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Microscopico paese quello di Rio Bo, come lo definisce
Aldo Palazzeschi, nome inventato dalla sua estrosa fantasia poetica.
Ed io,
che devo dire del mio, ugualmente piccolo paese, lucano però, che se ne sta sopra un
costone di monte e si distende in parte per far la guardia ai suoi abitanti,
sempre più pochi perché se ne vanno via per tante diverse ragioni,
compresa la truculenta morte, la quale ad un certo momento é un richiamo
irresistibile che non si può più oltre rinviare?
Non vorrebbero infatti, essi,
abbandonare le sue case, i suoi rioni, le sue mura, i suoi larghi, le sue
piazze e piazzette, a cominciar da quella "romana" e delle altre,
come quella più piccola di vico Caprera, che pur tanto dicono agli
abitanti, alla gente che li ama e li coltiva con amore, perché qualcosa
dicono ancora per la loro grama esistenza.
Molti se ne andranno, perché il loro tempo, quello assegnato dalla sorte,
è già trascorso; altri ancora verranno, figli, nipoti e pronipoti che non
potranno non venire a continuare il corso della nuova esistenza per i loro
genitori, parenti e per i futuri figli, così che la vita in quel luogo non
morirà mai, là dove altri vissero, amarono, furono felici, sia pure a
tratti.
Di te, mio bel paese lucano, abbastanza simile a Rio Bo, quello del poeta
toscano, che te ne stai straito sopra una falda di monte come un
mastodontico incrociatore di battaglia di altri tempi, a far da sempre
vigile sentinella a pochi ed incalliti abitanti, non minacciati da nessuno
ma soltanto da tempo, inesorabile e impietoso, che consuma i viventi di oggi come lo è stato per
altri in passato. |
La vita e gli altri figli, quelli che verranno, continueranno ad amarti e
continueranno a difenderti, ad ammirare muri, i tronconi del tuo castello,
che però resistono ancora per raccogliere sempre stimoli di nuova vita.
Dopo tutto, tu te ne stai tranquillo e sovrano, sopra una roccia
fatta di quarzo ed arena, o meglio di tanti strati di roccia
quarzoarenitica, che non si sfalda mai se non in piccola parte e col
passar degli anni e dei decenni.
Nitrito dall'amore di altri figli, vivrai
ancora di una lunga e tranquilla esistenza, anche se sempre esposta al soffio di noiosi
venti, del levante, dell'impetuoso ponente, dello scirocco che fa la sua
parte non secondaria.
Sono, del resto, queste le tue medaglie che ti decoreranno sempre il
petto, per renderti sempre più bello, onorato ed amato, come ti spetta di
diritto (quello dell'amore).
Tu hai dato a me e a tanti altri, in un lontano tempo, vita e corse
sfrenate lungo i vicoli e vicoletti, e per questo ti ho sempre amato con
l'amore di un figlio.
Questo è vero, ti ho anche in parte tradito, andando a vivere lontano.
Sarà pur vero ciò, ma quante volte io, e non soltanto, io, ti abbiamo
rivisitato, sempre abbeverandoci alla tue limpide sorgenti di amore e di
vita.
Mi porto in seno solo la colpa di averti abbandonato, per un amaro
destino! Così purtroppo è la vita, che ripaga con altro sentimento
non fatto però di bene e di generoso atto di amore.
Vicenza, gennaio 2006
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