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LE USCITE FUORI PORTA DEL POPOLO SCOLASTICO
di Aldo Viviano

Le uscite fuori porta del popolo scolastico avverso al recente decreto ministeriale, presente nelle piazze, in aula aperta dinanzi alle sedi di presidio, suggeriscono una nota sulla condizione dell'istruzione pubblica. L'argomento è di attualità.
Rilevante è l'importanza della scuola, non per essere la culla, della libertà libera, ma specialmente perché prolungamento della famiglia, palestra di vita, laboratorio dove vien fuori l'uomo, il cittadino: eleva ed educa l'intelligenza, la volontà.
L'istruzione è diventata patrimonio comune: il suo influsso ha ripercussioni profonde.
La scuola statale soggiace da tempo alla crisi, non solo economica e passeggera, ma sostanziale, d'indirizzo e di metodo.
È un fatto che nella classifica di collocazione occupiamo posti non proprio lusinghieri, e che il nostro ordinamento è sorto attraverso vicende tramontate.
In questi decenni sono subentrati diversi decreti per l'insegnamento, che però non hanno tolto il disagio esistente, ma l'hanno forse accresciuto per la carenza di un piano organico di riforma da applicare nei rami della cultura.
Sembra che manchi altresì l'inserimento di punti pedagogici che diano il necessario, vigoroso, indirizzo alla scuola, e la riformino, la vivifichino.
Si sosta ancora nel campo dell'astrattismo. Le indicazioni di riforma delineate dalla Carta Costituzionale restano tuttora formali.

Il relativo presidio svolge ruolo soltanto amministrativo, con conseguente stasi e ricorrenti disordini. Va promossa la formazione scolastica degli studenti.
I docenti non possono essere occupati in altre attività e professioni; devono occuparsi della ricerca scientifica, dei corsi di aggiornamento che fanno superare l'insegnamento riassuntivo, né possono avere contatti solo di cattedra con gli allievi.
Ridiamo allo Stato la propria originaria figura e grandezza, sbarazzandolo delle ingombranti impalcature burocratiche. Riconosciamo in esso l'istituzione voluta per procurare il bene comune, la difesa, il coordinamento dei diritti naturali dei cittadini. Rispettiamo il legittimo potere, vogliamo che promuova educazione e cultura.
Però non è infallibile: gli insegnanti sono dei semplici uomini soggetti a sbagliare, pregiudizi, errori.
La chiara visione del problema, dell'immensa portata ed improrogabile soluzione, deve spingere ad un'azione metodica, efficace. Si tratta di far luce di verità su errori. Più che occupare spazi sociali, quasi mal sopportati dalla pubblica opinione, organizziamo conferenze, congressi; in formiamo per difendere le idee, i contenuti, il pensiero forte, il prestigio, prima ancora di fare crociate di interessi economici o valutazioni di stretta natura retributiva, pur giuste anche queste. Allo Stato non si chiedono privilegi, esenzioni e favori. Si vuole ciò che spetta agli studenti ed è nel loro interesse morale, culturale ed economico concedere.

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