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Ma che cos'è successo in definitiva ad Orleans?
di Mary Falco

Piaccia o no agli storici, un miracolo.
D'altronde l'8 maggio è il giorno di san Michele Arcangelo, appunto una delle "voci" di Giovanna.
E non basta. Il 1429 la festa dell'Annun-ciazione, 25 marzo,  cadeva, come quest'anno, di Venerdì Santo, il che ne faceva un periodo sacro, secondo una tradizione viva ancor oggi presso il santuario di Nostra Signora di Puy nel Velay, la Vergine Nera sull'itinerario di Santiago di Campostella.

La città d'Orléans era assediata ormai da sei mesi. Delle cinque porte che interrompevano la cinta muraria, ciascuna fornita di due torri che comunicavano tramite un ponte levatoio ed un bastione per la difesa avanzata, solo la porta "di Borgogna", che si apriva sulla strada diretta a Gien, era praticabile. Il ponte sulla Loira, con le sue diciannove arcate, una meraviglia per l'epoca, era difeso a nord, dalla parte dell'abitato, dalla porta fortificata "dello Châtelet" ed a sud, sulla sinistra del fiume, da un vero e proprio forte, detto "Les Tourelles", che era caduto purtroppo in mano agli inglesi, come molte "bastie" circostanti, tra cui l'antico convento degli Agostini, trasformato in una caserma.
Liberare la città appariva ormai un'impresa impossibile. Lo stesso re dubitava fortemente del proprio diritto al trono e se non trattava la resa era più per indolenza che per fiducia nella vittoria. Probabilmente la relativa disponibilità con cui fu accolta Giovanna non era tanto dovuta alla fiducia in lei, quanto alla consapevolezza di non aver ormai più nulla da perdere.
Arrivata in città per la porta di Borgogna, la sera del 29 aprile 1429, Giovanna si mise subito all'opera. Si conservano ancora la ricevuta di 15 soldi con cui fu pagato Colis Thomas, il carpentiere che le costruì le scale e gli arditi ponti mobili con cui venne dato l'assalto alle fortificazioni inglesi: Saint-Loup, gli Agostini e finalmente les Tourelles.

Tre assalti, tre vittorie, contro ogni regola di strategia.
La liberazione della città, oltre ad essere una grossa impresa dal punto di vista militare, fu un'iniezione di fiducia alla causa monarchica e si racconta che fin dal 1434 fu rivissuta nei "misteri" così erano chiamate all'epoca le rappresentazioni sacre, che ricordavano generalmente la passione di Gesù nella settimana santa, il mistero d'Orléans cadeva nella prima settimana di maggio. Una leggenda vuole che lo sponsorizzatore dei primi misteri fosse proprio Gilles de Rais, il maresciallo della Pulzella, nonché duca di Bretagna.
La tradizione continua ancora oggi. Giovanna fu una delle pochissime figure a non subire alcun rovescio di fortuna ne' in epoca napoleonica, ne' durante la Restaurazione, in cui anzi si sentì l'esigenza sostituire le rappresentazioni medio-evali con drammi veri e propri.
L'opera del principe Carafa che fu rappresentata a Parigi nel 1821 si inserisce dunque in questo filone, concentrando in tre atti, tutti ambientati ai piedi delle famose mura della città assediata, tutta la vicenda, dall'eco delle prime voci alla vittoria.
Per questo la realtà dei fatti è un po' alterata: al posto della fuga da casa e la paziente "conquista" della fiducia del re abbiamo una fanciulla ospite di parenti provvidenzialmente già vicini alla città, con un bel romanzetto d'amore che sboccia fra i suoi cugini. L'incontro con Dunois, che altri non era che Giovanni, il Bastardo d'Orléans,  appare del tutto casuale e le vive dispute tra i due sono stemperate in teneri duetti.
In quest'opera il cielo è sempre scritto minuscolo, anche quando è sinonimo di Provvidenza o d'ispirazione divina.
I sentimenti che animano l'eroina sono tutti umani, talvolta anche ispirati a valori ottocenteschi, come il suo improbabile dialogo con Agnes Sorel, ritenuta responsabile dell'atteggiamento rinuncia-tario del futuro sovrano… ma sono proprio questi piccoli errori a far di Giovanna una figura simpatica e vicina a noi. E la sua fede incrollabile diventa un sentimento del tutto ragionevole, che con un po' di buona volontà può animare chiunque.

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