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Mons. Francesco Guarino
Ad un mese dalla scomparsa di Mons. don Francesco Guarino, parroco di Colobraro, è quanto mai doveroso ed
emozionante raccontare di lui, esaltandone l'umanità e il servizio
sacerdotale, grazie, anche all'apporto collaborativo del Sindaco di Rocca
Imperiale, Ferdinando Di Leo, e dello scrittore e professore Michele
Crispino. Entrambi infatti hanno voluto dedicare un pensiero sentito alla
memoria di Don Francesco. Il Sindaco Di Leo la ha definito come "un
precursore dei tempi,un difensore dei più deboli e degli oppressi, un
oppositore dei prevaricatori.
Questo perché nella sua, non lunga, permanenza
a Rocca Imperiale ha posto al centro dell'attenzione la dottrina sociale
della chiesa come componente fondamentale di una società moderna. Tante le
opere di bene che ha realizzato: la più importante è stata, senza dubbio,
la costruzione dell'asilo parrocchiale che dopo 50 anni è tuttora aperto.
Un luogo ancora oggi frequentato dai bambini , nel quale continuano a ricevere un'educazione ed una formazione cristiana.
Il Sindaco Di Leo termina il suo
accorato ricordo dicendo: "Noi oggi rappresentiamo
i figli dei tuoi parrocchiani di allora, di quelli che ti stimavano. Ti
ringraziamo per aver contribuito, con il tuo zelo sacerdotale, a far
diventare migliore il nostro paese".
E' quanto mai commovente, constatare come a distanza di 40 anni, il ricordo di Don Francesco sia vivo
e vissuto in tutta la sua pienezza dall'intera comunità di Rocca
Imperiale.
Lo scrittore Crispino lo ricorda, enumerando le molteplici opere da lui compiute a Colobraro, merito
del "suo instancabile spirito di iniziativa, che non mancò mai, sia per dare
corso ad un opera intrapresa, sia per idearne un'altra, ritenuta da lui
necessaria per il bene della sua chiesa colobrarese", continua lo scrittore,
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sostenendo che
un parroco "degno" si caratterizza per l'amore che porta al
patrimonio religioso esistente in sede, al momento del suo incarico ricevuto e per la cura e premure che
adopera per mantenerlo in vita, cercando di migliorarlo e renderlo sempre
bene accetto ai suoi parrocchiani.
Don Francesco non mancò mai di questo
impulso, instancabile artefice com'era, di fitte trame diplomatiche con le
quali volando su ogni difficoltà ha riannodato screzi e rancori, intolleranze e timori. E' un ritratto assai
felice del parroco quale era don Guarino, quando si accingeva ad un'opera
alla quale poneva mano , perché ritenuta valida e necessaria". Tra le
opere volute fortemente da don Francesco: la costruzione della chiesa
dell'Annunziata, progettata dal Prof. Pagliara, docente della Facoltà di
Architettura dell'Università di
Napoli, il restauro della chiesa di S. Nicola al Castello e dell'Icona ad
essa adiacente, della chiesetta di Santa Maria della Neve, ed altre
iniziative che tutti auspichiamo vengano raccolte in un libro che meglio
delinei l'opera di questo sacerdote. Perché come sostiene anche lo
scrittore Crispino: " sarebbe bene che tutto questo non fosse dimenticato,
anzi sarebbe bene che una qualche bella iniziativa venisse promossa per
onorare degnamente chi fece molto per il bene di un popolo affidatogli ,
perché lo mantenesse integro e cercasse di migliorarlo spiritualmente e se
vogliamo civilmente".
Personalmente penso che la mancanza di don Francesco si esprima nell'assenza di colui che rappresentava, con le sue
solide certezze, un riferimento a cui ancorarsi, per la sua presenza
costante nella vita di tutti coloro che lo conoscevano. Il suo ricordo sarà errante nella profondità dell'animo di coloro che lo hanno
stimato ed amato. Se la grandezza di un uomo risiede nel connubio perfetto
tra il desiderio di onestà e di fierezza , di coerenza e di forza morale
allora Don Francesco Guarino è degno di essere ricordato per sempre come un
grande uomo di umanità cristiana,che si è arreso solo di fronte alla
crudele legge del tempo a ad una estenuante malattia. Sono convinta, però,
che egli pensasse che la vita fosse un dono divino a termine, che presto o tardi bisognava restituire e lui lo ha restituito con la
serenità e con la convinzione cristiana che un'altra eterna lo avrebbe
atteso. Grazie Don Francesco. |