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EDITORIALE |
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Sono questi,
i quattro vocaboli del titolo, che hanno un loro
rituale nella vita degli uomini.
L'oppressione è una pratica che annichilisce lo
spirito e la volontà di un essere pensante e lo riduce ad un involucro
vuoto e senza alcuna consistenza. |
Dall'inizio di quest'ultima guerra ormai sono troppi i morti,
uomini e donne, provenienti da diverse nazioni, ma tutti giunti in quell'area
in cui Dio ha confuso le lingue per sottrarre il popolo alla ferrea e
perversa volontà di Nembrot. È, dunque, questa la spiegazione che la Libertà non si ottiene se non si smette di offendere Dio. Speriamo che il nuovo Governo di Transizione, eletto liberamente dal popolo, possa in qualche modo alleviare l'atroce male e far ricredere tutti gli uomini, cioè che basta "non fare agli altri quello che non si vuole sia fatto a se stesso" per placare l'ira Divina ed avere la vera pace, quella del Dio Vivente. La democrazia conquistata possa rappresentare la "Giuditta" del poeta Torquato Tasso, ossia la bella e virtuosa gente del popolo di Baghdad, ovvero la Betulia città liberata dal terribile generale assiro, oggi impersonato da Saddam Hussein. Liberato ormai l'Iraq, si spera che la terra di quell'antica civiltà possa godere dei dolci momenti che il buon Dio gli offre. Consacrarsi a lui, non importa in quale religione, ma che sia un Dio d'amore. I 15 morti, che erano a bordo dell' aereo "C 130 Hercules" della Raf, Inglese, che il 30 gennaio 2005 nel dare la loro vita, hanno suggellato la libertà resa con la fine della guerra nell'aprile del 2003. Suggellato, dunque, il libero voto del popolo iracheno nel darsi un governo che gli scriva finalmente la carta dei diritti dell'uomo, tutto questo possa dare inizio a una vera e duratura libertà. D'ora in poi possano gli iracheni lavare i loro panni nelle acque del padre Eufrate, senza che altri corrano in aiuto a punire gli usurpatori della libertà e della pace. |