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Dopo oltre
mezzo secolo
agli eredi
di Casa
Savoia è
stato consentito
il rientro
in Italia
perché è
stata abrogata
la XIII
disposizione della Costituzione
che ne
stabiliva l'esilio.
Così ,
dopo una
lontananza tanto lunga
e sofferta
Vittorio Emanuele
, figlio
dell'ex Re Umberto
II , ha
potuto rivedere
il Palazzo
del Quirinale
dal quale
si allontanò
quando era
ancora un
fanciullo ,
mentre per
suo figlio
Emanuele Filiberto
e anche
per la
moglie Marina Doria
si è trattata della
prima volta
dell'ingresso nello
storico edificio
che fu
sede di
Papi e di Re.
La visita
fatta al
Presidente Carlo
Azeglio Ciampi
e le altre visite al
Presidente del
Consiglio Silvio
Berlusconi e al
Presidente del
Senato Marcello
Pera hanno
assunto il
significato di
un atto
di omaggio
di tutta
la famiglia
Savoia alle
Repubblica e
alle sue
istituzioni.
Particolare gesto
di patriottismo è stato
inoltre l'omaggio
all'Altare della
Patria e
al Milite
ignoto che
esprime la
riconoscenza del
nostro Paese
a tutti
i combattenti
caduti in
battaglia nelle
diverse epoche
della storia.
Significativa infine
è stata
la visita
resa dai
Savoia alle
Fosse Ardeatine
, dove
riposano le
spoglie dell'eccidio
perpetrato nel
1944.
Con questi
comportamenti i componenti
della Casata
ex regnante
hanno dato
prova di
saggezza politica
e umana
, immedesimandosi nel
clima mutato
in Italia
dopo l'avvento
della Repubblica.
Non va
peraltro dimenticato
che gli
attuali componenti
di tale
Casata non
sono direttamente
responsabili degli eventi che
portarono alla
seconda guerra
mondiale del
194O-45 perché
all'epoca Vittorio
Emanuele era
soltanto un
bambino mentre
Emanuele Filiberto
non era
ancora nato.
Con comprensibile commozione degli
interessati si
è svolta poi
la cerimonia
della messa
in suffragio
per gli
ex regnanti di
Casa Savoia
celebrata al
Pantheon dal
Capitolo che officia in
tale monumento.
Il desiderio
di Vittorio
Emanuele di
riunire nel
tempio le
spoglie dei
genitori è
umanamente comprensibile
e ammirevole
perché corrisponde
a un sentimento di
venerazione e
di affetto che
tutti nutrono
nei confronti
dei propri
cari.
Volendo commentare
nel suo
insieme l'avvenimento
del rientro
in Patria
della famiglia
Savoia può
dirsi che
è avvenuto
nel modo
migliore ,
con discrezione
e modestia
da parte
degli esuli
e con
il compiacimento
della generalità
della pubblica
opinione , la quale
avvertiva da
tempo l'ingiustizia di un
così lungo
periodo di
sanzioni a
carico di
persone incolpevoli.
Sarà ovviamente la storia ,
quando saranno
trascorsi ancora molti
decenni dai
fatti della
prima metà
del secolo
scorso , a
pronunciare un
giudizio definitivo
sulle responsabilità
di tanti
eventi dolorosi , ma
per il
momento i
Savoia hanno
il pieno
diritto ,
come cittadini
italiani ,
di risiedere
nel loro
Paese e
di svolgere
una libera
attività lavorativa
senza preconcetti
di alcun
genere .
In definitiva
può affermarsi
che si
è chiusa una
pagina dolorosa
per gli
interessati , con
soddisfazione generale anche
di tutto
il popolo italiano , il
quale è
saldamente ancorato
al sistema
politico repubblicano , ma ha
anche rispetto
per i
nuovi arrivati
che senza
alcuna loro
colpa sono
stati lungamente
tenuti al
bando dalla
propria terra.
