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NATALE 2005
di Alberto Virgilio

Il Natale di quest'anno ha presentato le stesse caratteristiche degli anni decorsi, con un'accentuazione delle manifestazioni esteriori di festosità e di costume che lo rendono simile a una semplice occasione di svaghi e di divertimenti, ma senza un più intenso significato sul piano della spiritualità.
La ricorrenza dell'evento di maggiori proporzioni mistiche che l'umanità conosca non é purtroppo tornata alla sua vera dimensione religiosa e al suo significato originario.
La nascita del Redentore per riscattare gli uomini dal peccato originale, la sua discesa sulla terra quale figlio di Dio, e l'estrema umiltà della mangiatoia di Betlemme in cui il bambinello fu deposto e riscaldato soltanto dal fiato dell'asinello e del bue che gli stavano accanto, la presenza semplice dei pastori in stupita adorazione, tutti questi particolari hanno conferito al fenomeno più straordinario e sconvolgente della storia un fascino irripetibile che per i credenti si rinnova simbolicamente ogni anno, da due millenni e oltre.
Sembra tuttavia che il profilo religioso vada progressivamente perdendo spazio nello spirito umano a vantaggio degli aspetti festaioli di rango esclusivamente civile imposti dalla tradizione.
È significativo comunque che il Natale, al di là del profilo strettamente religioso, è considerato anche dai non credenti la festa più importante dell'anno, anche se essi privilegiano il lato effimero del godimento materiale, con gite, pranzi e divagazioni di ogni altro genere.
La suggestione dell' "Avvento" è dunque avvertita da tutta l'umanità, quasi a dimostrazione della natura altamente etica e spirituale della ricorrenza più seguita e amata dai cristiani e dai cattolici.
Questo aspetto da un verso è positivo ma dall'altro presenta il non lieve inconveniente della banalizzazione, se il 25 dicembre (data convenzionale della nascita di Gesù) vale soltanto come pretesto per dare sfogo agli stimoli goderecci e consumistici, cioé senza riflessioni sulla portata dell'evento e sulla funzione catartica che svolge nelle coscienze di tutti, credenti e non credenti.
L'esortazione dei Pontefici a riflettere soprattutto su tale funzione rischia di rimanere

sempre più inascoltata se non si coglie, nell'intimo della coscienza, il profilo di spiritualità del Natale, se non si corrisponde, anche da parte dei non credenti, allo spirito di solidarietà  e di gioioso  amore che si diffonde dalla grotta di Betlemme, se viene obliterata ogni manifestazione di fratellanza e di assistenza verso i poveri, gli anziani, i malati.
È un imperativo morale che non può mancare nell'animo di ciascuno perché fa parte di quel senso nobile dell'esistenza  terrena che é indispensabile, civilmente e religiosamente, in ogni essere umano.
La cosiddetta secolarizzazione della società ha, tra l'altro, offuscato una siffatta esigenza, non riflettendo che un Natale privo di questi sentimenti degrada a pura festa pagana, dedicata in senso egoistico  a soddisfare soltanto le proprie voglie di divertimenti, come avviene per ogni altro appuntamento festivo, con la conseguenza della  trasformazione del 25 dicembre a semplice ricorrenza convenzionale e civile.
L'auspicio che sento di formulare in questo momento é quello di un totale ripristino  del ruolo che il Natale ha avuto nella nostra fanciullezza, quando si sostava con commozione davanti al Presepe, simbolo in ogni famiglia di glorificazione e di adorazione per la nascita del Redentore.
Se si prescinde da un tale atteggiamento dello spirito, la ricorrenza del Natale finisce per somigliare  molto al Ferragosto o a qualsiasi altra occasione di ferie e di festeggiamenti al livello di celebrazioni esclusivamente sociali.
Piazza S. Pietro in Roma si presenta sempre gremitissima di gente di ogni parte della terra per ascoltare la parola del Papa.
Anche quest'anno il fenomeno si é ripetuto sotto lo sguardo di Papa Ratzinger, che suscita una particolare simpatia per le sue elevatissime doti di cultura e di spiritualità. Col gesto delle braccia allargate in segno di saluto e con la benedizione "Urbi et Orbi" da Lui impartita si realizza il più intenso contatto tra il successore  sulla cattedra di Pietro e le moltitudini di credenti sparse in ogni angolo della terra.
Sia questo un segno di ritorno al conforto della fede!

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