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"Canaletto: Venezia e i suoi splendori"
Treviso, Palazzo dei Carraresi, 23 ottobre 2008 - 5 aprile 2009

di Riccardo Moretti

Carrassi
Carrassi

"Canaletto: Venezia e i suoi splendori" Treviso, Palazzo dei Carraresi, 23 ottobre 2008 - 5 aprile 2009 Giovanni Antonio, figlio del pittore Bernardo Canal, da cui il soprannome di "Canaletto" col quale è decisamente più noto, nacque a Venezia il 7 ottobre 1697 e vi morì il 19 aprile 1768 e può essere considerato è "memoria fotografica" di questo secolo, l'ultimo della Serenissima, dato il suo ruolo di pittore ed incisore, che gli ha dato fama internazionale, soprattutto come vedutista. Per capire qualcosa di quest'epoca chiacchierata basta forse un episodio di una trentina d'anni posteriore alla morte del pittore stesso: fine maggio 1797 quando i Francesi, che avevano preso possesso della Serenissima con uno dei più discussi colpi di mano napoleonici, decisero di conquistare il cuore della popolazione veneziana riaprendo il teatro della Fenice, chiuso nella quaresima di quell'anno e rimasto negletto a causa dell'incalzare degli eventi. Non solo, ma per sottolineare che i Francesi venivano a proporre un mondo nuovo ed egualitario, invece dello spettacolo tradizionale si offriva una bella festa danzante a cui tutti, ricchi e poveri, erano caldamente invitati. E bisogna dire che l'iniziativa ebbe successo e se qualche patrizio nostalgico restò a casa, ci fu un grosso afflusso di gondolieri, arsenalotti, marinai disoccupati e soprattutto ... cosa che sotto sotto interessava ai più, tante donne gaie e pronte a divertirsi. Le "barcaiuole" dicono le cronache d'epoca, furono particolarmente apprezzate! Venezia gaudente, dunque, ben lieta di partecipare ad un ballo, anche se offerto da un esercito d'occupazione … ma anche già una Venezia egualitaria, che riconosce alle barcaiole gli stessi diritti delle contesse … è proprio vero? Il nostro Giovanni Antonio non compare, ovviamente, al ballo e la sua vita percorre schemi molto più tradizionali. Fece il suo apprendistato con il padre ed il fratello e cominciò la sua carriera come pittore di scene per il teatro, attività che era stata l'occupazione del padre. I teatri infatti, nel 1600 e 1700, sono la grande passione di Venezia; è l'epoca di Vivaldi e di Goldoni! Ed è anche un mondo di cui non ci resta traccia, perché date le condizioni d'illuminazione e riscaldamento, gli incendi erano purtroppo all'ordine del giorno e gli scenari si cambiavano comunque di volta in volta. Anche le produzioni erano quanto di meno sicuro si possa immaginare, persino il famosissimo Goldoni si trovò più d'una volta sull'orlo della bancarotta. Forse per questo Canaletto decise di modificare un po' la sua produzione. In occasione d'una visita a Roma nel 1719 conobbe il vedutista romano Giovanni Paolo Pannini e incominciò a dipingere nel suo famoso stile topografico Il suo primo lavoro firmato e datato conosciuto è Capriccio architettonico (1723, Milano, collezione riservata). Una delle sue opere migliori è The Stonemason's Yard (1729, Londra, National Gallery) che descrive un semplice luogo di lavoro della città, tuttavia, è meglio conosciuto per le sue grandi scene dei canali di Venezia e del palazzo Ducale. I suoi quadri, oltre ad unire nella rappresentazione topografica, architettura e natura, risultavano dall'attenta resa atmosferica, dalla scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata e da un'indagine condotta con criteri di scientifica oggettività, in concomitanza col maggiore momento di diffusione delle idee razionalistiche dell'Illuminismo, l'artista insistendo sul valore matematico della prospettiva, si avvale, nei suoi lavori, della camera ottica, strumento di precisione che era già stato adottato dal Tintoretto. Molti dei primi lavori di Canaletto, al contrario delle abitudini del tempo, sono stati dipinti "dal vero" piuttosto che da abbozzi e da studi presi sul luogo per essere poi rielaborati nello studio dell'artista, anticipando d'un secolo abbondante la "rivoluzione impressionista". Alcuni dei suoi lavori tardi tornano a questa abitudine, suggerita dalla tendenza per le figure