logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 6

Quando la natura vacilla bisogna affidarsi alla ragione
di Mary Falco

Zeus aveva una relazione soddisfacente con Meti ed attendeva una figlia da lei, quando Urano e Gaia gli rivelarono la tragica realtà: la sua diletta avrebbe successivamente partorito un figlio, che gli avrebbe tolto il comando del Cielo. Lì per lì  il grande dio non trovò altra soluzione che inghiottirsi l'amante con la figlia e tutto.
Quando giunse il momento del parto si recò in Libia, sulle rive del lago Tritonio, ed ordinò al fido Efesto d'assestargli un bel colpo d'ascia sulla testa. Naturalmente l'altro obbedì e quale non fu la sua meraviglia vedendo che dalla ferita balzava una giovane in armi, che lanciava da sola il grido di cento guerrieri.
La strana giovane si chiamava Atena ed aveva gli occhi chiari.
Era si seccò oltre misura del fatto!
Non tanto per la relazione adultera, quanto per l'usurpazione di quel mistero del tutto femminile rappresentato dal parto – Potevi dirmelo – insisteva petulante – te l'avrei partorita io! –
Che intendeva dire con questo?
Che avrebbe inghiottito volentieri l'amante del marito?
O in senso lato che la figlia non ne aveva colpa?
Quel che è certo è che tra le due nacque subito un moto di profonda e reciproca simpatia. Se Atena, inutile dirlo, rappresenta la ragione, la razionalità, tutto ciò che l'uomo (ma anche la donna!) può fare quando riesce a far tacere la voce tirannica dei propri istinti, il campo in cui questa ragione da i più stabili e duraturi frutti è proprio la vita coniugale dell'augusta coppia.
Dalla sua nascita Atena, figlia prediletta di Zeus, adopera gran parte delle sue energie per risanare e razionalizzare il suo rapporto con Era, a cui si affianca con devozione filiale. Per questo forse gli Etruschi introdussero il suo culto nel mondo latino proprio nella forma della triade: Giove, Giunone e Minerva, venerati insieme, nello stesso tempio. La leggenda dice per volontà di Numa, il secondo re di Roma. Gli scettici dicono che fu una manovra per neutralizzare il culto a Marte ed a Quirino e potenziare quello di Giove, affiancandogli due donne e quindi due divinità meno importanti per la maggior parte dei latini.
Di fatto Minerva, protettrice di tutte le arti liberali maschili e femminili, particolarmente abile nella filatura, tessitura e ricamo, pur entrando addirittura nel mondo cristiano come figura allegorica e depositaria di queste virtù, non gode nel mondo latino di quel culto appassionato che le dedicò la Grecia.
Atene, inutile dirlo, si considera la sua città.
Tutte le attività liberali di cui va fiera la città, il suo stesso ordinamento giuridico, poggia sulla razionalità della dea e da essa trae illuminazione e conforto. A lei è dedicato il primo mese dell'anno, Ecatombione, che cadeva tra fine luglio ed agosto.Salta subito agli occhi che si tratta del periodo più arido dell'anno, quello in cui tutte le risorse naturali sembrano seccarsi sotto la vampa implacabile del sole. Che c'è di più naturale

 quindi che puntare tutto sulla ragione e rendere omaggio a questa dea potente, una delle pochissime in grado di sottrarsi addirittura al grande potere d'Afrodite?
In suo onore si celebravano dei giochi ginnici.
Ogni quattro anni questi giochi diventavano il pretesto per la riunione di tutto il popolo ellenico e si trasformavano nelle vere e proprie Olimpiadi, allora il culto della dea impallidiva un poco di fronte alle celebrazioni de Ercole… ma si trattava solo d'apparenza.
Il grande Eroe infatti era uno dei suoi protetti, quello che la dea dagli occhi di ghiaccio ama con una costanza che ricorda da vicino, a noi umani limitati e confusi, la passione erotica propriamente detta. Con Ercole, il suo eroe, quello che aveva portato dalle sue origini oscure di bastardo divino all'ingresso trionfale nell'Olimpo, Atena condivideva il culto dell'ulivo, l'unico albero coltivato con successo in Attica, vegliando alla produzione dell'olio d'oliva, il più importante dei prodotti esportati in tutto il mondo allora conosciuto e dunque fulcro della vita commerciale cittadina.
Tuttavia anche questa dea saggia e quieta aveva un lato oscuro… umano diremmo noi.
Da bambina aveva avuto una discussione con un'amica, Pallade ed erano ben presto arrivate alle mani… così Giove aveva ritenuto opportuno intervenire in favore della figlia, difendendola con lo scudo della Gorgone… inutile dire che la poveretta era rimasta impietrita.
Non si sa bene se Atena conservasse il corpo pietrificato dell'amica o se avesse fatto fabbricare una statua in suo ricordo, poiché le storie a questo punto si fanno confuse. Di fatto esisteva una statua, il Palladio, con conclamate virtù magiche e quindi numerose città si vantarono di possederlo. Certo il culto alla statua rappresenta l'aspetto più terrestre e quindi più limitante di quella che per altro è ricordata come la dea della ragione, protettrice d'Ulisse, dei greci, degli Argonauti, l'inventrice stessa della vita civile… ma proprio questo lato umano e vulnerabile la rende psicologicamente più credibile.


 Marte Armato

Marte: il vero figlio dei fiori

  La fortunata serie di Hercules di Kevin Sorbo ha proposto al grosso pubblico una versione moderna dell'antica lotta tra bene e male, con la relativa interpretazione americana di Marte, il dio della guerra, eternamente vestito di nero, capo di una banda di demoni assetati di sangue.

Continua a pagina 19

pagina 5

sommario

pagina 7