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pagina 6 È veramente tutto?
Ovviamente la mitologia greco-romana è troppo ricca
per farsi rinchiudere in queste coordinate. Già il greco Ares, cui la
figura romana s'ispira, presenta accanto a questa fisionomia ufficiale
anche una storia privata più intrigante. Era,
la dea del cielo e della fecondità terrestre, sposa e sorella di Zeus,
era rimasta profondamente offesa dalla nascita d'Atena,
che era sorta adulta ed armata direttamente dalla testa del suo divino
coniuge, e chiese aiuto a Flora per concepire a propria volta un figlio
senza l'aiuto del marito. La responsabile del mondo vegetale le consegnò
dunque un fiore magico, in grado d'ingravidarla senza nessun apporto
maschile. Di che fiore si trattava? Con due dee della fecondità terrestre
abbiamo solo l'imbarazzo della scelta: la tradizione consacra ad Era il giglio,
il melograno e
l'eliocrisio… alle femministe la ricerca delle proprietà
farmacologiche relative!
Già Omero irrideva queste storie.
Nell'Iliade Ares è figlio legittimo, ed anzi
viziatissimo, della coppia sovrana.
È evidente che agli antichi miti originari, che palpitano ancora
vivi in Esiodo, s'è sovrapposta una "versione razionale" degli
stessi fatti, magari ispirata ad accadimenti veramente occorsi ad antichi
sovrani. Altrettanto evidente che in questa razionalizzazione successiva,
dettata da una civiltà cittadina, dedita al commercio e con ambizioni
democratiche, ci fosse poco spazio per l'antico dio guerriero, che è
rappresentato quasi sempre perdente, difensore della causa di sua madre,
cioè di una guerra persa da tempo per i diritti della natura e del
matrimonio in una società che pensa ostentatamente ad altro.
Unico bene indiscutibile di Ares è l'amore d'Afrodite.
Dea potente, originariamente nata dalla spuma del
mare e quindi sorella e non figlia di Zeus, ella è la padrona assoluta
del desiderio e con questo assoggetta tutti gli dei, eccettuate Atena,
Artemide ed Hestia.
Ares è invece il suo indiscusso amante, succube
delle sue grazie, è vero, ma anche compagno ardente a cui la bella dea
dell'amore fa sempre ritorno, nonostante i reciproci e romanzeschi
"tradimenti" che tra l'altro popolano la terra di semidei.
Indicativo il fatto che la più famosa figlia della coppia è Armonia,
cui i filosofi antichi assegnavano il compito di governare alla fine il
mondo, garantendo alla terra un'era di pace.
Anche se Omero ridimensiona molto la cosa, rispetta
il legame tra di due, che anzi nell'Iliade è presentato addirittura
come legittimo… solo nell'Odissea si narra che in realtà Afrodite è
sposa di Efesto
e vive con Ares un amore adultero.
Quando dalla Grecia giungiamo a Roma Ares risponde al
nome di Marte e fa un salto di qualità. Società guerriera, quella
latina restituisce al dio il posto che gli spetta e lo pone subito dopo Giove
nella triade che governa la città. Quanto al terzo dio… è nientemeno
che Quirino,
in cui la tradizione riconosce Romolo, fondatore di Roma stessa e figlio
di Marte, appunto.
Una delle innocenti avventure del dio, infatti, l'avevano portato
ad ingravidare niente meno che Rea Silvia, una vestale, che aveva pagato
con la vita il mancato rispetto del voto di castità.
Indifferente, come tutti gli antichi dei, alla sorte
della poverina, Marte s'era tuttavia attivato fin
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dapprincipio perché i
due gemelli nati dall'unione avessero di che vivere, facendo arenare la
cesta in cui erano stati gettati ai piedi d'un fico
ed inviando subito una brava lupa ad allattarli.
I gemelli erano Romolo e Remo: quando litigarono il padre si mise, senza
conflitti interiori, dalla parte del vincitore e lo guidò alle prime
guerre che fecero del piccolo villaggio una grande città.
Attualmente una vasta corrente di pensiero pensa che dietro ad Ares-Marte=dio
della guerra ci sia un'altra figura più antica. Un dio della fecondità
terrestre, figlio della terra e padre di tutti gli aspetti vitali di
questa, compresi quelli che un tempo riempivano di panico l'uomo e che
non sono del tutto sotto controllo nemmeno adesso: terremoti, eruzioni
vulcaniche, animali feroci… dio della morte dunque, non già perché
personalmente assetato di sangue, bensì custode d'equilibri antichi,
che compromessi provocano la rovina. La funzione guerriera sarebbe dunque
una sovrapposizione successiva, utilizzazione, diremmo in termini moderni,
d'un'aggressività latente del tutto inconscia e non legata davvero ad
una realtà politica esterna.
Se la discussione è ancora aperta per Ares greco,
Marte romano, in quanto padre di Romolo fondatore poi assunto in Cielo
come dio Quirino, ha già in se' tutte le funzioni del caso: divinità
lontana, potente, si fa guerriera o garante della fecondità e della pace
a secondo delle necessità del figlio, che poi associa a se' nel governo
del mondo.
Gli umanisti, inutile dirlo, si sforzarono di tornare
al modello greco, che consideravano più aulico, anche se continuarono a
chiamarlo Marte, alla latina.
Come Omero continuarono a pensare che l'unica cosa
buona che potesse fare fosse dimenticar la guerra per dedicarsi anima e
corpo a Venere… che tra l'altro per i neoplatonici non è più la dea
del desiderio erotico, ma quella dell'Humanitas, intesa come premessa
dell'armonia universale.
Ecco l'interpretazione astrologica di Marsilio
Ficino:
"Marte spicca fra i pianeti per la sua forza, poiché rende gli
uomini più forti, ma Venere lo domina… Venere, quando è in
congiunzione con Marte, in opposizione a lui e in recezione o veglia
dall'aspetto sestile e trigono, come noi diciamo, spesso arresta la sua
malignità… essa sembra dominare e placare Marte, ma Marte non domina
mai Venere…"

Marte e Venere
Impossibile non pensare al quadro Marte e Venere,
dipinto da Botticelli, per un matrimonio della famiglia Vespucci: la
datazione oscilla tra il 1478 ed il 1490. E guardando il capolavoro
rinascimentale torna alla mente il commento di Chaucer:
"Ed essa lo ha soggiogato e come amante gli ha
insegnato la sua lezione… gli ha infatti proibito del tutto la gelosia,
e la crudeltà, e l'arroganza, e la tirannia; a suo piacere lo ha reso
così umile e nobile, che quando si è degnata di posare lo sguardo su di
lui, egli ha accettato con dolcezza di vivere o morire; e così ella lo
guida a suo modo, semplicemente con un cenno del volto."
Sì, c'è qualcosa di vero nella leggenda che Marte
sia figlio di un fiore: e certo di fronte a lui l'antica animosità tra Giunone
e Venere si placa, almeno per qualche tempo… come fra tutte le
nuore e suocere del mondo!
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