distanti ad essere dipinte come macchie di colore, un effetto prodotto dall'uso della camera oscura, che confonde gli oggetti distanti. Com'era questa Venezia di fine settecento? Dal punto di vista monumentale più o meno quella di oggi. Sì, certo, quest'affermazione attirerà le ire dei laureandi in storia di Ca' Foscari, nonché dei più agguerriti architetti dello IUAV, con le loro tesi attente che han contato tutti i mattoni dei palazzi veneziani e sono perfettamente in grado di isolare quelli autentici dalle deprecate ricostruzioni ottocentesche... ma per i turisti di tutti i giorni, quelli alla buona, che fanno un giro a San Marco e se c'è bel tempo arrivano fino alle isole, Venezia È data dal Canal Grande, piazza, Basilica, Campanile (non autentico, questo si sa, ma pur sempre ricostruito "com'era e dov'era" dopo il crollo del 1902) Salute e San Giorgio. Tutte cose appunto già perfettamente godibili anche nel settecento… e riprodotte con esattezza dal Canaletto. La grossa differenza è rappresentata dalla rete di ponti e fondamenta, quasi tutte di costruzione austriaca, se non addirittura più tarda: il Veneziano del settecento si muoveva in barca; non solo la famosissima gondola con felze, esclusivo privilegio patrizio, ma sandali, copani, margarote, rascone s'affollavano sulla laguna fin dalle prime luci dell'alba e non si fermavano completamente neppure di notte. Casanova racconta l'abitudine di passeggiare all'alba al mercato di Rialto, coi segni dei bagordi notturni ancora sul viso. Per una città che viveva esclusivamente d'importazione, il mercato aveva per forza un fascino speciale, si comprava, non dimentichiamolo, persino l'acqua, perché quella dei pozzi da tempo non bastava più e poi non era mai stata completamente potabile: le barche adibite a questo trasporto si chiamavano "burchi" e venivano dal Brenta, per questo ancora oggi si chiama Burchiello il mezzo che lo risale. Ma c'erano anche donne, dette "bigolanti" che trasportavano i secchi per la città, di casa in casa, con acqua calda e fredda. Chi non voleva andare in barca se ne stava a casa, o meglio, davanti a casa, perché i primi piani erano umidi e bui, tanto che nella bella stagione campi e calli erano affollate di bambini che giocavano ed artigiani, uomini e donne, al lavoro: prime fra tutte le merlettaie e le "impiraperle" e poi via via: calzolai, fabbri e tutti i rivenditori di commestibili, con botteghe stabili all'aperto o organizzati addirittura per una distribuzione a domicilio. Data la secolare tradizione d'andar per mare ed il grande traffico di gente che veniva ogni mattina dalla campagna a vendere i propri prodotti, le botteghe adiacenti al mercato di Rialto furono le prime ad attrezzarsi per la preparazione d'alimenti a lunga conservazione e la distribuzione di cibi caldi pronti, che anticipa un po' i fast food di oggi. Il fatto di spostarsi prevalentemente in acqua selezionava fortemente la popolazione, tanto che fino a cinquant'anni fa nelle zone più popolari era facile trovare, accanto ai marinai professionisti che avevano girato il mondo, donne che non erano mai arrivate neppure fino in piazza San Marco! L'acqua, certo, era più pulita, ma faceva molto più freddo, poiché dal seicento alla fine del secolo scorso era in atto quella che poi fu chiamata "piccola glaciazione", tanto che la laguna più d'un inverno fu completamente chiusa dalla morsa del gelo e poiché ci si scaldava soltanto a carbone ed a legna, la città viveva in costante pericolo d'incendio; anche l'acqua alta, che pure certamente s'è fatta più frequente dopo l'insediamento delle fabbriche a Marghera, non era un fenomeno sconosciuto a partire dal 1600, quando ci fu la prima inondazione, seguita da quelle del 1625 - 1746 - 1750 - 1792, per citare solo le più rovinose! La Venezia dei dipinti di Canaletto è dunque "vera": gli stessi monumenti che conosciamo oggi, senza vaporetti ed inquinamento, i mestieri d'allora felicemente esercitati in strada ed in barca! Eppure tra la Venezia dei ritratti e quella storica c'è egualmente una differenza basilare. La Serenissima del 1700 non voleva essere rappresentata! Non così, non dal vero, con la folla di gente che va al mercato! I contemporanei