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Tra Pollino e  Jonio Colobraro, nel Basso Sinni
di
Francesco Luca Bernardo

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Ad Est guarda verso il mar Ionio e il golfo di Taranto, ad Ovest verso il massiccio del Pollino e quella parte dell'Appennino meridionale cui esso stesso appartiene.
Gli abitanti (Colobraresi) sono, attualmente, circa 1600, raggruppati in 618 famiglie.
Il graduale e lento spopolamento dei piccoli centri del Meridione non è estraneo a questo comune e causa principale ne è il fattore economico.

FOTO CONSIGLIATA Il paese visto da Santa Maria La Neve

Colobraro, oggi, è nella scala dei valori geografici di modesta importanza e tale condizione gli deriva più che altro dal trovarsi fuori dalle correnti di traffico della costa Ionica e del fondovalle del Sinni.
Il 94,2% della popolazione vive nel centro abitato e le popolose masserie sparse sul territorio restano solo un ricordo.
Anche alla fuga dalle campagne e al relativo benessere economico è dovuta l'espansione post bellica del centro abitato, nonostante la popolazione continui a diminuire e soglie così basse non fossero presenti neanche nel Medioevo.
Come si nota dai dati ISTAT del 1991 (tab. n. 1,2,3 ) se è vero che è cresciuta sensibilmente la costruzione di fabbricati nel '900, con le implicazioni urbanistiche che vedremo, è anche vero che circa il 45% delle abitazioni non è occupato stabilmente.
Sappiamo che la fondazione di Colobraro si può datare intorno al Mille e che in questo periodo due sono i poli di attrazione principale per le popolazioni del circondario: il Cenobio Basiliano di S.Maria di Cironofrio (attuale S. Maria la Neve) e il Castello Baronale.
Tuttavia non troviamo nelle dirette vicinanze della Badia, alle pendici del Monte Calvario, un agglomerato significativo, tanto che nel Catasto Onciario del 1748 si trova il nome di S. Maria la Neve extra Moenia (fuori le mura).
Il centro storico di Colobraro rientra in quella tipologia urbanistica di insediamento medioevale di tipo centripeto e nasce intorno al 1200 alle pendici del colle sul cui punto più alto ha sede il Castello.
Nelle sue immediate vicinanze si attestano i palazzi gentilizi (Fortunato, Tripani, De Bernardis, Ferrauto, Virgilio) e quindi tutte le altre case del versante Ovest.
Come vedremo, il Castello verrà ampliato e arricchito nei secoli, ma poco posteriore al suo insediamento è il sorgere della vicina Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari.
Questo binomio costituito dalle fortezze emblema del potere temporale e religioso (molto vasta era nel Medioevo l'adesione al clero e molteplici le congregazioni religiose) favorisce l'inerpicarsi sulla rocca di un fitto caseggio, snodantesi tra vicoli e scalinate.
Le case del centro storico propriamente detto si adattano all'orografia del pendio fino alle attuali Via Roma e Via Firenze; presentano le facciate con piccole bucature rivolte verso Sud, in modo da catturare il sole e limitare i danni del vento, nocivo nemico a queste quote.
Le attuali espansioni prossime al centro storico (rione Terra) verso Viale Vittorio Veneto e Viale Europa sono successive.
Nel rione Terra si trovava la vecchia piazza, centro d'incontro del paese, sostituita in tempi recenti dall'attuale piazza Regina Elena (nota come piazza dell'Annunziata).
Intorno a questa si sviluppava il vecchio rione Casale, arricchito nel XVII sec. dalla Chiesa dell'Annunziata, che in linea con i criteri 

controriformistici manteneva davanti a sé uno spazio libero.  Attualmente, tuttavia, la piccola chiesetta in stile tardo –romanico ( XVI sec.) non è più visibile in quanto irresponsabilmente demolita agli inizi degli anni sessanta. Al suo posto è stata edificata un' imponente chiesa contemporanea, in pietra bianca di Minervino e cemento armato a vista, nello stile organicista dell'architetto Nicola Pagliata (anni '70 del 1900).
Il Convento dei Francescani dell'Osservanza, del 1600, rimane invece fuori dalla "cinta muraria",  nella parte bassa del paese, dove sorgeva la Cappella del Salvatore.
E' stato inglobato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale dal rione Vignicella, costituito da case basse operaie che si attestano come isolati stretti e lunghi sull'arteria principale di via Maria S.S. d'Anglona.
Tra il rione Casale e il rione Vignicella si sviluppa il rione S. Nicola, recente anch'esso e collegato al rione Casale attraverso il rione Caprera, altro quartiere a ridosso del costone roccioso che è rivolto a Sud e che segna la tempa Caprera.
Bisogna giungere solo agli anni '60 per vedere nascere il rione Petroso lungo la strada provinciale che porta alla vecchia strada statale Sapri-Jonio.

COMUNE DI COLOBRARO

Tab. 1 – Epoca di costruzione dei fabbricati

Epoca di costruzione

Abitazioni

Stanze

Prima del 1919

286

993

1919 – 1945

65

251

1946 – 1960

107

434

1961 – 1971

96

416

1972 – 1981

54

219

1982 – 1986

6

29

Dopo il 1986

15

52

TOTALI

619

2364

COMUNE DI COLOBRARO

Tab. 2 – Alloggi – Famiglie – Componenti

Tipologia

Abitazioni

Famiglie

Componenti

Ab.ni con una stanza

15

15

22

Ab.ni con due stanze

89

90

197

Ab.ni con due stanze

178

178

475

Ab.ni con tre stanze

176

176

534

Ab.ni con quattro stanze

106

106

322

Ab.ni con cinque stanze

55

55

192

TOTALI

619

620

1742

COMUNE DI COLOBRARO

Tab. 3 – Utilizzazione degli alloggi

Tipologia

Abitazioni

Stanze

Abitazioni occupate stabilmente

336

1449

Abitazioni per vacanze

131

472

Abitazioni utilizzate per lavoro o studi

62

177

Abitazioni utilizzate per altri motivi

5

14

Abit.  senza utilizzazione

85

252

Tot. abitazioni non occupate stabilmente

283

915

TOTALE GENERALE

619

2364

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sommario

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