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Uomini nella Storia di Colobraro (Diomede Carafa)
da http://www.myo.it/formicola/personaggi/personaggi2.htm


Stemma gentilizio dei Carafa

Nacque a Napoli intorno al 1406, ultimo figlio di Antonio soprannominato Malizia. Fin da giovinetto fu un fedele seguace di Alfonso I d'Aragona, che seguì e servì nelle guerre di Spagna e di Barberia. Nel 1442 partecipò all'assedio di Napoli, ove dimostrò valore e fedeltà senza pari. Questa sua fedeltà agli Aragona gli consenti ben presto di ottenere autorevole considerazione ed altissimo prestigio alla corte napoletana di Alfonso. Con Ferrante il Vecchio, salito al trono nel 1458, divenne potentissimo, ricoprendo cariche elevatissime (Gran Consigliere di Corte, Ispettore supremo delle finanze regie, plenipotenziario aragonese presso il pontefice Nicolo V) e feudi vastissimi, come quello di Maddaloni. Ricoprì, inoltre, ogni sorta d'incarichi ed a lui fu affidata l'educazione del principe ereditario Alfonso, duca di Calabria, e delle principesse reali Eleonora e Beatrice. Per gli alti meriti militari appartenne all'Ordine dell'Ermellino. Il 1° febbraio 1465 fu investito Barone di Formicola coi territori di Pontelatone, Sasso, Sesto e Roccapiperozzi, gli ultimi due erano delle borgate situate presso Venafro, con facoltà del «mero e misto imperio» non privo del diritto di vita e di morte (la pena capitale veniva eseguita nella contrada detta Forche di Barignano, nei pressi della località ove oggi sorge la stazione ferroviaria di Pontelatone). Diomede fu capostipite di una lunga serie di feudatari, succedutisi poi anche con il titolo di Principi di Colubrano fino a tutto il 1700 — la baronia di Formicola termina il 20 marzo 1807 con Francesco Saverio Carafa, principe di Colubrano e barone di Formicola, che riuscì, «come legittimo rappresentante del ramo cadetto di Maddaloni, a ottenere l'assenso regio, entrando in possesso non solo dei beni feudali, ridotti ormai ai soli titoli, dopo la soppressione dei feudi operata da Giuseppe Bonaparte, ma anche dei beni allodiali appartenenti ai duchi di Maddaloni»  — e iniziò ad edificare al centro del paese un magnifico palazzo con una torretta ed un seggio, sulle cui 

finestre si esponevano le teste dei giustiziati.
Nel contempo (1466) completò a Napoli un sontuoso palazzo che re­sta uno dei più insigni
monumenti napoletani del Rinascimento, oggi de­nominato Palazzo Santangelo, situato nell'angolo tra Via S. Biagio dei Librai e Vicolo SS. Filippo e Giacomo. L'edificio baronale di Formicola fu ultimato nel 1467 (oggi è praticamente rovinato nella sua originaria architettura) e non risultava meno sontuoso ed insigne di quello napoletano, nel quale però egli raccolse un vero e proprio museo d'arte. Di quella raccolta resta, esposta nel Museo Nazionale di Napoli, una colossale testa di cavallo in bronzo, opera del Donatello, inviatagli in dono nel 1471 da Lorenzo il Magnifico, che era suo personale amico. Morì a Napoli il 17 marzo 1487, in Castel dell'Ovo. Nominò erede universale il primogenito Gian Tommaso, erede anche della Baronia di Formicola, e legatario il secondogenito Gian Antonio, marito di Vittoria Campanisco e padre del Pontefice Paolo IV. Fu seppellito, con enorme pompa, nel bellissimo mausoleo che si era preparato fin dal 1470, in S. Domenico Maggiore. Sull'urna si legge questa iscrizione: Huic virtus gloriam, gloria immortalitatem comparavit. Restano di lui otto memoriali di natura morale e politica; tra cui «Trattato sull'ottimo principe» richiestogli da Eleonora d'Aragona, Duchessa d' Este, opera altamente didascalica in cui suggerisce le norme che debbono guidare gli uomini di governo negli uffici di corte, tra le pa­reti domestiche e sui campi di battaglia; «Ammaestramento », scritto per conto di Ferrante al re Enrico di Castiglia per la condotta della guerra contro il Portogallo; «Memoriale alla Serenissima Regina di Ungheria», Beatrice d'Aragona, andata sposa a Mattia Cervino e da questi, in seguito, ripudiata; «Memoriale sulla vita cortigiana»; due lettere (una al Duca di Calabria, l'altra al Duca di S. Angelo) contenenti utili insegnamenti sull'arte della guerra; numerose rime inserite nella raccolta del Giulita, stampata nel 1576. Per i suoi meriti letterari fu Accademico Pontaniano. Il testo originale dei memoriali è conservato nella Società di Storia Patria. Fin dal '500 le sue opere furono divulgate o in latino o in un rifacimento italiano. Questi, in breve, il primo Conte di Maddaloni e Barone di Formico­la definito dal Ceci « uno dei tipi più completi del signore italiano del pe­riodo del Rinascimento».

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