gli preferiscono senza dubbio Giambattista Tiepolo, malleabile cantore della gloria passata; è stato detto che Veronese ed i Tiepolo (Giandomenico e Lorenzo continuarono la tradizione di famiglia) sono forse fra i pochi manieristi che riescano ancora ad esprimere valori sentiti all'interno di un gusto accademico ormai perfetto, ma spesso un po' tanto scontato. Il verismo non piace. La contemporaneità fa paura. L'immagine tradizionale d'una Venezia gaudente ed irresponsabile che va incontro colpevolmente alla propria rovina va certo ridimensionata, ma siamo ancora lontani dall'accettazione della realtà e tanto più dall'idea di sfruttarla a scopi turistici! La Serenissima è ancora innanzitutto una potenza essenzialmente marittima che, respinta dall'avanzata turca, più ancora che dalla concorrenza del mercato americano,

Il Campo
il Campo

cerca invano di "riconvertirsi" alla terraferma, ma trova tutti gli spazi vitali già occupati! Il patriziato e la borghesia intellettuale cittadina, come Casanova e Goldoni, tanto per far due nomi noti a tutti, s'erano da tempo volti fiduciosamente verso la Francia, che da un secolo abbondante era un'interlocutrice vivace e va rilevato che proprio l'architettura e la moda veneziana rappresentino un importante "trait d'union" tra il barocco del re Sole ed il successivo Rococò, basta pensare a palazzo Pisani a S.Polo, Morosini e Barbaro a S. Stefano, Mocenigo a San Stae (attualmente sede d'un centro per la storia del costume) e soprattutto del famosissimo Palazzo Grassi, nonché ai capolavori degli ebanisti veneziani in fatto d'arredo, primo fra tutti Andrea Brustolon ed ai virtuosismi dei maestri vetrai per quanto riguarda specchi e favolosi lampadari. I maestri vetrai sono gli unici che siano riusciti a ricostruire la propria memoria storica nonostante la chiusura delle scuole ad opera di Napoleone e rappresentano tutt'oggi una forza attiva. Accanto ai grandi c'è poi una vera e propria schiera di piccoli dalla preparazione più modesta, ma tecnicamente ineccepibile ... da secoli abituata al bello Venezia s'appresta a sostituire col buon gusto e l'ingegno ciò che un tempo comprava col denaro.

Basta pensare all'invenzione dei mobili laccati, che nasce per "riciclare" legni vecchi e poco pregiati e diventa poi una vera e propria arte, celebre in tutt'Europa. Anche tante mode apparentemente gaudenti, come quella del caffè e dei ridotti da giuoco, (i famosi 130 casini del 700!) mascherano invece il disagio di un patriziato impoverito, che non può più ricevere in casa col decoro d'un tempo e vuol continuare egualmente a conservare un ruolo sociale. Per la cronaca il primo caffè fu aperto nel 1683 sotto le procuratie nuove, poi divennero celebri quelli del ponte dell'Angelo, S. Moisé, S. Giuliano, Menegazzo, Quadri e soprattutto "La Venezia trionfante" denominato poi più semplicemente Florian da nome del padrone. Bisogna avvertire subito gli estimatori, che i prestigiosi arredi e le orchestre in piazza furono aggiunti solo il secolo successivo; nel settecento i locali erano semplicissimi e l'unico lusso richiesto ed apprezzato era la possibilità di leggervi i giornali che provenivano da tutt'Europa. Oltre ai caffè era d'uso ritrovarsi in farmacia, mentre i più fortunati si associavano, raccoglievano le quote e pagavano l'affitto d'un appartamento per ritrovarsi, questa è l'origine anche etimologica dei famosi "casini" letteralmente piccole case, dato che non servivano per viverci. Altro luogo d'incontri fugaci e clandestini erano gli ammezzati sopra le botteghe di piazza San Marco, dove i Senatori tenevano parrucca e toga per non uscir di casa "mascherati". Invano tuttavia cercheremmo questi particolari nei quadri di Canaletto, che pur anticipando per certi aspetti la pittura all'aria aperta degli impressionisti, non ha il loro interesse per i dettagli umani! Per Canaletto, che ha iniziato come scenografo teatrale, la città è soprattutto un grande palcoscenico: gli interessano le prospettive aperte dall'acqua, l'ergersi dei monumenti, la fuga delle barche in fila, con la foresta di alberi senza vele e se in tutto ciò compare anche qualche figura umana, è piccola e palesemente affaccendata.
