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Uomini nella Storia di Colobraro (Biagio Virgilio)
di Pietro Giovanni Lucarelli 


Commendatore Biagio Virgilio

Nel secolo scorso la figura più eminente non solo di Colobraro, suo comune nativo, ma di tutti gli altri della Valle del Sinni , fu quella di Biagio Virgilio.
Nacque il 2 febbraio 1883 da Leonardo Virgilio, galantuomo di antiche tradizioni signorili, e dalla nobildonna Emilia Fanuele di Senise, nipote del poeta Nicola Sole, il quale rivolse alla sorella la preghiera di imporre alla piccola il nome appunto di Emilia.
Dopo una lunga operosa vita Biagio Virgilio morì il 16 dicembre 1968.
Riassumere i molti aspetti della sua personalità non é facile perché l'attività da lui svolta abbracciò numerosi settori, nei quali primeggiò per cultura, impegno civile e professionale.
Fin dalla fanciullezza, e ancor più nell'adolescenza, rivelò spiccate doti d'intelligenza e di amore per lo studio.
La vocazione per la scienza giuridica gli consentì di conquistare una spiccata posizione professionale fin dalla giovane età, tanto da meritare l'appellativo di piccolo Janfolla, il grande giurista lucano, noto per ineguagliabili doti di sintesi espressiva e di acume nell'individuazione e nell'inquadramento normativo delle singole fattispecie.
Con il progredire degli anni questa caratteristica si manifestò sempre con maggiore chiarezza, incrementata da studi severi e costanti, che lo videro sempre alla sua scrivania, dedito all'approfondimento di tutti i profili delle discipline giuridiche.
Sembrava che dedicasse con orgoglio il suo tempo ad alimentare e soddisfare il bisogno di affinare la conoscenza sia nello specifico campo del diritto sia in ogni altra branca della cultura.
Il suo studio divenne così un punto preciso di riferimento e un seminario di sapere al quale ricorrevano giovani professionisti per nutrirsi dell'insegnamento di un vero e proprio maestro di scienza e di vita.
Oltre a queste superlative doti, che lo resero celebre in tutta la Lucania e anche oltre i confini regionali, ebbe una profonda e costante passione per la sua terra e la sua gente. Nell'assolvimento dei compiti di diverse cariche pubbliche (Consigliere provinciale nel periodo anteriore al 193O, Podestà dei comuni di Colobraro e di Valsinni, Notaio, Magistrato onorario, Sovrintendente onorario ai monumenti) profuse un impegno eccezionale.
Si devono al suo interessamento la strada, inaugurata nel 1926, che da Colobraro porta a Tursi, il maestoso edificio scolastico che ancora oggi costituisce un vanto di Colobraro, il restauro radicale del cimitero, il consolidamento dell'abitato, l'attacco dell'acquedotto e le fontane pubbliche, la erogazione dell'energia
elettrica, il restauro della Cappella dell'Icona annessa alla Chiesa di S. Nicola, il parco della

rimembranza e una targa di bronzo in memoria dei caduti della prima guerra mondiale, la caserma dei Carabinieri, e tante altre opere minori, per cui é doveroso riconoscere e ricordare che il comune fu molto trasformato e migliorato per l'amore del suo figlio prediletto. Al suo motto preferito "Promuovere sempre il bene pubblico "egli seppe uniformare tutta la sua vita, anche se non si mostrò mai insensibile alle istanze e richieste individuali da parte di tutti coloro che, anche da fuori Colobraro, trovavano in don Biagio e nel Commendatore (come veniva affettuosamente chiamato) il saggio consigliere, il valoroso avvocato e difensore in ogni occasione. I suoi scritti suscitavano sempre ammirazione per lucidità di concetti e chiarezza di dettato.
I suoi interventi erano spesso del tutto gratuiti perché non usava chiedere veri e propri compensi per la sua attività.
Se a tutto ciò si aggiunge che fu esemplare padre di famiglia e che amò profondamente i suoi cari, i quali nutrirono per lui un'autentica venerazione, la figura di Biagio Virgilio risulta delineata in tutta la sua grandezza.
Più che la descrizione che precede, a lumeggiare le virtù dell'uomo, del giurista e del cittadino, valgono i lusinghieri giudizi espressi da personalità di altissimo livello, riportati in un libretto che i figli vollero dedicare in memoria del Padre nel primo anniversario della morte.
Da tale libretto riproduciamo anzitutto la pergamena offertagli dai cittadini: Dalla fanciullezza cui non rise mai gioia / per virtù d'intelletto e fervore di studi / balzasti maestro di te stesso / ai fastigi delle giuridiche discipline / ai cimenti ardui del foro e di amministrativi consessi / dignità di vita civile / al tuo natal paese largendo / con opere che solo la tua passione di figlio / volle e compì.
Nella medaglia d'oro offertagli insieme alla pergamena fu incisa questa epigrafe sulle doti morali e di rettitudine del festeggiato: Nec blanditiae – nec metus – te a cacumine – averterunt (Né le lusinghe né i timori ti allontanarono mai dalla vetta).
Il Primo presidente della Corte suprema di Cassazione Andrea Ferrara, che fu suo amico fraterno, in più occasioni scrisse a Biagio Virgilio che anche in un piccolo ambiente brillava di luce purissima per bontà d'animo, forza d'intelletto e profonda cultura.
Lo stesso giudizio si riscontra nelle lettere del grande giurista Manlio Capitolo, che fu magistrato di eccezionale valore prima a Venezia e poi a Roma.
"Quando penso a Voi mi vergogno di saperne così poco" scrisse in una delle tante lettere di ammirazione e di affetto per Biagio Virgilio.
Silvio Tavolaro e Giuseppe Flore (entrambi illustri magistrati che occuparono il seggio di Primo Presidente della Corte di Cassazione) usarono espressioni simili per indicare le qualità di giurista di Biagio Virgilio, così come fecero moltissimi altri ammiratori in ogni parte d'Italia mediante le centinaia di telegrammi pervenuti in occasione della morte dell'indimenticabile cittadino di Colobraro e nello stesso tempo di un grande lucano.
Queste disinteressate e obiettive valutazioni costituiscono la prova più evidente della statura morale, culturale e civile di un Uomo che onorò la sua terra e che non sarà mai dimenticato.

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