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Editoriale
L'AURORA DELLA VITA - BAGHDAD LIBERATA
di Pietro Giovanni Lucarelli


L'aurora

La scena più bella del creato sta tra l'acque e il cielo proprio come in questa foto.
È dei nostri giorni la più atroce sventura che il genere umano sta vivendo: ci riferiamo alla guerra contro Baghdad, ovvero contro il Dittatore di Baghdad Saddam Hussein.
Questo sfidando l'ultimatum degli Stati Uniti d'America, a liberare il suo popolo, ha scatenando la guerra del terzo millennio.
I danni non si calcolano e sarà sempre più triste per chi verrà alla vita, in quell'area della terra cara al Padre Eterno, che vi mandò il suo Unigenito Figlio a redimere i peccati del mondo, dove avranno sempre maggiori problemi proprio come le Sacre Scritture ci tramandano e quest'ultima atrocità ne è l'ennesima prova.
Più volte nei numeri precedenti di questa rivista abbiamo parlato della Redenzione e del Verbo venuto a salvarci, ma oggi proprio in quel teatro del Vecchio Testamento "terra originaria" del popolo di Dio, serve il "benevolo" sguardo affinché i figli dei figli suoi non paghino la colpa dei padri.
Solo Lui può affrancarli da questa tristissima ora della vita e far sì che l'aurora della vita sia bella anche per le generazioni che verranno.
Commentare gli eventi di dette atrocità verso l'umana gente, non ci tocca, ma  consapevoli che i bimbi che verranno alla luce troveranno un mondo  che a loro non si confà, e lo abbiamo

visto già da un decennio a questa parte, che i nati in quell'area sono portatori di gravi handicap e l'accentuarsi di detti problemi non può che accostare tutto ciò ai tanti veleni con cui si appesta l'aria con una guerra di questo tipo.
E non parliamo di come si gestisce la gente del popolo e delle immunità accordate a certi personaggi che incarnano la violenza: ci riferiamo al famigerato Abu Abbas e ai seguaci del dittatore.
Per gli amanti del bello e del buono è giunto il momento di mobilitarsi per darli alle generazioni che ci portano nel futuro ed abbiano quel minimo di consapevolezza che li aiuterà a  mantenere l'umanità presente sulla terra. Oggi l'umanità è portata a conoscere più a fondo il mondo scientifico, quindi è lecito domandarsi a che cosa serve cotanta scienza se poi si devono subire simili atrocità. Per noi la risposta sta già nella domanda, ma forse non è quella che si intende ricevere.
Gli stessi Sciiti discendenti di Alì, nel quale si riconoscono, devono pensare che la democrazia degli Stati Invasori gli ha permesso di riunirsi per celebrare liberamente la loro tradizionale festa, che ricorda il sacrificio dell'Imam Hussein, e che non celebravano da trent'anni per espresso divieto del Rais, perché in tale circostanza vedeva una possibile rivolta del popolo contro il suo potere. È, quindi, vero che solo quando il sentimento di ogni uomo riconosce la validità della libertà del proprio simile e la rispetta, dandosi delle buone leggi, forse queste atrocità cesseranno del tutto.
Noi ripetiamo il nostro auspicio a tutti i popoli oppressi, che è quello di poter cercare liberamente tra loro quegli uomini che rispettino integralmente la libertà degli altri e meritevoli di governare i loro stati in pace con Dio e gli uomini che abitano questo antico mondo.

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