Niente celebrazioni, ma neppure nessun ritratto più o meno verista. Venezia è una città d'acqua, con splendidi monumenti immersi in una luce inconfondibile ed ancora vitale, anche nel tragico settecento: non si è arresa allo straniero, come tutte le altre città italiane e non fa parte di un forte stato unitario ed accentratore, come la maggior parte dei centri urbani d'Europa, da questo forse deriva quell'atmosfera di libertà e di gaiezza che tutti i viaggiatori settecenteschi hanno notato … e la nascita della sua nuova vocazione turistica. Molti dei quadri di Canaletto erano venduti agli inglesi durante il loro "Grand Tour" com'era chiamato all'estero il viaggio in Italia, che comprendeva anche Firenze, Napoli e Roma.
Tra i suoi più noti estimatori troviamo il mercante Joseph Smith, che nel 1744 fu nominato console britannico a Venezia. Fu lo stesso Smith a fare da agente per Canaletto, aiutandolo a vendere i suoi quadri ad altri inglesi. Verso il 1740 il mercato di Canaletto si ridusse drasticamente quando la Guerra di successione austriaca (1741-1748), portò ad una riduzione del numero dei visitatori britannici a Venezia. Smith organizzò anche la pubblicazione di una serie di acquaforte di Capricci, ma il ritorno economico non fu abbastanza elevato e nel 1746 Canaletto si mosse verso Londra, per essere più vicino al suo mercato. Nella capitale britannica, il successo delle sue vedute gli procurò importanti commissioni, come la Veduta di Corfù, realizzata per il maresciallo Schulenburg o le famose tombe allegoriche dipinte su richiesta di Owan Mc Swiney. Canaletto rimase in Inghilterra sino al 1755, producendo vedute di Londra e delle residenze dei suoi patroni. Tuttavia il periodo non fu di totale soddisfazione, dovuto in parte allo scadere della qualità pittorica di Canaletto. I suoi lavori iniziarono a soffrire di ripetitività, perdendo la sua tradizionale fluidità ed incisività e divenne così meccanico, che un critico d'arte inglese, George Vertue, ipotizzò che l'uomo che dipingeva con il nome di "Canaletto" fosse in realtà un impostore. Naturalmente il pittore diede una pubblica dimostrazione del suo lavoro per confutare questa lamentela; tuttavia non riuscì durante la sua vita a recuperare completamente la sua reputazione e forse questo fu uno dei motivi che lo spinse a tornare a casa. Dopo il suo ritorno a Venezia, Canaletto fu eletto all'Accademia veneziana nel 1763.
La città nel frattempo era cambiata, soprattutto in campo artistico: ora esistevano i figuristi, gli storici, i paesaggisti, i quadraturisti, i prospettici e gli ornatisti.
Il pittore prospettico doveva conoscere l'architettura e perciò poteva anche costruire. Naturalmente i pittori prospettici e i paesisti dovevano ricorrere ai figuristi per dipingere le figure. Ora Canaletto non è più isoltato: Longhi e Guardi lavorano come vedutisti e costituiscono per noi oggi una fonte di documentazione storica più attendibile e sincera delle carte ufficiali, sempre scritte dai vincitori. Continuò a dipingere, con rinnovata energia, fino alla sua morte nel 1768.
Durante i suoi anni tardi lavorò spesso da vecchi schizzi, ma a volte ha prodotto nuovi sorprendenti composizioni. Era disposto a fare sottili cambiamenti della realtà topografica pur di ottenere un effetto artistico.
Joseph Smith vendette gran parte della sua collezione a Giorgio III, creando la base per la grande collezione di dipinti di Canaletto di proprietà della Royal Collection.
Ci sono molti quadri in altre collezioni britanniche tra cui la Wallace Collection di Londra; c'è un insieme di 24 opere nella Sala da pranzo della Woburn Abbey, nel Bedfordshire. Il prezzo record pagato a un'asta per un Canaletto sono 18.6 milioni di sterline per una Vista di Canal Grande da Palazzo Balbi a Rialto, venduta da Sotheby's a Londra nel luglio del 2005. Il nome del collezionista non è noto. Per riscoprire questo pittore bisogna visitare subito la mostra: "Canaletto Venezia e i suoi splendori": aperta a Treviso, Palazzo dei Carraresi, fino al 5 aprile 2009 ben 90 dipinti, 60 incisioni provenienti da un totale di 34 musei per uno dei grandi eventi espositivo dell'inverno 2008-2009.
