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LA NEVE: ALTRI TEMPI E ALTRI LUOGHI |
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Che strano tempo è il nostro, quello di
questi giorni, in cui nevica assai spesso e lo fa in diverse forme e senza
riguardo alcuno. I monti vicini, nei miei lontani ricordi, offrivano uno spettacolo insolito, sempre bello e sempre nuovo. La lunga catena degli appennini e degli anti appennini lucani, con il solitario e bello Monte Pollino e quello altrettanto suggestivo del Sirino, lo attestavano a lungo, perché la neve caduta era abbondante e si manteneva per lungo tempo, si può dire fino a primavera. La neve, che di per sé è spettacolo insolito, bello ed affascinante specie per i bambini, aveva per alcuni di noi nuovi e sempre più ricchi motivi di gioia e di allegria sfrenata; ne godevano anche gli adulti, per i quali si accompagnavano ben presto anche motivi di preoccupazione non piccola, perché interrompeva i lavori pur necessari da eseguire, anche se ne rallegravano non poco le famiglie, nel ricordo del noto e ricorrente detto "sotto la neve pane", perché affermava qualcosa che sa di sapienza antica, che il più delle volte ci prende e poi conforta la nostalgia dei ricordi, quelli vissuti e quelli tramandati, quelli coltivati e quelli ripetuti, sia pur con un pizzico di fantasia, fino a ristabilire un punto costante di riferimento nella liturgia dei ricordi e delle frange che vi si annodavano e facevano da ornamento. Oggi la neve cade spesso come una volta, ma non è più quella ancora viva nei ricordi della mia infanzia, perché forse gli stessi bambini di oggi vivono le preoccupazioni degli adulti. C'è ad esempio, per le donne, da uscir di casa a far la spesa, e per i mariti c'è da recarsi al lavoro, in posti non sempre vicini e piuttosto disagevoli, dove i mezzi di trasporto sono talvolta precari, o non vi sono affatto e quando non mancano, sono seguiti dalla poca praticabilità delle strade da contrattempi vari tra cui il ghiaccio, dai guasti del mezzo di trasporto, dalle fermate forzate, dal soccorso che ritarda e persino da qualche incidente serio, con le conseguenze che vi si accompagnano; e quando tutto finisce bene c'è il rammarico del tempo che si perde. Insomma quando la neve sopraggiunge, vi si accompagna quasi sempre una serie di disaggi, di malanni, di raffreddori e simile corredo che rende poetico solo il momento in cui cade ed incornicia il tetto delle case facendo diventare talora bambini gli adulti e inoltre pregustare gioie |
insolite a chi vive ancora quello stato di grazia, che è poi il
momento dell'infanzia, esaltato non sempre a ragione, perché si
accompagna anch'esso a disagi di ogni genere, tra cui la sofferenza fisica
per chi non sta troppo bene, non ha una casa calda e quando questa lo è
non mancano affatto altri motivi vari di preoccupazione. Forse la poesia che accompagna la neve è tutta da sfatare e solo in qualche caso può soddisfare gli occhi, la mente e la fantasia di qualcuno. Risalgo a tempi in cui la caduta della neve eccitava, solo per brevi momenti, gli occhi e la mente di qualcuno che ne restava affascinato, facendolo tornare bambino per un istante, mentre i più ne temevano le conseguenze, di ogni genere. E questo perché si doveva trasportare un morto al cimitero, un malato grave bisognava accompagnarlo all'Ospedale che, guarda caso, non era vicino, e poi, per chi doveva uscire di casa, c'era tutta una serie di disagi non piccoli da superare. Guardando fuori, vedo il tempo imbronciato, forse medita ancora neve ed altro freddo, oltre quello che ha già funestato le settimane scorse, per non dire i mesi scorsi. È pur vero che siamo nel mese di gennaio, e cioè ancora si può dire all'inizio della stagione invernale. Eppure, gennaio ci ha sempre riservato delle belle giornate di sole venute ad attenuare la morsa del freddo, che mai è stato acuto e pungente come quello di quest'anno. Le stagioni si dice sono cambiate, non si avvicendano più come una volta, quando la primavera teneva dietro all'estate e questa poi dava corso a quella più lunga dell'inverno, che in parte era rispettosa delle esigenze di chi soffriva freddo e fame ed altre inclemenze del tempo. Penso, in conclusione, e mi dico che qualche errabondo "tsunami" ha certamente raggiunto le nostre coste e spiagge, lasciando la sua triste eredità di morte e di disgrazie varie. L'asse terrestre si è spostato, come dice qualcuno, e perciò sono da riscrivere le nuove stagioni, che da quattro, quelle di prima, devono essere ridotte a due, se non ad una sola, che regna imperturbata per tutto l'anno, al di fuori di pochi giorni di sole, e questo talora implacabile, il che per noi non è poco. Vicenza 20 gennaio 2006 |