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UN COMMOSSO SALUTO AL CARO DON VITTORIO CARLOMAGNO
di Pietro Giovanni Lucarelli


Don Vittorio Carlomagno

COLOBRARO. – Tutta la comunità ha tributato un commosso saluto a don Vittorio Carlomagno; era nato  in Colobraro, il 14 febbraio del 1924, fu ordinato sacerdote nella locale Chiesa Matrice il 18 luglio 1948, sabato 5 febbraio 2005 si è spento nella sua abitazione all'età di 81 anni.
Rimasto solo nella casa paterna dopo la scomparsa dell'amatissima sorella Teresa, lo hanno assistito amorevolmente i nipoti e la cognata Laura D'Oronzio.
Don Vittorio ha svolto una lunga carriera militare, infatti è stato cappellano militare a Caserta per molti anni, il suo grado militare è stato quello di colonnello, raggiunta poi l'età della pensione si è ritirato nel suo paese di nascita Colobraro, a far compagnia alla sorella Teresa che ha sempre amato insieme con tutti i suoi cari genitori.
La Parrocchia di San Nicola che lo ha visto celebrare per tanti anni la Santa messa, lo ha seguito nella fede cristiana con serenità ed amore.
L'ufficiale cappellano, don Vittorio Carlomagno, era talmente ben voluto dai militari di carriera e non, e si è sentito in dovere di mantenere i contatti con i commilitoni, d'ogni grado, anche dopo tanti anni dal servizio militare attivo i quali gli hanno fatto visita, a Colobraro anche nel suo ultimo periodo di vita.
A testimoniare quest'appartenenza ha presenziato ai funerali il comandante della Stazione Carabinieri, mentre a celebrare i riti funebri è stato il vescovo della diocesi di Tursi–Lagonegro, mons. Francesco Nolè, assistito da venti confratelli.
È stato letto un suo breve saluto lasciato scritto per l'occasione, che ha fatto versare lacrime d'amore per la sua spiccata umanità a tutti i presenti.
Era un uomo che accoglieva tutti con la sua spontaneità e benevolenza. La Chiesa dell'Annunziata era gremita di fedeli, come pure l'intera piazza antistante.

Pensieri, scritti o fatti propri
da don Vittorio Carlomagno,
trovati nel suo Breviario il 5 febbraio,
giorno della sua morte.

LA SOFFERENZA
Dio non è venuto a spiegare la sofferenza; Gesù non spiega la nostra fragilità, il limite, il male che ci assedia, ma li condivide assumendoli in sé e quindi introducendo in essi un senso di divinità, una presenza che è esplosiva perché eterna, perfetta, infinita.
Un famoso teologo scrive: "l'amore di Dio non mi protegge da ogni sofferenza, ma mi protegge in ogni sofferenza. Dio non è un essere indifferente, insensibile, sordo al dolore e all'ingiustizia, ma si è preso e si prende sempre a cuore la sofferenza degli uomini."

PREGHIERA NELLA SOFFERENZA
Signore,
tu mi chiami a seguirti lungo la strada del calvario,
saprò restare al tuo fianco?
Se mi vedi in difficoltà, aiutami,
se dovessi perdermi, cercami,
se sono in ritardo, aspettami,
perché
non potrò mai raggiungere la vetta senza di te.

OMELIA AL CIMITERO
Carissimi,
la fede che ci anima solleva i sigilli delle tombe e ci permette di pensare a quelli che sono morti come a persone che, per opera di Cristo, vivono in Dio.
Siamo qui per compiere un dovere di memoria e di riconoscenza verso chi ci ha lasciato eredità di esempi luminosi, di amore, di ricordi, di amicizia.
Siamo qui perché crediamo nell'immortalità delle loro anime, per deporre sulle loro tombe un fiore, per pregare per loro, per accendere una lampada segno di vita e di risurrezione.
I nostri defunti vivono in Cristo, con Cristo.
Corroborati da questa certezza eleviamo al cielo, anche fra queste tombe, il canto gioioso dell'Alleluia, che è il canto della vittoria.
I nostri defunti, sepolti con Cristo nella morte, vivono con Cristo nella gloria.
Per loro il tempo della prova è finito, sono ora nel tempo della ricompensa.
Hanno raggiunto la serenità della patria; tuttavia, dato che anche loro sono stati partecipi della fragilità umana, preghiamo per loro, affinché qualunque eventuale residuo di umana debolezza, che possa ritardare il loro felice incontro con Dio, sia cancellato.
Amen.

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