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Il principe M. E: Carafa e l'opera dedicata alla  pulzella d'Orleans 
di Mary Falco

"Jean d'Arc à Orleans" l'opera di Carafa che fu rappresentata nel 1821 a Parigi con lusinghiera risposta da parte del pubblico, non era la storia della santa così come la conosciamo oggi.
La Chiesa infatti canonizzò Giovanna solo molto tempo dopo, nel 1930.
Nella Parigi romantica del tempo era piuttosto un'eroina, una patriota… e soprattutto la liberatrice d'Orleans. Una figuretta fresca egualmente distante dalla veggente che i Francesi avevano cominciato a venerare quand'era ancora in vita, così come dalla strega che gli inglesi continuavano a temere anche dopo averla giustiziata… basta pensare all'irriverente giudizio di Shakespeare nell'Enrico VI.
Il primo a vederla in questo modo era stato proprio un italiano, Papa Pio II, più noto forse come Piccolomini, che le aveva dedicato un capitolo del VI libro dei suoi "Commentari" paragonandola alla vergine Camilla. Ancora italiana l'opera di Gaetano Andreozzi rappresentata alla Fenice di Venezia nel 1793, dopo un piùmodesto debutto a Vicenza nel 1789… ma se il melodramma italiano andava per la maggiore le opinioni, soprattutto in campo politico, contavano pochissimo e per la maggior parte dei Francesi Giovanna continuava ad essere una santa o una strega ed entrambe le leggende, nutrite fin dal primo giorno da racconti

fantastici che pretendevano d'essere prove, continuavano a circolare indipendenti.
Doveva essere un inglese a rimediare all'errore di Shakespeare riabilitando, anche letterariamente, la pulzella: Robert Southey nel 1795 scrive il poema epico Jean of Arc in cui l'eroina si presenta come una vera e propria bandiera del patriottismo repubblicano e rivoluzionario. Non dimentichiamo che era appena stata abbattuta la Bastiglia! A differenza di tanti santi e santini del Medioevo, odiati dai rivoluzionari come appoggi ideologici del potere, la povera contadina arsa viva riscosse subito le simpatie del nuovo ceto. Sì certo, forse era stata un po' credulona e bigotta…. ma l'aveva pagata tanto cara, da meritare affetto e perdono.
Nel 1801 Schiller rappresentava a Weimar la sua Jungfrau von Orleans, facendone una specie di valchiria, pronta a sacrificare ogni affetto alla gloria della patria e soprattutto alla resistenza all'invasore. In realtà l'eroina di Schiller ha ben poco a che vedere con la fanciulla vissuta nel  1400, che s'era vantata di non aver mai ucciso nessuno e, a detta di tutti ii testimoni, era sensibilissima e facile alle lacrime, ma è chiaro che Schiller era più interessato a costruire un mito che a rispettare la realtà psicologica di una persona ormai morta da tanto tempo.

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