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Celti sotto le mura di Troia?
di Mary Falco

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bruciarono per autocombustione. Le popolazioni celtiche, originarie della zona di Harz, si misero in cammino in ogni direzione, alla ricerca dell'acqua, sovrapponendosi più o meno pacificamente alle popolazioni autoctone.
Così i biondi e bellicosi Dori giunsero in Grecia. Molto probabilmente la siccità aveva creato qualche tensione, perché se l'Ellade è affacciata al mare, l'Arabia e la Mesopotamia dovevano essere gravemente afflitte dalla carestia ed è verosimile che i nuovi arrivati, con splendide armi di acciaio, suggerissero agli abitanti dell'Egeo di piegare con le armi l'arroganza commerciale di quelli che fino a poco prima erano stati buoni clienti.
O forse, più semplicemente, si impadronirono con la forza di tutto il territorio. Quel che è certo e che ci fu anche qualche complicazione sessuale. Scoppiò così quella che il mondo ricorda come guerra di Troia.
L'idea che davvero fosse stata rapita la regina di Sparta e su istigazione di una dea per di più, è chiaramente una finzione poetica, ma i cacciatori nomadi hanno il culto del sangue e della fedeltà.
Per una popolazione sempre in movimento, attraverso guerre e carestie è assolutamente necessario essere certi della legittimità delle bocche da sfamare; un uomo che vive con la spada in pugno ha bisogno di pensare che sopravviverà in suo figlio.
Il culto della Grande Madre non piacque per nulla e men che meno la libertà sessuale femminile che ne derivava … ma probabilmente le seguaci danzanti della Dea erano anche molto più appetibili delle compagne affamate e scapigliate che li avevano seguiti fin lì e comunque nessuna si lasciava mettere da parte senza combattere.
Si trovavano di fronte per la prima volta due opposte concezioni del mondo: da una parte il guerriero nomade, custode d'una morale intransigente con un Dio inconoscibile e non rappresentabile, così come più tardi tramanderà la Bibbia … ma non diversa è la concezione Vedica o la tradizione orale degli Germani, dall'altra una Dea che trovava la sua stessa ragione d'essere dal fatto d'essere gravida: amante, spesso adultera o addirittura poliandrica, madre e quindi fin dapprincipio legata ad altri, condizionata dalla materia, che essa stessa domina riproducendosi e garantendo un equilibrio: Iside, Astarte,

Venere … i nomi sono tanti e corrispondono ad altrettanti volti della natura stessa, che come se non bastasse è servita da schiere di servi devoti.
L'agricoltura intensiva, in terre da irrigare artificialmente, può essere praticata solo con eserciti di schiavi, che a loro volta hanno bisogno di credere in un essere inaccessibile e potentissimo che tuteli il sistema.
È ormai del tutto evidente lo scandalo che queste usanze dovettero creare nell'immaginario celtico e la profonda doppiezza di una società nata dalla fusione di elementi tanto diversi; la crisi portò all'elaborazione di una nuova forma di organizzazione statale: la "polis" repubblica di uomini liberi che fondano la propria vita sulla legge e non sul rispetto passivo di regnanti per diritto divino.
Una creazione greca dunque, ma non completamente autoctona: il bisogno di ordine veniva dai Dori, la nostalgia degli splendori micenei dagli indigeni e per finire la necessità di fare tutto in casa era il frutto della sopraggiunta carestia e di quel medioevo ellenico, che era subentrato al periodo delle ostilità.
Non per nulla Omero descrive la vita dei re greci come estremamente frugale, in contraddizione col tenore di vita dei sovrani micenei, testimoniato invece dagli scavi archeologici.
Ma se la guerra di Troia lasciò profonde tracce nella cultura, l'origine nordica dei Dori fu lentamente cancellata dalla consapevolezza dei Greci, che proprio in quegli anni inventavano il concetto aristocratico di "cittadino originario", geloso delle proprie radici, su cui tra l'altro si fonda la libertà politica.
Al contrario si narrerà l'esistenza di un popolo del Nord dai caratteri mitici: gli Iperborei, uomini superiori, direttamente in contatto con gli Dei, che abitavano una specie di Olimpo.
Erodoto, Esiodo e Pindaro faranno a gara nel tessere le lodi di questa popolazione felice … e lontana.
Erodoto narra anche che gli Iperborei mandavano offerte a Delo da un tempo antichissimo, prima ancora che il santuario fosse consacrato ad Apollo, in memoria di due vergini iperboree che vi erano sepolte.
C'è dunque una curiosa mescolanza di nozioni: da una parte i Celti entrano nel vivo della storia, basta pensare ai famosi carri da guerra con cui combattevano gli Achei, realizzati nientemeno che il faggio, un legno tipico delle foreste europee, ma rarissimo in Grecia,

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