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EDITORIALE
BAGHDAD LIBERATA. "Oppressione Guerra Pace Libertà"  
di Pietro Giovanni Lucarelli

Sono questi, i quattro vocaboli del titolo, che hanno un loro rituale nella vita degli uomini. L'oppressione è una pratica che annichilisce lo spirito e la volontà di un essere pensante e lo riduce ad un involucro vuoto e senza alcuna consistenza.
La guerra: come dice un grande adagio, "chi ben guerreggia ben patteggia"; già questo ci spiega come e perché si fa la guerra, vale a dire per meglio godere delle proprie brame di potere e di libertà di muoversi a proprio piacimento. La guerra, però, ha anche una funzione libertaria che agevola sia il vincitore che i vinti, se la vittoria arride ad un condottiero onesto e rispettoso di se stesso, perché chi rispetta se stesso ha rispetto anche del prossimo e non fa il male che non vuole che sia fatto a lui.
La pace è quel periodo che l'uomo si augura di avere durante la sua vita lunga o breve che sia, come tutti i popoli si auspicano di avere sempre la pace e che mai la guerra si possa presentare nella propria popolazione interrompendo quel periodo di quiete ed appagamento dell'essere.
Detto questo possiamo ben dire che il "Libero Voto" del 30 gennaio ultimo scorso ha ridato fiducia al popolo di una terra più carica di storia nella storia dei popoli, cioè quello assiro-babbilonese che già al tempo imperiale di Nembrot era attanagliato per la costruzione della sua torre, che doveva toccare il cielo; ma la mano Divina, secondo la Genesi, confuse le lingue a quel popolo e la costruzione si interruppe. Anche dopo quella confusione della mente dell'uomo non è scomparso del tutto il gene del male.
Infatti, l'area che comprende la "porta di Dio" (Babilonia) continua a ricevere il castigo Divino che cade su quanti non smettono di offende la stirpe di Abramo.

Dall'inizio di quest'ultima guerra ormai sono troppi i morti, uomini e donne, provenienti da diverse nazioni, ma tutti giunti in quell'area in cui Dio ha confuso le lingue per sottrarre il popolo alla ferrea e perversa volontà di Nembrot.
È, dunque, questa la spiegazione che la Libertà non si ottiene se non si smette di offendere Dio.
Speriamo che il nuovo Governo di Transizione, eletto liberamente dal popolo, possa in qualche modo alleviare l'atroce male e far ricredere tutti gli uomini, cioè che basta "non fare agli altri quello che non si vuole sia fatto a se stesso" per placare l'ira Divina ed avere la vera pace, quella del Dio Vivente. La democrazia conquistata possa rappresentare la "Giuditta" del poeta Torquato Tasso, ossia la bella e virtuosa gente del  popolo di Baghdad, ovvero la Betulia città liberata dal terribile generale assiro, oggi impersonato da Saddam Hussein.
Liberato ormai l'Iraq, si spera che la terra di quell'antica civiltà possa godere dei dolci momenti che il buon Dio gli offre.
Consacrarsi a lui, non importa in quale religione, ma che sia un Dio d'amore.
I 15  morti, che erano a bordo dell' aereo "C 130 Hercules" della Raf, Inglese, che il 30 gennaio 2005 nel dare la loro vita, hanno suggellato la libertà resa con la fine della guerra nell'aprile del 2003. Suggellato, dunque, il libero voto del popolo iracheno nel darsi un governo che gli scriva finalmente la carta dei diritti dell'uomo, tutto questo possa dare inizio a una vera e duratura libertà.
D'ora in poi possano gli iracheni lavare i loro panni nelle acque del padre Eufrate, senza che altri corrano in aiuto a punire gli usurpatori della libertà e della pace.

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