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Tra
ctonico e uranico come s'incastona l'Arte in una città come Matera
dalle forti connotazioni architettoniche. Aula Magna gremita la
mattina del 24 gennaio 2006 alla Facoltà di Architettura de' La
Sapienza Valle Giulia per l'incontro con Antonella Pagano, sociologo,
poeta, performer che - in parola
poetica- ha trattato il
tema della sua città, Matera, utilizzando il modello di pedagogia
dell'arte che passa per la creatività
e conduce alla Bellezza quale valore – modello che va mettendo a
punto negli ultimi anni di studio e sperimentazione sul territorio
nazionale.
"Che la bella parola possa e sappia farsi bell'azione",
l'equazione coniata dalla Pagano, questa volta è stata sperimentata con
gli studenti di architettura, ospite della Prof. Luciana Finelli e del
Prof. Cesare De Sessa della Cattedra di "Storia dell'Arte e
dell'Architettura Contemporanea Unione Europea" e del Maestro Viviana
Ravaioli, Cultore della Materia presso
la stessa Facoltà, nonchè scultrice peculiarmente impegnata a
sperimentare il rapporto tra scultura e architettura, rapporto dal quale
discendono archi-sculture di straordinario interesse artistico e
architettonico.
Questa volta la parola della Pagano si è soffermata su quello spazio
compreso tra lo ctonico e l'uranico all'interno del quale prendono
consistenza i 30.000 ettari di città antica, i Sassi di Matera e i 5.000
ettari di Altopiano murgico, ove si sono succeduti: i villaggi trogloditi
del neolitico, il variegato habitat della civiltà rupestre, le tante
presenze diverse e affascinanti di matrice orientale tra l'ottavo e il
decimo secolo, la fioritura dell'accattivante cittadella fortificata di
matrice occidentale normanno/sveva dell'undicesimo e tredicesimo secolo,
l'espansione rinascimentale del quindicesimo e sedicesimo secolo,
l'avvento delle folgoranti e imprevedibili sistemazioni urbane barocche
del diciassettesimo e diciottesimo secolo. La parola poetica di Antonella
Pagano è passata per l'unicum
urbanistico/naturalistico cui è stato conferito il Premio Europeo di
Pianificazione Urbana e Regionale per il progetto di riuso dei Sassi, è
passata per la sua fauna, la sua vegetazione, le
acque, i boschi cedui e gli |
jazzi, le cattedrali e le masserie fortificate, è passata per la fioritura
della costellazione di chiese che dal 1200 e fino a tutto il
1600, è stato veramente molto significativo tanto in termini numerici
quanto in termini di significato storico-architettonico; è passato
sorprendentemente per le virtuose mani di due artisti materani: gli
acquerelli e le chine di Donato Rizzi che ricamano e intagliano spazi e
materia, i modelli di ceramiche che ri-disegnano le nobilissime cugine
magno-greche; è passata per le mani della deliziosa scultrice materana Tina
Latorre, che essa stessa ha cineripreso su un pianoro della Murgia Timone
mentr'era intenta a scolpire una splendida "germinazione" in tufo;
dalle scaglie e dalla polvere di tufo dello scalpello della Latorre,
dispersi al vento d'un gelido pomeriggio di gennaio, e dai colori e dai
tratti delle eloquenti sculto-pitture del Rizzi, la Pagano ritiene vengano
lanciate le spore e le gemme per discutere di quant'arte è passata per il
Loco Ardito, come ama definire l'unicum materano la poetessa, e di
quant'arte ancora le mani degli artisti di quel magico luogo sapranno
ancora donare all'umanità che guarda sbigottita a quel contesto
antropo-architettonico che mai smetterà di meravigliare l'intero pianeta.
Con i suoi "campanelli", dunque, la poetessa, grazie all'apertura
di due illuminati accademici che han dato piena cittadinanza alla sociologia
e alla poesia, e grazie ad una cultrice della materia le cui sperimentazione
hanno di vera genialità, ha raccontato, agli studenti di architettura de'
La Sapienza, la storia dell'Uomo che vive tra 2 cavee di depressione
terrestre e i pianori che s'ergono ad incontrare la luce vivida e del
gesto amabile dell'uomo artista che ha segnato e segna la storia sino ad
oggi e ancora oltre, che prende le mosse da quella che il Brandi definì "umile
ma autenticissima architettura" e viaggia per l'universo a
raccontare dell'abilità della gente del Loco
Ardito a porre in essere progettuali gesti d'amore, architetture
avvolgenti come abbracci e Antonella Pagano, ideatrice de' "L'Abbraccio
della poesia" –opera d'arte inedita e modello di pedagogia- sa
interpretare ed estendere e dar corpo intenso alla metafora
dell'abbraccio. |