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dalla RACCOLTA POESIE
di Alberto Virgilio
L A FUGA
Perché ti fermi?
Ti porgono le foglie
sorrisi di rugiade.
- Ora il salotto non è più di carne!
Sazio d'impudichi aromi
il lampadario dorme
al livido riflesso degli specchi
che respingono le cose.
Bevi
sul rozzo scanno
il tuo bicchiere,
canta il tuo lamento di montanaro
che si perde
nella foresta.
CARRO
DI NUVOLE
Trainata da un carro
di nuvole
la mia fuga coglie i gemiti dell'effimero
- si tramuta - non muta - questo dono
di esserti accanto - e tu reggi la sorte
con fede più certa - figurazioni
e prefigurazioni coagulano nel raffigurato
- hai pronto il riposo - un cuscino
di piume - il tiro della memoria
torna all'assalto - È destino morire
sugli stessi schemi - cercati .
combattuti - finalmente posseduti.
EROTICA VOCE
Mi costringi a tacere
- nell'ora che passa
sulla immagine adorna
riflessa nel cielo turchino
- movenze scattanti - sinuopse - d'odio
Erotica voce
sull'erba sudata ànsimi.
Rivolto la pagina -
è sempre così - quando l'amore traluce
lo scacco congela il possibile - il voluto -
in nomine patris et filii - AMEN
da RIME VARIE
di Francesco Carafa
poeta d'Arcadia 1719
Si
sveglia l’Autore; e così risponde.
78
Ferma di mia gran stirpe è Genio altiero:
Non sì presto suanir, deh’arresta i passi,
Ubbidisco a tuoi cenni, ed il sentiero
Or mi si mostri, ove alla gloria vassi.
Non langue nò quel mio desio guerriero,
Ch’al faticoso onor gli molli spassi
Preferì con quel cuor, che invitto, e fiero
Ne i perigli soleo sempre mostrarsi.
E degno imitator de miei Maggiori
Abbandono colei, che il destin rio
Fè la dolce caggion de miei dolori.
Ceda a Marte il riposo; Amor finio
Che l’alma accese con gli scorsi ardori;
Ed al suon della tromba: ò Nice, addio.
Disgrazie
sofferte dall’Autore sino al tempo 1719, nel quale scrive il presente.
79
Mondo, sorte, destin fiera tempesta
Movete pure a questo cuor costante:
Vostre furie a temer poco mi resta,
Se vanto nel mio petto un dur diamante:
Di una donna crudel, sempre mai desta
A miei danni, provai rabbia durante,
Volontà ne i Congiunti a mè funesta
Conobbi, e trà gli Amici alma incostante;
Di brutti tradimenti unico oggetto
Fù il più puro candor di mia innocenza;
Per amar troppo con sincero affetto.
Ma che lo spirto tanto s’ange, e serba
Si gran dolor? Virtù non vive, senza;
Che bersagli costei mente superba.
DALLA RACCOLTA
"silloge L(’)abile traccia"
di Pietro
Pancamo
NAUSEA
Morbido silenzio, soffice
come una preghiera del sonno.
Il buio che adora fruscii e parole:
il buio, affannato dal mio respiro,
può solo accarezzare
la nausea di questa vita.
Nel giorno,
sputo della notte,
fiori freddi
come steli di pioggia.
Un’orma di luce
imbavaglia lo spazio.
dalla
RACCOLTA INEDITA
di Mario Bruno
I giorni Trascorrono
Tanti giorni trascorsi
da quei dì di Marzo,
quando ancora agile
il tuo alito riscaldava
e il tuo volto irradiava.
All’improvviso tutto finì
quel gelido mattino,
e un buio oscurì la casa,
parte del mio cuore
portasti con te.
Il restante cuore vegeta
In un esile corpo isolato
sempre più provato,
segnato dal dolore
la sofferenza lo lacera.
Confusi i sogni nella mente
offuscati dalla stanchezza,
non più vivi i ricordi
che affiorano in tristezza
i sogni bugiardi.
