|
da RIME VARIE
di Francesco Carafa
poeta d'Arcadia 1719
Per la partenza
sollecita, che ha da fare dal suo
ritiro di Formicola.
136
Gastalie
Dee, che mie compagne eterne
Mitigaste mie furie, e miei tormenti,
E di sorte a soffrire atto gli eventi
Mi feste, che fortuna avvien che
alterne.
Ora, che più che mai l'ire superne
Piovon dal Cielo a voi ricorro,
ahi spenti
Per me non sian vostri favor, né
lenti,
Né dentro me gelat' angoscia vorne.
E breve il tempo, che in Capraio
resti,
Fra poco altrove il mio destin mi
vuole,
Dunque a i carmi i pensier spingete
presti.
Oh quanta vostra qui risplender
suole
Pura la diva luce! A cui funesti
Sforzi opporre il dolor non val,
né puole.
Preghiera a
Dio di darle Prole dopo un anno
di matrimonio.
137
Signor se un
steril ventre, ed infecondo
Già per tua gratia, ed a un tuo
solo impero, Stordì veggendo l'Universo
intero
Del gran Battista Precursor facendo;
Fato perche simile a me secondo,
(Misero!) non convien, che un dì
ne spero?
A me, che sol nel tuo gran Nume
vero
Fido, né mezzi chiedo al cielo Mondo?
Ma se pur colà sù nell'alte carte
Scrisse in contrario tua divina
mente,
E giro al vento le preghiere sparte;
Chino il capo al flagel, che giustamente
Gli miei falli a punire in qualche
parte,
Mi tormenta, e mi sferza or aspramente.
Conso- Consolazione
del sospetto di esser già gravida
la moglie dell'Autore
138
E decco al
mio pregar già di repente
Mosso a pietade il gran Rettor del
Cielo;
Nella notte di scuro, e tetro velo
Alba improvvisa comparir ridente.
Alba che nata dal sommo oriente
Rinverdir me farà l'arido stelo,
Alba, che de gran dubii il freddo
gielo
Fugarà col recar giorno splendente.
Nò nò, deh non mancar Alba foriera
Di mia felicità in ore corte,
Né far che ti conosca or menzognera.
Nò, che da quelle tue lucide porte,
D'onde uscisti ver me chiara, ed
intera;
Mai seguirne potrà bugiarda sorte.
Certezza della
gravidanza.
139
Ne' deluso
restonne il mio pensiero!
Se avuerossi alla fin l'incerto
arcano,
Quando la somma onnipotente mano
Tolse di viso al Fato il gran portiero.
E a me n'apparve disgumbrato, e
vero,
Ogn'incerto timor rendendo vano;
Abbattendo con ciò di un finto Giano
Speme nata in destre avido, e nero.
Cadde al suolo abbattuta ar l'alta
mole,
Che fabbricato avea sù lieve arena
Alma, che senza il giusto il tutto
vuole;
Ed all'aprirsi di tal nuova scena,
Come notte, che fugge avanti al
Sole,
Quell'a me sì cedèo di rabbia piena:
Per
dalla raccolta
"ASPETTANDO
L'AURORA"
di Pietro Giovanni
Lucarelli
IL SONNO DEGLI ALBERI
Novembre,
cadono le foglie
gli alberi s'intorpidiscono,
il loro vigore si attenua.
È segno che l'inverno è alle porte:
le piogge fermentano la terra
e l'ambiente appare fermo.
Fischia il merlo
per segnalare
un bel verme.
La neve è sulle montagne
ed esse sfoggiano il loro splendido
mantello bianco.
Il sonno delle piante
è ormai profondo
e sognano il tepore della primavera
che porta loro
nuove gemme e nuovi fiori.
Dalle Ode
di Pablo Neruda
Ode al primo
giorno dell'anno
Lo distinguiamo
dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.
Così è: eppure piccola
porta della speranza,
nuovo giorno dell'anno,
sebbene tu sia eguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro
modo
ci prepariamo a mangiare,
a fiorire, a sperare.
|
Riceviamo e pubblichiamo una poesia
di un credente
LA VERITÀ
SONO IO
Quante volte
il sogno
e la rabbia della libertà
si getta su quelle sbarre
e ritorna indietro
con dispettosa amarezza.
O Dio, si sono colpevole!
ma nessuno può togliermi
la libertà
perché è nata con me
e non può morire
se non con la morte di se stesso.
La libertà sono io.
Neppure Tu, Onnipotente,
puoi togliermi
questa sorgente di autonomia:
altrimenti cesserei di esistere.
Sono libero sempre
anche a dispetto Tuo, Signore
sono libero
tra le sbarre di una prigione,
a dispetto degli uomini
che mi imprigionano.
Anzi più libero.
Perché esiste una libertà difficile
che si trova solo
guardando in faccia la realtà:
Quella verità che sfugge ogni giorno
ma che il carcere ti
costringe a guardare.
Qui occorre ricostruire tutto
occorre ri-misurare i valori,
occorre ri-inventare la vita.
L'uomo qui è vero:
Non può fingere.
Mio Signore, quelle sbarre!
Esse mi danno qualche pezzo di cielo
con tanta parsimonia.
Ma che importa? Quelle sbarre …!
Sono la mia vita più vera.
All'inizio ho lottato con violenza
urtando contro la loro verità.
Eppure quelle sbarre,
togliendomi il mondo e la tentazione
hanno permesso che io e me stesso
ci potessimo finalmente incontrare
…
Per questo quelle sbarre
Le amo.
(un
credente)
Dalla Raccolta Poesie
di Giovanni Di Lena
NATALE
Tu
che effondi
la serenità fra i popoli
scuoti l'indifferenza
del nostro pensiero distratto.
Suscita
tra noi
una discussione feconda
intrisa di nuovi propositi.
Aiutaci
a trovare
nel quotidiano vivere
un sorriso affabile
un gesto spontaneo d'Amore
un piccolo sentimento di Pace.
dalla
raccolta Le rose di Pieria
"Poesie" di Amalia Marmo
"ALITO DI CANTO"
Inerzia
di sogni
quasi comodi guanciali.
Se per caso nascemmo
con catene,
le dipinsero con l'oro
e con l'argento
al tocco scoloriti,
ma, con ali di "canto"
ogni pensiero, anche
l'ultimo anello infrangerebbe.
COME TELA DI RAGNO
Come
tela di ragno
mi intrica
questa vita
ricordi e cemento,
sono quelli che piovono lenti
e sull'acqua tralasciano mai.
D'improvviso ritornano a galla,
certe volte li vedi annaspare
e vorresti poterli tornire.
Sono quelli che affiorano in tempo
e dall'acqua non fuggono mai.
Dalla
raccolta
"Sentimenti"
di Francesco D'Oronzio
DEDICA
Ai
maestri Gian Luca Petrucci e Paola
Pisa
che la grande musica con noi han
condivisa,
dando lustro alla Scuola e alla
Cittadina
con gioiosa arte e maestria sopraffina,
facendo rivivere il Genio di Colobraro
con piglio sicuro e assai raro.
Così virtuosi tra flauto e pianoforte,
da far risuscitare le fiamme smorte.
Incantati e al loro suon stupiti,
tanto appagati e vivamente colpiti.
Tutti ne siamo immensamente onorati
e sempre ovunque riconoscenti e
grati.
|