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Zeus aveva una relazione soddisfacente con Meti ed
attendeva una figlia da lei, quando Urano
e Gaia gli rivelarono la
tragica realtà: la sua diletta avrebbe successivamente partorito un
figlio, che gli avrebbe tolto il comando del Cielo. Lì per lì il grande dio non trovò altra soluzione che
inghiottirsi l'amante con la figlia e tutto.
Quando giunse il momento del parto si recò in
Libia, sulle rive del lago Tritonio, ed ordinò al fido Efesto d'assestargli un
bel colpo d'ascia sulla testa. Naturalmente l'altro obbedì e
quale non fu la sua meraviglia vedendo che dalla ferita balzava una giovane
in armi, che lanciava da sola il grido di cento guerrieri.
La strana giovane si chiamava Atena ed aveva gli occhi
chiari.
Era si seccò oltre misura del fatto!
Non tanto per la relazione adultera, quanto per
l'usurpazione di quel mistero del tutto femminile rappresentato dal parto
– Potevi dirmelo – insisteva petulante – te l'avrei partorita io!
–
Che intendeva dire con questo?
Che avrebbe inghiottito volentieri l'amante del
marito?
O in senso lato che la figlia non ne aveva colpa?
Quel che è certo è che tra le due nacque subito un moto
di profonda e reciproca simpatia. Se Atena, inutile dirlo, rappresenta la
ragione, la razionalità, tutto ciò che l'uomo (ma anche la
donna!) può fare quando riesce a far tacere la voce tirannica dei
propri istinti, il campo in cui questa ragione da i più stabili e
duraturi frutti è proprio la vita coniugale dell'augusta coppia.
Dalla sua nascita Atena, figlia prediletta di Zeus,
adopera gran parte delle sue energie per risanare e razionalizzare il suo
rapporto con Era, a cui si affianca con devozione filiale. Per questo forse
gli Etruschi introdussero il suo culto nel mondo latino proprio nella forma
della triade: Giove, Giunone e Minerva,
venerati insieme, nello stesso tempio. La leggenda dice per volontà
di Numa, il secondo re di Roma. Gli scettici dicono che fu una manovra per
neutralizzare il culto a Marte ed a Quirino e potenziare quello di Giove,
affiancandogli due donne e quindi due divinità meno importanti per la
maggior parte dei latini.
Di fatto Minerva, protettrice di tutte le arti
liberali maschili e femminili, particolarmente abile nella filatura,
tessitura e ricamo, pur entrando addirittura nel mondo cristiano come figura
allegorica e depositaria di queste virtù, non gode nel mondo latino
di quel culto appassionato che le dedicò la Grecia.
Atene, inutile dirlo, si considera la sua città.
Tutte le attività liberali di cui va fiera la
città, il suo stesso ordinamento giuridico, poggia sulla razionalità
della dea e da essa trae illuminazione e conforto. A lei è dedicato il primo mese
dell'anno, Ecatombione, che cadeva tra fine luglio ed agosto.Salta subito agli occhi che si tratta del periodo
più arido dell'anno, quello in cui tutte le risorse naturali
sembrano seccarsi sotto la vampa implacabile del sole. Che c'è di
più naturale
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quindi che puntare tutto sulla ragione e rendere omaggio
a questa dea potente, una delle pochissime in grado di sottrarsi addirittura
al grande potere d'Afrodite?
In suo onore si celebravano dei giochi ginnici.
Ogni quattro anni questi giochi diventavano il
pretesto per la riunione di tutto il popolo ellenico e si trasformavano
nelle vere e proprie Olimpiadi, allora il culto della dea impallidiva un poco di
fronte alle celebrazioni de Ercole…
ma si trattava solo d'apparenza.
Il grande Eroe infatti era uno dei suoi protetti,
quello che la dea dagli occhi di ghiaccio ama con una costanza che ricorda
da vicino, a noi umani limitati e confusi, la passione erotica propriamente
detta. Con Ercole, il suo eroe, quello che aveva portato dalle sue origini
oscure di bastardo divino all'ingresso trionfale nell'Olimpo, Atena
condivideva il culto dell'ulivo,
l'unico albero coltivato con successo in Attica, vegliando alla produzione
dell'olio d'oliva, il più importante dei prodotti esportati in
tutto il mondo allora conosciuto e dunque fulcro della vita commerciale
cittadina.
Tuttavia anche questa dea saggia e quieta aveva un
lato oscuro… umano diremmo noi.
Da bambina aveva avuto una discussione con
un'amica, Pallade ed erano ben presto arrivate alle mani… così
Giove aveva ritenuto opportuno intervenire in favore della figlia,
difendendola con lo scudo della Gorgone…
inutile dire che la poveretta era rimasta impietrita.
Non si sa bene se Atena conservasse il corpo
pietrificato dell'amica o se avesse fatto fabbricare una statua in suo
ricordo, poiché le storie a questo punto si fanno confuse. Di fatto
esisteva una statua, il Palladio,
con conclamate virtù magiche e quindi numerose città si
vantarono di possederlo. Certo il culto alla statua rappresenta l'aspetto
più terrestre e quindi più limitante di quella che per altro
è ricordata come la dea della ragione, protettrice d'Ulisse, dei
greci, degli Argonauti, l'inventrice
stessa della vita civile… ma proprio questo lato umano e vulnerabile la
rende psicologicamente più credibile.

Marte Armato
Marte: il vero figlio dei fiori
La fortunata serie di Hercules di Kevin Sorbo ha
proposto al grosso pubblico una versione moderna dell'antica lotta tra
bene e male, con la relativa interpretazione americana di Marte, il dio
della guerra, eternamente vestito di nero, capo di una banda di demoni
assetati di sangue.
Continua a
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