* Alberto Virgilio
Procuratore generale onorario
della Corte di Cassazione
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Il 16 maggio 2003
l'onorevole Silvio Berlusconi, ha gettato la prima pietra del M.O.S.E.:
un sistema di dighe mobili che impedirebbero che nei periodi di massima
escursione delle maree che Venezia sia invasa dai flutti. La soluzione non
è nuova, ma è stata finanziata più e più volte dal governo Italiano,
con l'aiuto anche di contributi stranieri e adesso è stata riproposta
alla Comunità Europea , che ha dato l'ok ed ha elargito altri
stanziamenti. L'inaugurazione è avvenuta quasi di sorpresa e non nel
luogo dove questa diga dovrebbe sorgere bensì nell'Accademia Navale
Militare Francesco Morosini. Ma qual è il motivo di tutta questa
discrezione? Molto probabilmente per evitare le molte contestazioni.
Infatti il M.O.S.E. non è l'unica possibilità, sicuramente la più
dispendiosa, onerosa e col maggior impatto ambientale.
Molto spesso ci si dimentica che la laguna non è occupata solo dalla città
di Venezia, ma per più di tre quarti è un immenso bacino che ospita
flora e fauna di molte specie, alcune prettamente autoctone. La laguna è
da millenni una delle tappe delle rotte migratorie. Utilizzare delle dighe
che impediscano il rifornimento anche per poche ore di acqua nuova
ossigenata e piena di sostanze nutritive per tutto l'habitat lagunare
vorrebbe dire fare volontariamente l'ennesima strage di un patrimonio
naturale messo già in crisi dalla vita moderna. Per di più queste dighe
dovrebbero avere una parte di controllo ed adibita al passaggio delle navi
(durante i periodi di chiusura) costruita sulle estremità dei lidi che
formano le bocche di porto. Ulteriore stupro del patrimonio naturale dato
che in questi luoghi sono oasi del W.W.F. che andrebbero rase al suolo.
Innumerevoli poi sono i problemi idrodinamici che le realizzazione di una
diga mobile pone. Infatti la dimostrazione pratica non è stata fatta in
mezzo alla corrente delle bocche di porto! La portata di ogni singola
bocca di porto in periodo di marea non eccezionale è paragonabile a
quella di un grande fiume Europeo in piena, la portata d'acqua lagunare
deve considerarsi dunque pari se non superiore a tre fiumi. Se le dighe
mobili cedessero sarebbe un disastro, perché una semplice acqua alta si
trasformerebbe in una catastrofe.
Altri metodi molto più semplici potrebbero gradatamente risolvere il
problema e sicuramente costerebbero la metà.
Per evitare l'acqua alta si potrebbe lasciare spazio ai metri cubi
d'acqua che il mare introduce in laguna, per far ciò bisognerebbe
innanzitutto eliminare interramenti fatti recentemente come quello della
terza zona industriale di Marghera (praticamente inutilizzata) e ridurre
il più possibile la prima e la seconda (molti sono gli spazzi
inutilizzati e la maggior parte degli impianti presenti è obsoleta e
pericolosa) l'eliminazione di qualcosa come cinquanta milioni di metri
cubi di terra nell'alloggiamento lagunare sarebbe già utile per
l'abbassamento delle maree. Poi vanno riorganizzati gli interventi di
cura dei canali, opera di manutenzione che nei secoli passati era una
consuetudine, è da più di cinquant'anni caduta in disuso. Oggi quelli
che a prima vista possono sembrare lavori per lo "scavo dei rii" sono
in realtà lavori di restauro delle malconce rive, neanche un metro cubo
di fango viene più sottratto ai canali. Riportare poi le bocche di porto
alla dimensione originaria eliminando il canale dei petroli sostituendolo
con un molto più sicuro oleodotto farebbe si che la portata delle maree
non sia poi così dannosa per la città. Infine si potrebbero spostare le
dighe delle bocche di porto, ridisegnandole; ciò impedirebbe l'attuale
trasformazione in veri e propri imbuti per le marea quando soffia forte
scirocco.
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