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Ad Est guarda verso il mar Ionio e il golfo di
Taranto, ad Ovest verso il massiccio del Pollino e quella parte dell'Appennino
meridionale cui esso stesso appartiene.
Gli abitanti (Colobraresi) sono, attualmente, circa 1600, raggruppati in 618
famiglie.
Il graduale e lento spopolamento dei piccoli centri del Meridione non è
estraneo a questo comune e causa principale ne è il fattore economico.
FOTO
CONSIGLIATA Il paese visto da Santa Maria La Neve
Colobraro, oggi, è nella
scala dei valori geografici di modesta importanza e tale condizione gli
deriva più che altro dal trovarsi fuori dalle correnti di traffico della
costa Ionica e del fondovalle del Sinni.
Il 94,2% della popolazione vive nel centro abitato e le popolose masserie
sparse sul territorio restano solo un ricordo.
Anche alla fuga dalle campagne e al relativo benessere economico è dovuta
l'espansione post bellica del centro abitato, nonostante la popolazione
continui a diminuire e soglie così basse non fossero presenti neanche nel
Medioevo.
Come si nota dai dati ISTAT del 1991 (tab. n. 1,2,3 ) se è vero che è
cresciuta sensibilmente la costruzione di fabbricati nel '900, con le
implicazioni urbanistiche che vedremo, è anche vero che circa il 45% delle
abitazioni non è occupato stabilmente.
Sappiamo che la fondazione di Colobraro si può datare intorno al Mille e
che in questo periodo due sono i poli di attrazione principale per le
popolazioni del circondario: il Cenobio Basiliano di S.Maria di Cironofrio
(attuale S. Maria la Neve) e il Castello Baronale.
Tuttavia non troviamo nelle dirette vicinanze della Badia, alle pendici del
Monte Calvario, un agglomerato significativo, tanto che nel
Catasto Onciario del 1748 si trova il nome di S. Maria la Neve extra
Moenia (fuori le mura).
Il centro storico di Colobraro rientra in quella tipologia urbanistica di
insediamento medioevale di tipo centripeto e nasce intorno al 1200 alle
pendici del colle sul cui punto più alto ha sede il Castello.
Nelle sue immediate vicinanze si attestano i palazzi gentilizi (Fortunato,
Tripani, De Bernardis, Ferrauto, Virgilio)
e quindi tutte le altre case del versante Ovest.
Come vedremo, il Castello verrà ampliato e arricchito nei secoli, ma poco
posteriore al suo insediamento è il sorgere della vicina Chiesa Matrice di
S. Nicola di Bari.
Questo binomio costituito dalle fortezze emblema del potere temporale e
religioso (molto vasta era nel Medioevo l'adesione al clero e molteplici
le congregazioni religiose) favorisce l'inerpicarsi sulla rocca di un
fitto caseggio, snodantesi tra vicoli e scalinate.
Le case del centro storico propriamente detto si adattano all'orografia
del pendio fino alle attuali Via Roma e Via Firenze; presentano le facciate
con piccole bucature rivolte verso Sud, in modo da catturare il sole e
limitare i danni del vento, nocivo nemico a queste quote.
Le attuali espansioni prossime al centro storico (rione Terra) verso Viale
Vittorio Veneto e Viale Europa sono successive.
Nel rione Terra si trovava la vecchia piazza, centro d'incontro del paese,
sostituita in tempi recenti dall'attuale piazza Regina Elena (nota come
piazza dell'Annunziata).
Intorno a questa si sviluppava il vecchio rione Casale, arricchito nel XVII
sec. dalla Chiesa dell'Annunziata, che in linea con i criteri
|
controriformistici manteneva davanti a sé uno spazio libero.
Attualmente, tuttavia, la piccola chiesetta in stile tardo
–romanico ( XVI sec.) non è più visibile in quanto irresponsabilmente
demolita agli inizi degli anni sessanta. Al suo posto è stata edificata
un' imponente chiesa contemporanea, in pietra bianca di Minervino e
cemento armato a vista, nello stile organicista dell'architetto Nicola
Pagliata (anni '70 del 1900).
Il Convento dei Francescani
dell'Osservanza, del 1600, rimane invece fuori dalla "cinta muraria",
nella parte bassa del paese, dove sorgeva la Cappella del Salvatore.
E' stato inglobato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale dal rione
Vignicella, costituito da case basse operaie che si attestano come isolati
stretti e lunghi sull'arteria principale di via Maria S.S. d'Anglona.
Tra il rione Casale e il rione Vignicella si sviluppa il rione S. Nicola,
recente anch'esso e collegato al rione Casale attraverso il rione Caprera,
altro quartiere a ridosso del costone roccioso che è rivolto a Sud e che
segna la tempa Caprera.
Bisogna giungere solo agli anni '60 per vedere nascere il rione Petroso
lungo la strada provinciale che porta alla vecchia strada statale
Sapri-Jonio.
COMUNE
DI COLOBRARO
Tab.
1 – Epoca di costruzione dei fabbricati
|
Epoca di costruzione
|
Abitazioni
|
Stanze
|
|
Prima
del 1919
|
286
|
993
|
|
1919
– 1945
|
65
|
251
|
|
1946
– 1960
|
107
|
434
|
|
1961
– 1971
|
96
|
416
|
|
1972
– 1981
|
54
|
219
|
|
1982
– 1986
|
6
|
29
|
|
Dopo
il 1986
|
15
|
52
|
|
TOTALI
|
619
|
2364
|
COMUNE
DI COLOBRARO
Tab.
2 – Alloggi – Famiglie – Componenti
Tipologia
|
Abitazioni
|
Famiglie
|
Componenti
|
Ab.ni con una stanza
|
15
|
15
|
22
|
Ab.ni con due stanze
|
89
|
90
|
197
|
Ab.ni con due stanze
|
178
|
178
|
475
|
Ab.ni con tre stanze
|
176
|
176
|
534
|
Ab.ni con quattro stanze
|
106
|
106
|
322
|
Ab.ni con cinque stanze
|
55
|
55
|
192
|
TOTALI
|
619
|
620
|
1742
|
COMUNE
DI COLOBRARO
Tab.
3 – Utilizzazione degli alloggi
Tipologia
|
Abitazioni
|
Stanze
|
Abitazioni occupate stabilmente
|
336
|
1449
|
|
Abitazioni
per vacanze
|
131
|
472
|
|
Abitazioni
utilizzate per lavoro o studi
|
62
|
177
|
|
Abitazioni
utilizzate per altri motivi
|
5
|
14
|
|
Abit.
senza utilizzazione
|
85
|
252
|
|
Tot.
abitazioni non occupate stabilmente
|
283
|
915
|
|
TOTALE
GENERALE
|
619
|
2364
|
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