Qui troveremo Antonio Canal, detto Canaletto, e tutti i grandi artisti del vedutismo veneziano (Luca Carlevarijs, Bernardo Bellotto, Francesco Guardi e Michele Marieschi) insieme nelle stupende sale di Casa dei Carraresi (Via Palestro, 33). Sotto la direzione di Giuseppe Pavanello e Alberto Craievich si è voluto mostrare quanto Venezia sia stata nel Settecento uno dei soggetti preferiti degli artisti dell'epoca, quasi una costante rappresentativa colta nelle maniere più disparate. Canaletto era solito uscire in gondola per trovare lo scorcio perfetto per i suoi lavori, in questa maniera in Italia nascerà il gusto della rappresentazione degli scorci visivi, tanto diversa dalla pittura celebrativa o storica tipica del periodo. Soprattutto la capacità di cogliere la luce è stupefacente: Campo San Giacometto, Canal Grande, il Bacino di San Marco visto dalla Giudecca sono esempi unici di questa tradizione pittorica. Ma due parole le merita anche la sede prestigiosa della mostra stessa, nel cuore della città.
Dai testi di storia medievale su Treviso, ci giunge notizia che l'attuale struttura di Casa dei Carraresi alla fine del XIV secolo era denominata Osteria alla Croce. Il ritrovamento di documenti storici inerenti la compravendita della Casa ha permesso di stabilire che l'Osteria alla Croce trovava la sua sede all'interno dell'odierna Casa dei Carraresi; essa nasce dunque come struttura che offriva un pubblico servizio di ristoro e di ostello ai viaggiatori che giungevano a Treviso anche dall'Austria e dalla Germania. Il nome "Ca' dei Carraresi" deriverebbe in effetti non tanto dal fatto che i Da Carrara usassero tale edificio quale loro dimora in Treviso, ma dalla presenza sulla facciata del suddetto stemma apposto in epoca medioevale ad indicare che l' "Hospicium" era stato adibito a sede di funzionari e soldati della nobile Famiglia, che forse lo requisì pure per un certo periodo a tale scopo. Nel 2008 risulta difficile anche solo immaginare il significato del termine viaggio nella sua accezione settecentesca.
Termini come short break, last minute, low cost, low fare appartengono al linguaggio del viaggiatore contemporaneo, che si vede quasi costretto a usare la lingua inglese per scandire i ritmi veloci, le impressioni, le idee che si affollano nella sua mente con rapidità ineluttabile in un mondo fatto di bit e di clic.
La mostra che aprirà tra pochi giorni a Treviso nella sede di Casa dei Carraresi intende, tuttavia, stimolare in chi la visiterà altra attesa, altra scoperta. Per il visitatore la rassegna vuole essere un elogio all'osservazione: osservare bene, osservare a lungo, osservare sempre. Rivivendo così, seppur a distanza di secoli, l'originale concezione del fare turismo propria del Grande Tour: un lento viaggio nella storia e nella conoscenza dell'arte. L'occasione viene data grazie alla rassegna trevigiana che è senza dubbio ragguardevole per contenuto scientifico.
Eminenti studiosi hanno collaborato nella stesura del catalogo, prestigiosi musei di tutto il mondo si sono privati delle loro tele per consegnarle allo sguardo del pubblico italiano. E' un evento unico per la presenza di capolavori assoluti, di cui alcuni per la prima volta nel nostro paese. Straordinario il lavoro dei curatori: componimento musicale nella mente di chi ammirerà Canaletto.
Venezia e i suoi splendori. Osservare bene, osservare a lungo, osservare sempre … come per tutte le cose che contano, il valore delle opere implica la loro osservazione attenta e quindi la loro comprensione. La campagna promozionale Find the difference è volutamente in lingua inglese.
La lingua dei bit e dei clic è un pretesto per fermare lo sguardo su Venezia, il suo passato, il suo oggi. Il vedutismo si rivela così una corrente artistica che ha segnato in modo determinante la grande stagione pittorica del Settecento e per noi, turisti contemporanei, testimonianza storica e memoria di luoghi visti, vissuti, attraversati, sognati. Venezia, amata, ieri come oggi. Orari mostra "Canaletto. Venezia e i suoi splendori": martedì, mercoledì, giovedì, 9.00 – 19.00; venerdì, sabato, domenica, 9.00 – 20.00; chiuso lunedì. Costo del biglietto: intero 12 euro, ridotto, 9 euro, gratuito bambini fino ai 5 anni.

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Per saperne di più:
www.marcatreviso.it
promo@marcatreviso.it
http://canalettotreviso.wordpress.com

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