|

Giambattista
De Pietro da giovane
La famiglia Signorile dei De Pietro è presente in
Colobraro da secoli; si hanno però notizie precise a partire dal 1818,
data incisa sulla pietra che forma l'Arco del portone del Palazzo sito in
via Roma, 2 di questo centro; ma la famiglia viene alla ribalta nel 1875
nel
momento in cui subentra come proprietaria della più grande azienda
colobrarese, la "Finata": ad acquistarla è Paolo De Pietro dalla
feudataria Marchesa donna Olimpia Donnaperna sposata al Barone Nicola
Brancalasso.
L'azienda Finata è riportata su fonti storiche come sede industriale già
nell'età imperiale in qualità di fabbrica di laterizi; questa notizia ci è stata
confermata da Amelia figlia di Giambattista De Pietro, per averla appurata dal padre, nel
raccontarle come e dove avvenne la costruzione
dell'attuale Palazzo con annesso Cappella gentilizia nell' azienda Finata. Dice la
gentil donna che "fu costruito su un monte di macerie di laterizi";
nell'azienda vi sono ancora oggi alcune fornaci ben visibili.
All'ingresso dal vecchio palazzo De Pietro esistente nell'abitato di
Colobraro e ben conservato, si
legge la seguente scritta F. A. D. 1818.
L'ultimo dei De Pietro è stato Giambattista nato a Roccanova (Potenza) il
12.10.1867 da Nicola e da Rondinelli Maria, morto a Colobraro nel 1938.
Giambattista da giovane ha frequentato l'Abbazia di Montecassino,
per studiare giurisprudenza, ma la sua prestanza fisica lo ha portato ad
inseguire il gentil sesso e non a curarsi dello studio.
Ritiratosi a Colobraro nella proprietà paterna, si
è occupato di essa facendo continuamente del
|
bene ai suoi lavoranti e comunità compresa.
Nell'azienda i dipendenti sono stati
davvero tanti, famiglie al completo di figli e nonni hanno tratto
beneficio lavorandovi ininterrottamente da una generazione all'altra.
A
questo proposito c'è da dire subito che l'azienda era un mare
di argentei ulivi e di grosse mandrie queste erano composta da buoi per
l'aratura, vacche fattrici, vitelli, caprini, ovini,
suini, asini, muli e soprattutto cavalli che ancora oggi
rappresentano una continuità nell'unica azienda colobrarese che ha
un allevamento equino. In quest'azienda non erano
da meno gli allevamenti di volatili: tacchini, oche, galline di tutte le
specie, selvaggina e quant'altro era possibile allevare, come le api.
Ma tornado alle olive che per la quantità che si produceva, la raccolta delle stesse terminava
in primavera e quasi sempre con l'intervento degli ovini che vi
pascolavano, visto che non si riusciva a raccoglierle tutte e trasformarle in olio.
E a quei tempi le olive rappresentavano una vera industria olearia per
Colobraro; questo ci dice quanto Giambattista De Pietro teneva alla
ricchezza,
infatti continuava a trasmettere alla sua comunità quanto acquisito
presso i religiosi di Montecassino: fare del bene sempre e comunque senza
guardare a mammona.
Giambattista era un accanito cacciatore non solo di donne ma anche di
selvaggina come dimostra la sua licenza di porto d'arma anche per uso
caccia, qui riprodotto.

Porto d'Arma di Giambattista De Pietro
Alla sua morte lascia due figliole, anche se non si era mai sposato, ma
il suo cuore ha sempre palpitato per le belle donne. Rosetta ed Amelia, le
figlie, lo hanno seguito e assistito durante la sua lunga malattia, Amelia
sposata con Guido Silvestro, vive in Policoro.
Il palazzo è stato venduto a Lucia Fortunato, mentre l'azienda ai Signori
Marino e Caggiano di Altamura (BA).
|