Chi può affrettare la morte
da me desiderata,
rivedere la diletta vorrei tanto
in vita l’amavo, l’adoravo
nell’altra volontà di Dio starle accanto.
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dalla raccolta
"ASPETTANDO L'AURORA"
di Pietro Giovanni Lucarelli
Infuria il vento
Quando infuria
il vento
spazza boschi e città
dalle foglie cadute.
Pasce le fronde
degli alberi
e funesta
l'io dell'uomo.
Ne mortifica
le carni
ne scoperchia le case
e divelle gli alberi secolari.
Alla sua furia
impetuosa
tutto cade.
Erode i monti
forma dune di sabbia
e cumuli di neve
sconvolge i mari
fiacca i naviganti.
Quando cala
il vento
tutto tace
i fiori incorniciano i prati
gli amanti infondono amori
gonfiano i cuori,
ma la furia del vento
tutto porta via con sé
dalla raccolta
"INEDITE"
di Giuseppe Iannarelli
GINESTRA
Resti per mesi
anonima
nascosta.
Confusa nel verde
di mille piante,
da sempre protagonista
di questo spoglio crinale.
Anime
volgono lo sguardo a te,
ma nulla traspare
dalla tua magia.
Non hai ramo.
Non hai foglia.
Sembri pianta di stappa.
Ma quando arriva
il tempo di primavera,
come d'incanto
diventi regina.
Tutto si spegne
in torno alla tua bellezza
e dai vita al tuo segreto.
Da viscida larva
diventi stupenda farfalla.
E brilla il tuo mando
sul nudo crinale.
Di candida veste
copri la nostra spoglia montagna.
si mescolano al tuo giallo impetuoso
la margherita ed il papavero.
E la farfalla ti applaude
con le meravigliose ali
Vengono a te i fanciulli
raccolgono i magici petali
e portano il tuo colore
sulle strade del paese
ad onorare il passaggio
di grandi Santi
e di miseri profani.
POESIA
Ti chiamerò figlia,
perché ti ho creata
Ti amerò come donna,
perché io ti ho desiderata
così: semplice,
orgogliosa e vera.
Ti lascerò al mondo
forse anonima,
come granello di sabbia,
oppure onda di mare,
piuma al vento, che ti porterà via
forse in alto, fino al cielo,
forse in basso, dove tutto resta niente.
Vorrei nasconderti e tenerti mia;
ma non saresti poesia.
Ti lascerò al mondo:
bella, nuda, pulita
e sarai meretrice.
Tutti ti avranno
forse a caro prezzo,
forse per un soldo;
ma non apparterrai a nessuno
e nessuno potrà giudicarti.
Sarai amica, compagna, confidente,
dolce amante.
Sarai fonte di piacere,
per anime nobili,
forse Pulcinella per nobili caproni.
E quando l’infamia, la lussuria
ed il falso torneranno al padre,
tu tornerai mia, sola e semplice poesia.
dalla "RACCOLTA
INEDITE"
di OBELIX
Il faro
Lungo una striscia di pietre
Il mare, il cielo, la solitudine;
Dio se ne ho bisogno!
Solo in quei momenti il cuore trova pace.
Sto correndo verso il faro,
sento solo il rumore dei miei passi,
il mio respiro, l’acqua sui sassi
il grido di un gabbiano;
vedo una nave all’orizzonte:
la mia anima che se ne va’ vorrei partire con lei, vorrei lasciare
ma non so cosa, non capisco!
Fiori di pesco galleggiano portati dalla corrente
Vanno verso isole lontane,
verso tramonti esotici,
vorrei che anche i miei pensieri
fossero fiori di pesco
per vederli finire lontano e dimenticarli.
Dovrei trovare chi mi ami per il gusto di amarmi
Chi mi stia vicino per parlarmi con gli occhi;
per dirmi che non possiamo star lontani
anche se le nostre strade sono diverse.
Questo è il mio sogno, una nuvola che vaga
Leggera nel cielo, che cambia le sue forme:
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