglia di mangiare aumenta senza ritegno, ma la ragione gli ordina di chiedere, prima il permesso di farlo. Lo fa dicendo: questo cibo è tutto per mé? Posso mangiare! Si, certo, dice l'anziano è la prova che ci teniamo a te, e che per vivere su questo pianeta abbiamo bisogno di voi terrestri, come vedi anche noi abbiamo bisogno di aiuto e di credere nella fratellanza della specie, e se non conosciamo la morte e la fede del vostro Dio, crediamo però nell'amore che lo contraddistingue, quindi ci apprestiamo ad accogliere i suoi figli come nostri salvatori, e forse le generazioni futuri figli delle nostre Crisalide e corpi umani si possono ritenere suoi figli giacché nati da chi porta la sua paternità. Buon appetito, grazie, dice Temar e si avvicina al tavolo, gli viene offerta una sedia anche se apparentemente era solo un fascio di luce. All'invito a sedersi Temar resta trasecolato, e dice ma come sono solo luci ed ombre, non preoccuparti i nostri prodotti sono sicuri, fidati, Temar si siede e nota che la sedia è veramente comoda e resistente. Comincia così a mangiare quel pane di color bruno fatto con semi di ginestra, ma anche una gelatina che aveva sapore di carne e un bel piatto di verdura fresca, un piatto a lui sconosciuto ma invitante ad essere assaggiato, e uno con patate farcite con diversi prodotti sconosciuti. Tutto si presenta gustoso e saporito, dopo qualche minuto gli si avvicina l'anziano accompagnatore e gli chiede se e di suo gradimento, proprio come si fa in un gran ristorante della terra. Lui lo guarda e poi dice: gradirei dell'acqua, certo di questa ne abbiamo in quantità e di ottima qualità, arrivò subito un recipiente nero con dell'acqua, un bicchiere anch'esso nero, beve e subito acquista maggiori forze e volontà di vivere. Non curandosi della presenza dei sorveglianti e dispositivi di video-riprese, ovvero telecamere nascoste, Temar continua a divorare quel cibo per la troppa fame e senza naturalmente gustarlo, solo una volta sazio comincia a cercare di capire cosa sta veramente mangiando, e riconosce da subito il gusto della lattuga, delle patate e forse quello di carne liofilizzata. Il pane non aveva il profumo di quello terrestre, ma si faceva mangiare e non era stomacoso o disgustoso, anzi aveva qualcosa di azzimo, cioè un po' sciapo. Finito il pranzo Temar si alza e rivolto verso il cielo ringrazia prima il buon Dio ad alta voce per quel pranzo e poi i marziani che si erano prodigati nel fornirlo. Infatti, dice: Signore, ti ringrazio di aver sfamato il tuo servo ed anche per aver dato loro dei buoni sentimenti e di toccare sempre più il loro cuore. Poi, sempre ad alta voce dice: voi che state certamente studiando ogni mio singolo movimento ed azione, sappiate che ho massimo rispetto di voi e delle vostre regole di vita, che trovo simili o vicini alle nostre, cioè a quelle dei popoli che vivono sulla terra. Vi ringrazio del trattamento che mi avete accordato, e, quando tornerò sulla terra racconterò tutto questo, chiederò ai media di divulgarlo in tutte le lingue. Ora però gradirei sapere se questi prodotti sono tipici del pianeta o come fate a coltivarli e da dove provengano. Ti accontentiamo volentieri, sono semi portati dalla terra dai nostri visitatori, e li coltiviamo come avrai notato sotto il suolo di Marte, perché solo qui riusciamo a creare la temperatura quasi idonea a farli crescere; abbiamo anche il grano ma questo viene su lentamente e non porta a maturazione molti chicchi ma solo pochi e mal nutriti, se tu puoi spiegarci il perché te ne siamo grati e lo saranno di più i tuoi terrestri perché tutti gli sforzi a tal proposito sono prevalentemente fatti per loro, ma fino ad oggi loro non ci hanno aiutato a migliorarlo. Vedete, dice Temar, sulla terra c'è una filastrocca che riguarda la maturazione del grano la quale dice: Aprile piove e cessa, maggio una volta ma buona, le messi vengono buoni; ovviamente deve esserci molto caldo per maturare bene.

Continua col prossimo numero di Marzo-Aprile

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