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Il Natale di quest'anno ha presentato le stesse caratteristiche degli anni
decorsi, con un'accentuazione delle manifestazioni esteriori di festosità e di costume che lo rendono simile a una semplice
occasione di svaghi e di divertimenti, ma senza un più intenso significato
sul piano della spiritualità.
La ricorrenza dell'evento di maggiori proporzioni mistiche che l'umanità
conosca non é purtroppo tornata alla sua vera dimensione religiosa e al suo significato originario.
La nascita del Redentore per riscattare gli uomini dal peccato originale, la
sua discesa sulla terra quale figlio di Dio, e l'estrema umiltà della
mangiatoia di Betlemme in cui il bambinello fu deposto e riscaldato soltanto
dal fiato dell'asinello e del
bue che gli stavano accanto, la presenza semplice dei pastori in stupita
adorazione, tutti questi particolari hanno conferito al fenomeno più
straordinario e sconvolgente della storia un fascino irripetibile che per i credenti si rinnova simbolicamente ogni anno, da due
millenni e oltre.
Sembra tuttavia che il profilo religioso vada progressivamente perdendo spazio nello spirito umano a vantaggio
degli aspetti festaioli di
rango esclusivamente civile imposti
dalla tradizione.
È
significativo comunque che il Natale, al di là del profilo strettamente
religioso, è considerato anche dai non credenti la festa più importante
dell'anno, anche se essi privilegiano
il lato effimero del godimento materiale, con gite, pranzi e divagazioni di
ogni altro genere.
La suggestione dell' "Avvento" è dunque avvertita da tutta l'umanità,
quasi a dimostrazione della natura altamente etica e spirituale della
ricorrenza più seguita e amata dai cristiani e dai cattolici.
Questo aspetto da un verso è positivo ma dall'altro presenta il non lieve
inconveniente della banalizzazione, se il 25 dicembre (data convenzionale
della nascita di Gesù) vale soltanto come pretesto per dare sfogo agli
stimoli goderecci e consumistici, cioé senza riflessioni sulla portata dell'evento e sulla funzione catartica che svolge
nelle coscienze di tutti, credenti e non credenti.
L'esortazione dei Pontefici a riflettere soprattutto su tale funzione
rischia di rimanere |
sempre più inascoltata se non si coglie, nell'intimo della coscienza,
il profilo di spiritualità del Natale, se non si corrisponde, anche da
parte dei non credenti, allo spirito di solidarietà
e di gioioso amore che
si diffonde dalla grotta di Betlemme, se viene obliterata ogni
manifestazione di fratellanza e di assistenza verso i poveri, gli anziani, i
malati.
È
un imperativo morale che non può mancare nell'animo di ciascuno perché
fa parte di quel senso nobile dell'esistenza
terrena che é indispensabile, civilmente e religiosamente, in ogni
essere umano.
La cosiddetta secolarizzazione della società ha, tra l'altro, offuscato
una siffatta esigenza, non riflettendo che un Natale privo di questi
sentimenti degrada a pura festa pagana, dedicata in senso egoistico
a soddisfare soltanto le proprie voglie
di divertimenti, come avviene per ogni altro appuntamento festivo, con la conseguenza della trasformazione
del 25 dicembre a semplice ricorrenza convenzionale e civile.
L'auspicio che sento di formulare in questo momento é quello di un totale
ripristino del ruolo che il
Natale ha avuto nella nostra fanciullezza, quando si sostava con commozione
davanti al Presepe, simbolo in ogni famiglia di glorificazione e di
adorazione per la nascita del Redentore.
Se si prescinde da un tale atteggiamento dello spirito, la ricorrenza del
Natale finisce per somigliare molto
al Ferragosto o a qualsiasi altra occasione di ferie e di festeggiamenti al
livello di celebrazioni esclusivamente sociali.
Piazza S. Pietro in Roma si presenta sempre gremitissima di gente di ogni
parte della terra per ascoltare la parola del Papa.
Anche quest'anno il fenomeno si é ripetuto sotto lo sguardo di Papa
Ratzinger, che suscita una particolare simpatia per le sue elevatissime doti
di cultura e di spiritualità. Col gesto delle braccia allargate in segno di
saluto e con la
benedizione "Urbi et Orbi" da Lui impartita si realizza il più intenso
contatto tra il successore sulla
cattedra di Pietro e le moltitudini di credenti sparse in ogni angolo della
terra.
Sia questo un segno di ritorno al conforto della fede! |